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Anno 10
Numero 7
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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...per parlare con
Antonia Bonomi
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Personaggi
della Cultura
del segno dell'
ARIETE
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FERNANDO BOTERO il volume del carattere
Antonia Bonomi
Nel mio archivio avevo diverse
date di nascita, come giorni non anni, che me lo davano appartenente a segni
diversi, per questo non ho mai inserito Fernando Botero tra i personaggi, anche
se m’incuriosiva come artista. Figuriamoci se ho resistito alla
deformazione astrologica, assistendo come giornalista alla conferenza stampa per
la presentazione a Palazzo Venezia della grande mostra a lui dedicata, di
avvicinarlo mentre ci spostavamo nelle sale, e chiedergli se la data riportata
nella biografia della cartella stampa, 19 aprile, fosse quella giusta. “Sì,
sono nato il 19 aprile, sono Ariete”, ha affermato con gentile fierezza e io
mica avevo scritto in fronte che ero Antonia Bonomi anche esperta in astrologia!
Eccolo qui, davanti a me il quadro di Fernando Botero Angulo, nato a Medellin,
centro industriale e commerciale della provincia di Antioquia, nelle
Ande colombiane, prima di essere la capitale mondiale della guerriglia legata al
narcotraffico. Il padre e la madre sono originari di un piccolo paese andino,
Fernando è il secondo di tre fratelli, il padre, venditore ambulante, muore
quando ha quattro anni.
Frequenta
le scuole primarie e ottiene una borsa di studio che gli permette di frequentare
le secondarie a Medellin, a dodici anni uno zio appassionato di corride lo
iscrive ad una scuola di tauromachia che frequenta per un paio di anni. E
l’arena è il soggetto dei primi disegni del piccolo Fernando,
irresistibilmente attratto dall’arte anche se la madre Flora tenta di
dissuaderlo per evitargli un futuro di fame.
Ha sedici anni, è ancora studente, quando inizia a disegnare illustrazioni per
il supplemento domenicale di El Colombiano, il principale giornale della città
natale. Fernando è affascinato dall’arte precolombiana, dal “barocco
coloniale”, la sua formazione artistica inizia sotto l’influenza della
scuola di pittura murale messicana. Dal 1948 incominciano ad arrivare anche a
Medellin informazioni sull’arte moderna contemporanea, durante la guerra
civile la giovane generazione intellettuale colombiana scopre gli scrittori
moderni e Botero incontra Picasso in una storia dell’arte moderna curata dal
critico argentino Payro.
I disegni di nudo eseguiti da Botero per il giornale gli valgono una nota di
biasimo dal direttore della scuola, poco dopo sarà espulso per aver scritto un
articolo intitolato “Picasso e il non-conformismo in arte”.
Ammesso al liceo di San José, si mantiene sempre realizzando illustrazioni per
i giornali, completa l'educazione secondaria, lavora per due mesi come
scenografo in una compagnia spagnola in tournée in Colombia, poi segue la
famiglia a Bogotà dove entra a far parte del circolo d’avanguardia. Cinque
mesi dopo tiene la sua prima personale, vende alcune opere, trascorre nove mesi
a Tolù e nelle isole del Golfo, pagando pranzo e cena in natura. Nel ristorante
Isolina a Tolù è ancora visibile una sua pittura murale.
Nel 1952 il suo dipinto Sulla costa gli vale il secondo premio del IX Salone
degli Artisti colombiani e con quei settemila dollari più qualche risparmio
personale, ottomila dollari in tutto dice lui, eccolo imbarcato sul piroscafo
Guscio di mare che lo porta a Barcellona, in compagnia di altri artisti e di
poveri contadini disperati in fuga dalla miseria. Da Barcellona a Madrid, poi
Parigi e alla fine dell’estate del 1953 è a Firenze dove inizia a lavorare
alla maniera degli artisti del Rinascimento. Nei diciotto mesi che seguono
studia tecnica dell’affresco e di sera la pittura ad olio nello studio che fu
di Giovani Fattori, intanto viaggia in moto attraverso l’Italia.
Nel 1955 torna a Bogotà ed espone alla Biblioteca Nazionale venti dipinti,
risultato del suo soggiorno a Firenze. La mostra è un fiasco e la critica…
molto critica.
