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9

 

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Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

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ARIETE
CHARLES BAUDELAIRE il poeta maledetto

Roberta Gallina 

Charles Baudelaire nacque a Parigi nel Quartiere Latino il 9 aprile 1821. Il padre, già anziano e vedovo con un figlio, s'era sposato nuovamente con Carolina Dufays, di trentaquattro anni più giovane di lui. Il piccolo Charles non aveva ancora compiuto sei anni quando il padre morì e la madre, dopo una brevissima vedovanza, si rimaritò con il comandante J. Aupick, un ufficiale di carriera di principi rigidissimi.
Questa famiglia così mista, composta d'orfani e vedovi sarà sempre l'ossessione del poeta, che la viveva con insofferenza e nostalgia, che la sentiva motivo di rivolta ma gli ispirava il rispetto che ispirano le cose sacre; tutto questo groviglio di sentimenti contrastanti iniziavano a germogliare nel Baudelaire adolescente che passò di collegio in collegio, prima a Lione, poi a Parigi ove, nel 1939, veniva espulso dal Lycée L. le Grand. Due anni più tardi, per decisione famigliare, il giovane irrequieto fu fatto imbarcare su una nave diretta a Calcutta, poiché il patrigno sperava che il "cambiamento d'aria" lo allontanasse dalle cattive compagnie che il giovane aveva iniziato a frequentare, ma lo scalo all'isola di Bourbon mise fine al viaggio forzato. Ritornò, ormai maggiorenne, a Parigi, raccolse l'eredità paterna e lasciò la casa dominata dall'odiato patrigno. Furono i suoi anni di formazione, in cui strinse amicizia con i più brillanti ingegni dell'epoca, vivendo largamente e con disastrosi effetti sull'economia privata ed iniziando anche l'esperienza di stupefacenti, molto in voga fra il bel mondo, e non solo.
Fin da giovanissimo aveva asserito di non provare alcuna inclinazione per un mestiere in particolare, ma proprio in questo periodo imboccò, con esiti sorprendenti, la strada intrapresa dai maestri del romanticismo, gli scrittori che sentiva "più suoi": Gautier, Balzac, Nerval. Nel 1845 esordì come poeta, pubblicando la poesia "À une dame créole", seguita l'anno seguente da "Don Juan aux enfers", lirica che i critici definirono "pregevole come un'acquaforte"; nel frattempo si cimentava come critico d'arte con "Il Salon de 1845". Sempre in questi anni si legò con la bellissima mulatta Jeanne Duval, figurante in un teatro, che rimarrà la sua costante passione e l'unico punto fisso della sua esistenza. Dopo essersi abbandonato, sempre in compagnia della Duval, disordinata e alcolizzata in età ancora giovane, ad eccessi di ogni genere, Charles fu fatto interdire dalla madre, preoccupata per il suo stato di salute, e fu nominato, come curatore del patrimonio, il notaio Ancelle, che, da quel momento in poi, verserà al giovane una modestissima rendita mensile. Soffrendo moltissimo per il distacco materno e per la sussistenza quotidiana, visto che il lavoro letterario non rendeva quanto sperato, pochi mesi dopo Baudelaire tentò il suicidio. I successi letterari lo aiutarono a riprendere gusto alla vita, anche se travagliato dal male (la sifilide, che lo condurrà ad una morte precoce). Oltre alle poesie ed agli articoli, scrisse due novelle "Le jeune Enchanteur" e "La Fanfarlo" in cui mise in scena se stesso. La sua evoluzione di poeta continuò con la stesura del suo capolavoro, una raccolta di liriche composte tra gli anni 1842 e 1844, che doveva chiamarsi in un primo momento "Les Limbes" poi "Les Lesbiennes" con evidente gusto per lo scandalo, fu il suggerimento di un amico a proporre il titolo definitivo, molto più romantico ed inquietante "Les Fleurs du Mal". Il 1847 segnò l'importante incontro con l'opera dell'americano Edgar Allan Poe, in cui riscontrò uno spirito inquieto affine al suo; ne tradusse gran parte delle opere, pubblicandole in tre volumi nel 1858. Pubblicò anche "I fiori del Male", ottenendo un discreto successo di critica, sollevando un polverone di scandalo ed ottenendo dal tribunale di Parigi, una condanna per offesa al buon costume, che l'obbligò ad eliminare alcune liriche perché "troppo licenziose e pervase da una cupa e bruciante sensualità".
Nel 1860 Baudelaire ripubblicò una nuova versione aumentata dei Fiori del Male ed, insieme, un libro in prosa "Les paradis artificiels", che conteneva una versione delle "Memorie di un consumatore d'oppio" dell'inglese De Quincey ed un complesso di studi sugli effetti delle droghe sulla psiche umana, specialmente per ciò che riguarda l'ispirazione poetica. Nel 1861 il calo delle condizioni di salute, già precarie dalla morte di Jeanne, divenne preoccupante, ma fino al 1863 si dedicò alla stesura di altre opere: Petits Poèmes en prose, Richard Wagner et Tannhaüser e Le Peintre de la vie moderne.
Nell'aprile del 1864 si trasferisce a Bruxelles per tenere un ciclo di conferenze e per trovare un editore disponibile a pubblicare le sue opere complete: l'esperienza non fu una delle più felici, il Belgio lo deluse moltissimo, addirittura lo paragonò ad una "brutta copia della Francia". Ma la malattia lo colpì all'improvviso: il 15 febbraio 1865 un grave malore lo costringe ad una temporanea inattività. Un anno dopo, a Namur, mentre in compagnia dell'amico Félicien Rops stava visitando la chiesa dei Gesuiti, fu colpito da paralisi e conseguente totale afasia. La madre ed il notaio Ancelle lo riportarono immediatamente a Parigi e lo affidarono alle cure del dottor Duval; rimase muto, paralizzato ma perfettamente lucido fino alla morte avvenuta il 31 agosto 1867. Fu sepolto nel cimitero di Montparnasse, nella tomba di famiglia, a fianco dell'odiato patrigno.