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Anno 9
Numero 9
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
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della Cultura
del segno dell'
ARIETE
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Vincent
VAN GOGH geniale incontentabile
Antonia
Bonomi
Vincent
Van Gogh nasce a Groot Zundert, nel Brabante olandese, figlio di un pastore
protestante. A sedici anni si avvicina all'arte lavorando all'Aia, come
impiegato, per la bottega d'arte della galleria Goupil
,
spostandosi negli anni successivi prima a Londra e poi a Parigi nelle filiali
della stessa ditta. È in questo periodo che in Vincent, che non pensa ancora
alla pittura, nasce l'amore per Jean-Francois Millet. La prova è nelle lettere
che invia al fratello Théo, e dal fatto che nella sua camera tenga appese
alcune incisioni di questo artista. Chi è Millet? Un pittore e incisore di
quadri a soggetto mitologico che attorno alla metà dell'ottocento si volge a
soggetti della natura e della vita reale, prendendo a modello la povera gente,
soprattutto i contadini, con chiaro intento umanitario. Uno dei crucci di Van
Gogh è quello di mancare per un soffio, nel 1875, l'asta dei quadri di Millet
che segue la sua morte. La successiva
asta di una collezione privata, avvenuta nel corso dello stesso anno, gli
consente di vedere un buon numero di pastelli e di disegni di quello che
considera il suo "maestro" elettivo.
Nel 1876 una crisi religiosa spinge Vincent a farsi predicatore laico e a
studiare teologia ad Amstedam, iniziando la sua missione nel 1878 tra i minatori
del Borinage. Il fallimento di questa esperienza lo porta a diventare pittore.
Nel 1881, all'Aia, inizia a studiare seriamente pittura presso Anton Mauve, ma
scrive al fratello che il suo primo impegno sarà copiare Millet ed è
l'immagine del seminatore quella che lo ossessiona. Torna in famiglia, intanto i
suoi si sono trasferiti a Nuenen, e trascorre il suo tempo in un intenso lavoro
preparatorio. I suoi soggetti sono prevalentemente ispirati dalla vita
contadina, e culminano con la sua prima opera  importante,
I mangiatori di patate, i cui toni cupi e le figure espressive ricordano da
vicino la tradizione della pittura olandese. Nel febbraio del 1886 si reca a
Parigi presso il fratello Théo, vede l'ottava mostra degli impressionisti e ne
resta colpito. Si ferma due anni nella capitale, assorbe la lezione
dell'impressionismo schiarendo i suoi colori, come testimoniano i passaggi dei
vari autoritratti. Nel 1888 è ad Arles, in Provenza, dipinge molte opere,
paesaggi e autoritratti di cui fa parecchie versioni, e man mano produce,
dimostra di avere superato l'impressionismo per una concezione nuova, simbolica
del colore. Ad Arles è raggiunto dall'amico, si fa per dire, Gauguin. La
convivenza tra i due, durata tre mesi, inizia in modo esaltante e finisce più
miseramente: in una crisi di follia Van Gogh assale l'amico con un coltello, poi
si taglia il lobo di un orecchio. Va detto che Gauguin aveva un carattere
impossibile, che stava con Van Gogh solo perché pregato
da Théo, il fratello gallerista di Vincent che poteva sempre tornagli
utile, e che non perdeva occasione per esasperare il povero Vincent
"rifacendo" i suoi quadri, come i famosi Girasoli mettendo una
poltrano al posto del tavolo che ne fa da supporto, e Café ad Arles. Internato
nel manicomio di Saint-Rémy, si fa spedire dal buon fratello Théo riproduzioni
fotografiche e a stampa delle opere di Millet che copia, e continua a dipingere
esprimendosi con visioni allucinate e fantastiche della natura, con forme
contorte e drammatiche. Dimesso dal manicomio si trasferisce ad Auvers-sur-Oise,
in nove settimane realizza circa settante tele e una trentina di disegni, nella
sua corrispondenza non si trova traccia dell'idea del suicidio ma solo della
grande forza creatrice, invece il 27 luglio del 1890 si spara un colpo di
rivoltella al cuore. La vita
sentimentale di Vincent è stata un disastro, da una prima delusone subita a
Londra passa alla convivenza durata due anni con una prostituta all'Aia, ha una
nuova delusione amorosa con una cugina, e
un'altra quando i genitori di Margot Begeman, la donna di cui è innamorato, si
oppongono al loro amore e lei tenta il suicidio.
