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Anno 9
Numero 9
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Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
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CHARLES CHAPLIN
Ovvero Charlot, lo straccione inguaribilmente romantico
Roberta Gallina
Nato in un povero quartiere di Londra il 16 aprile 1889, Charles
Spencer Chaplin era un figlio d'arte: il padre un attore sempre ubriaco ed in bolletta, la
madre una "geniale, piccola soubrette". Eppure i primi ricordi del piccolo
Charles sono sereni, nonostante lo squallore dell'unica stanza in cui vivevano lui, la
mamma ed il fratello maggiore Sydney: il calore del fuoco acceso nel caminetto, il profumo
del tè bollente, la lettura del suo giornaletto settimanale. I genitori divorziarono nel
1888, lui era ormai alcolizzato (morirà all'età di trentasette anni), lei fragile di
salute, predisposta, per tante ragioni, non ultima la denutrizione, alla debolezza di
nervi ed alla follia. Fu proprio a causa della salute materna malferma che il piccolo
Charles salì sul palcoscenico a soli cinque anni: nel malfamato teatro di Aldershot:
mentre si esibiva, la voce della signora Chaplin si affievolì tanto da ridursi ad un
sussurro, fu costretta, sotto i fischi e le risate denigratorie di un pubblico composto da
militari, a ritirarsi dietro le quinte. Il direttore del teatro ebbe la geniale idea di
mandare in scena il piccolo Charles, che aveva visto recitare fra amici: il fascino del
piccolo monello che cantava una canzoncina popolare intitolata "Jack Jones"
riuscì ad intenerire quel rozzo pubblico ed una pioggia di monetine investì il
palcoscenico. Da quella sera la madre perse definitivamente la voce e le loro condizioni
economiche andarono peggiorando sempre più, fino a quando la donna fu ricoverata in
ospedale per un accesso di follia ed i due ragazzi vennero accolti in un ospizio. Gli anni
della scuola furono determinanti per la cultura e per la vocazione alla recitazione di Charles: studiò, ma si impegnò con molto più zelo
nelle recite scolastiche, ove, ben presto si distinse. Questi piccoli trionfi lo portarono
ad interrompere gli studi e ad aggregarsi ad una compagnia di ballerini che si esibivano
calzati di zoccoli, gli "Otto monelli del Lancashire". Ben presto però dovette
abbandonare quella compagnia perché affetto da numerosi attacchi d'asma. Quelli che
seguirono furono anni di dura povertà, durante i quali Charlie si adattò a fare di
tutto: il tipografo, lo strillone, l'usciere, il fabbricante di giocattoli, il soffiatore
di vetro, ma non perse mai di vista il suo unico sogno: diventare un attore. Finalmente la
sfortuna sembrò abbandonarlo, perché trovò una scrittura nell'agenzia teatrale
Blackmore: doveva interpretare la parte di Billie, il paggetto di Sherlock Holmes. A
quindici anni entrò a far parte della formazione dei "London Comedians" di Fred
Karno, con la quale partì per l'America nel 1910. Mentre la troupe soggiornava per una
serie di spettacoli a S. Francisco, una zingara fece al giovane comico una
profezia:"
qui tu sei straniero, ma avrai un grandissimo successo, una carriera
straordinaria, tantissimi soldi e tre matrimoni, i primi due non riusciti, ma il terzo
durerà felicemente fino alla fine dei tuoi giorni. Morirai di polmonite ad ottantadue
anni
" La profezia della zingara sembrò avverarsi quando, nel 1913, Charlie fu
notato dal produttore Mack Sennett, che, nel dicembre dello stesso anno, gli offrì 150 dollari
settimanali per comparire in brevi comiche prodotte dalla casa cinematografica
Keystone.
Nel 1914 Charlie interpretò ben trentacinque comiche, la prima
era intitolata "Per guadagnarsi da vivere" (Making a living), nella successiva
compare, per la prima volta, il personaggio di Charlot " Charlot si distingue"
(Kid auto races at Venice). A questi primi due successi seguirono: "La strana
situazione di Mabel", con la partecipazione dell'allora famosa attrice Mabel Normand
e "Charlot e l'ombrello". Solo un anno dopo si cimentò anche come regista: la
sua prima opera, in tal senso, è "Charlot garzone di caffè", girata
nell'aprile del 1914. Seguirono poi una ventina di comiche, realizzate da lui
personalmente, con spese minime di tempo e di denaro. Dopo l'incoraggiante successo
ottenuto presso il pubblico, nel giugno dello stesso anno Chaplin si cimentò nel suo
primo lungometraggio: "Il romanzo di Tillie" interpretato da Marie Dressler,
Mack Swain (che anni dopo rivestirà il ruolo di Giacomone ne "La febbre
dell'oro") e Mabel Normand.