Botero lavora occasionalmente illustrando riviste, a dicembre sposa Gloria Zea e
all’inizio dell’anno seguente la coppia si trasferisce a Mexico City. Mentre
lavoro alla natura morta con mandolino, è lui a raccontarlo personalmente
durante la presentazione della mostra a Palazzo Venezia nel 2005, mentre sta
iniziando a dipingere il buco dello strumento musicale si accorge che mentre è
piccolo il volume della forma attorno si dilata, acquista importanza, imponenza
e nasce il suo stile. Aggiunge anche che l’idea delle forme ampie era dentro
di lui dai tempi in cui, bambino, passava ore al mercato ad osservare i manghi,
le banane, le arance grandi come angurie e le donnone che li portavano dalle
compagne, ma che forse donnone non erano ma apparivano così a lui, piccolo e
mingherlino.
Nel 1957 espone per la prima volta negli Stati Uniti e conosce Tania Gres, che
più tardi aprirà una galleria a Washington e diventerà il suo aiuto morale e
materiale. Intanto nascono tre figli, due maschi e una femmina, è nominato
professore di pittura all’Accademia d’Arte di Bogotà, posto che conserva
per due anni, e la sua fama cresce. Certo, non mancano le ostilità, ma nel 1958
espone a Washington nella galleria di Tania Gres, quasi tutti i dipinti sono
venduti durante l’inaugurazione, partecipa all’esposizione del premio
internazionale Guggenheim Museum di New York, espone al XII Salone colombiano,
lavora ad un affresco commissionato dal Banco Central della sua città natale,
è selezionato per rappresentare la Colombia alla Seconda Biennale Messicana,
scoppiano disordini, torna ad esporre a Washington, non è un successo, chiude
la galleria della Gres e si rompe il suo matrimonio. Nel 1962 una sua mostra
newyorkese viene stroncata dai critici, nel 1964 sposa Cecilia Zambrano, vince
un premio, si fa costruire una casa a Long Island e prende in affitto un nuovo
atelier. Il suo stile è più maturo, i colori sono meno cupi, lavora, espone in
Germania, viaggia per l’Europa, studia, si divide tra l’America e
l’Europa, ha un quarto figlio i cui primi anni saranno immortalati nei dipinti
paterni, passa a Bogotà solo una parte dell’anno.
Nel 1973 inizia a scolpire, iniziano anche le mostre retrospettive, divorzia una
seconda volta, riceve riconoscimenti, si sposa una terza volta, scrive novelle
che illustra personalmente, espone in Giappone, i Musei acquistano le sue opere,
apre un atelier a Pietrasanta, le mostre si susseguono, diventano itineranti,
Botero è Botero con buona pace dei critici degli inizi. Già, ma anche i
professori del Conservatorio dissero a Verdi che non era portato per la musica!
Dalla seconda metà degli anni novanta, quando è sfuggito per miracolo ad un
tentativo di sequestro, non torna più in Colombia anche se ha assicurato, e
come non credergli, che la sua patria non gli uscirà mai dal cuore.
Com’è Fernando Botero Dietro Lo Specchio Dell’Astrologia?
È… tanto! Ariete, nel segno ha ben tre pianeti oltre il Sole, e sono gli
indici del dinamismo psicofisico, della creatività, dell’impetuosità, del
movimento. La prima indicazione dell’innegabile inclinazione artistica viene
dal bellissimo trigono del Sole con Nettuno. È un aspetto che interessa due
segni, Ariete e Vergine, la forza brada del primo si avvale della meticolosità,
della precisione del secondo. La Luna nella Bilancia crea un eccellente aspetto
con Saturno nell’Aquario: allarga gli orizzonti, inserisce maggiore
malleabilità, accentua l’originalità, il gusto per l’assurdo perseguito e
dimostrato razionalmente, parla di una maturità psicologicamente ricca, e non
la esclude finanziariamente!. I due pianeti sono un elemento di distacco, di
freddezza in un certo senso, in una personalità passionale, anche esplosiva,
che però non viene mortificata bensì resa più costruttiva.
La Luna crea anche aspetti negativi con Marte e Mercurio ma, e qui sta il bello,
sia l’astro notturno sia i due pianeti creano trigoni e sestili con Venere e
Giove, l’arte, il fascino, la fortuna. E Botero è stato fortunato ad avere
ricevuto in dotazione un carattere che non molla, una bella ambizione, la
capacità di non lasciarsi smontare dalle critiche grazie alla naturale fiducia
nelle proprie possibilità, anche quando ha masticato amaro. È una bella
personalità complessa, viva, generosa, ironica, con un bel senso della
giustizia, della dignità personale a altrui, in grado di esprimere il meglio di
sé e di sfruttare quanto offre il destino che, non è per togliergli meriti ma
glia spetti ci sono, è stato generoso.
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