Vincent Van Gogh era praticamente sconosciuto in vita, l'unico articolo su di
lui porta la firma di Albert Aurier ed è uscito sul Mercure de France
all'inizio dell'anno della sua morte, ha goduto di una fama sempre crescente a
cominciare dalla retrospettiva del 1891 al Salon des Indépendents.
Com'era Vincent Van Gogh Dietro Lo Specchio Dell'Astrologia?
Da mettersi le mani nei capelli. Era un eterno ragazzino capriccioso e viziato,
caparbio e intollerante, facile a fanatizzarsi per fatti e persone, incline alla
depressione. Di certo l'ambiente familiare non va dimenticato, ma si può dire
che ha trovato terreno fertile nella sua personalità. Non è riportato in tutte
le biografie, ma Vincent era un "figlio in sostituzione", che
aveva preso il posto e anche il nome di un fratello morto un anno prima della
sua nascita; il fratello Théo, quello che gli è stato più vicino, morirà
psicotico nel centro psichiatrico di Utrecht, la sorella Wilhelmina ha passato
numerosi anni in manicomio per turbe mentale, anche il fratello minore finirà
per suicidarsi. Dal suo quadro Vincent emerge curioso,
inquieto, sprovveduto, pedante, disordinato nei pensieri e nei sentimenti, con
il complesso del male amato, apprensivo, entusiasta e improvvisamente depresso,
era quello che si dice un deragliato cronico, preda di timori inconsulti,
allucinazioni che considerava premonizioni, superstizioso, suscettibile e
aggressivo, invidioso. Marte e Venere congiunti nei Pesci in perfetta quadratura
a Giove nel Sagittario, indicano chiaramente le inclinazioni mistico religiose,
e il fanatismo, il suo spostarsi inquieto da un interesse all'altro, il
vagabondare senza meta alla ricerca di qualcosa che non sapeva neppure lui cosa
fosse, l'inclinazione ai vizi, nel suo caso alcolismo da assenzio. Era sconclusionato e oppressivo, narcisista, se prendeva in simpatia
qualcuno diventava insopportabilmente appiccicoso e tendeva agli amori, anche
platonici e non necessariamente eterosessuali,
immaginari. Nel campo sentimentale il suo quadro fa tenerezza: era
destinato agli amori infelici, non solo per "sfortuna" natale (perché
per altri versi si può dire che sia nato fortunato anche se non ha saputo e
potuto sfruttare il beneficio), ma anche in virtù del suo modo oppressivo,
ossessivo e aggressivo di agire. Era un pessimista inguaribile, era un caso
clinico, patologico, anche nella situazione più favorevole avrebbe trovato modo
di lamentarsi, forzava le situazioni per crogiolarsi nel dolore, aveva paura
della sua ombra, era un debole ma era pur sempre un Ariete e in qualche modo
doveva esprimere quello che aveva dentro. Saturno nel Toro, segno degli artisti,
in ottimo aspetto con Nettuno nei Pesci, segno dell'intuito e pianeta delle
metamorfosi, lo hanno portato a dare il meglio di sé nella pittura, ad
esprimere la sua vena geniale in qualcosa di concreto, con il piglio battagliero
e i colori solari del segno d'appartenenza. Quel blu troppo blu dei suoi cieli?
Indica chiaramente la mancanza di fiducia in se stesso, la tendenza ad isolarsi
e l'instabilità emotiva, oltre alla prepotente e infantile presunzione di
sapere tutto. Un bel guaio, povero il mio Van Gogh che tanto amo! Sempre i
pianeti nel Toro indicano che era sinceramente attratto da tutto ciò che
rappresentava la natura, le cose semplici e non solo frutto della sua ossessione
emulativa per Millet.
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