Per un mancato accordo finanziario con Mack Sennett, nel 1915
Charlie lasciò la Keystone per passare ad un'altra casa produttrice, la Essanay e poi
alla Lone Star Mutual. Con queste due case cinematografiche (con un contratto di ben
670.000 dollari) Chaplin girò numerose pellicole, tra il 1915 ed il 1917. Ricordiamo i
più famosi: "Charlot inserviente di banca" nel 1915, "Il vagabondo",
"Charlot usuraio", "Charlot caporeparto", "Charlot conte"
nel 1916, "La strada della paura", "L'emigrante", "L'evaso",
"La cura miracolosa" nel 1917.
L'anno seguente, il 1918, segnò il periodo d'oro della sua
carriera, girò ben otto film con un'altra casa produttrice, la First National che gli
offrì l'astronomico compenso di 1.250.000 dollari. Il primo nuovo film fu "Vita da
cani", una storia a sfondo satirico in cui veniva paragonata la vita di un cane a
quella di un vagabondo, leitmotiv sulla quale vennero innestate una quantità di trovate
comiche. Nel 1919 girò "Charlot soldato" e "Un idillio nei campi",
"Il monello" nel 1921 (epoca in cui il comico divorziò dalla prima moglie,
Mildred Harris"); "Giorno di paga" 1922, "Il pellegrino" 1923.
Due anni più tardi girò il fortunatissimo film "La febbre
dell'oro" una delle sue opere più tipiche e più significative, che segnò il
passaggio dalle rapide e brevi comiche a quelle con intrecci più elaborati. Charlot, con
la sua tipica divisa di stracci, scarpacce, bombetta e bastoncino è partito per l'Alaska
in cerca dell'oro e di guai con la compagnia di Giacomone; rimane famosa la sequenza in
cui Charlot improvvisa, con due forchette infilate in due panini, una stupefacente danza,
che la straordinaria mimica dell'artista rende indimenticabile.
L'avvento del "sonoro" segnò una pausa lavorativa, Chaplin
temeva, non a torto, che la nuova tecnica potesse togliere valore alla mimica, quindi
continuò a girare in "muto" "Luci della città" con Virginia Cherril
nella parte della fioraia cieca. L'opera verrà sonorizzata nel 1931 solo con una colonna
musicale realizzata da Chaplin stesso.
Ancora in "muto" venne girato, nel 1936, "Tempi
moderni" con Paulette Goddard, la trama vede Charlot operaio prima in una grande
fabbrica, poi disoccupato: è una feroce satira della lavorazione a catena. Impossibili da
dimenticare sono le sequenze in cui Charlot è alle prese con la colazione automatica,
oppure quelle in cui, preso da tic, avvita tutto quello che vede, dai bulloni al naso dei
compagni ai bottoni degli abiti delle signore.
Dopo molte incertezze e ripensamenti, nel 1939, iniziarono le
riprese de "Il grande dittatore", marcatissima parodia di Hitler, la
protagonista femminile del film è ancora Paulette Goddard (che aveva sposato nel 1933 e
dalla quale divorziò nel 1941).
Nel 1946, quattro anni dopo il suo terzo matrimonio, stavolta
con una donna più giovane di lui di circa quarant'anni, Oona O'Neill (ultimo matrimonio,
che durò fino alla fine della vita dell'attore), Chaplin abbandonò definitivamente il
personaggio di Charlot per interpretare "Monsieur Verdoux", facendo rivivere in
questo personaggio il mostro parigino Landru. Il film però fu molto discusso, tali furono
le polemiche e le accuse, anche di colore politico, che l'attore fu costretto ad
abbandonare l'America e a stabilirsi in Europa, prima in Inghilterra e poi in Svizzera.
"Luci della ribalta" fu il suo successo del 1952, a
cui seguì, nel 1957, "Un re a New York", il cui contenuto, fortemente
antiamericano, fu troppo amaro per essere efficace.
Nel 1966 realizzò la sua ultima opera
"La contessa di Hong Kong", dopo otto anni di ritiro nella sua residenza a
Vevey, in Svizzera.
Da questo periodo in poi Charlie Chaplin si ritirò dal mondo
del cinema, per condurre una vita tranquilla nella casa svizzera, il "Manoir de
Ban", ebbe dalla moglie ben otto figli: Geraldine (una degli indimenticabili
protagonisti de "Il dottor Zivago", nel ruolo di Tonia), Michael, Josie,
Victoria, Eugene, Jane, Annette e Christopher.
Questo grande artista della risata morì il 24 dicembre 1980,
all'età di novantuno anni, in barba alla vecchia e mai dimenticata predizione di una
zingara fatta settant'anni prima.
Il personaggio di Charlot, che riesce a strappare risate anche
dopo più di mezzo secolo, è il clownesco ritratto di un uomo perseguitato dalla
sfortuna, che si chiude e vive nel suo mondo puramente fantastico pur scontrandosi
duramente con la realtà della vita; nelle sue avventure si avverte una poetica malinconia
velata da un'apparente buffoneria, l'equilibrio ottenuto è il frutto della genialità che
fece di Charlie Chaplin il capostipite, mai eguagliato, del filone comico degli anni d'oro
di una Hollywood ormai scomparsa.
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