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Anno 9
Numero 9
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Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
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Personaggi
della Storia
del segno dell'
ARIETE
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"Era biondo, era bello, era beato: sotto l'arco di un tempio era sepolto".
CORRADO II, detto CORRADINO DI SVEVIA, un Ariete all'insegna di un triste destino
Antonia Bonomi
Per quanto a scuola non si studino più a memoria le poesie, o
quanto meno certe poesie, in molte famiglie c'è ancora qualcuno che quando
accidentalmente un qualcosa fa ricordare gli Svevi cita il pezzo frutto di antiche
fatiche: "Era biondo, era bello, era beato: sotto l'arco di un tempio era
sepolto". Magari senza ricordare l'autore Aleardo Aleardi.
La figura di questo orfano sceso dalle natie brume germaniche per
riconquistare le terre del padre, usurpate
dallo zio e promesse da vari papi ai francesi, tradito e decapitato poco
più che diciottenne, ha commosso tante fanciulle ora nonne, facendole piangere
d'amore, un misto di sentimento materno e innamoramento per un eroe, perdente ma sempre
eroe. Perché parlo con tanta sicurezza di questi sentimenti? Perché sono tra queste
signore, in compagnia di parecchie mie coetanee.
Chi era Corrado II, chiamato Corradino dal popolo per distinguerlo dal padre che
portava lo stesso nome?
Apparteneva alla dinastia degli Hohenstaufen definita da papa Innocenzo IV "stirpe di
vipere", era nipote legittimo di quel Federico II di Germania e imperatore del Sacro
Romano Impero, re illuminato e colto secondo alcuni, cinico e spergiuro secondo altri,
essendo figlio del figlio legittimo Corrado IV imperatore del Sacro Romano Impero e
re di Sicilia. Corradino divenne Corrado II e non V non avendo ricevuto la corona di
Germania, che era di suo padre, essendo il paese in preda all'anarchia.
Queste le sue origini, ma astrologicamente?
Wolfstein 25 marzo 1252: Corradino nasce Ariete e in questo segno sono presenti Mercurio,
Venere e Giove strettamente congiunti al Sole, il tutto in quadratura a Marte nel Cancro.
La prima considerazione è che Ariete e Cancro sono tra i segni presenti quando si parla
di inclinazioni militari. Corradino aveva la vocazione del militare. La seconda, visto il
pessimo aspetto tra i pianeti citati, è che avrebbe dovuto vivere sotto una campana
di vetro: il rischio di morte violenta era in perenne agguato. Quanto alla personalità, e
senza dimenticare gli usi e i costumi del tempo, si trattava di un soggetto intelligente,
pervaso del desiderio di salvaguardare la tradizione, impulsivo e aggressivo, ma gli
eccessi erano per lo più mitigati, o frenati, da una grande, autentica bontà,
dal desiderio di fare qualcosa di utile. Era un idealista, Corradino era un giovane
maturo, conscio dei propri doveri, carismatico, vitale e costruttivo, energico e
combattivo, dolce e generoso al momento opportuno.
23 agosto 1268
Corradino perde la battaglia di Tagliacozzo e fugge. Ma cosa era accaduto nel
frattempo? Alla morte del padre, avvenuta chi dice per febbri e chi per veleno ad opera
del fratellastro Manfredi, uno dei tre figli riconosciuti come illegittimi dal prolifico e
poco propenso alla fedeltà Federico II, a soli due anni si trova sotto la tutela del
papa. Lo zio Manfredi sparge ad arte la voce che Corradino è morto e si fa incoronare re
di Napoli e Sicilia, cerca di sganciarsi dalla casata di origine e si comporta da sovrano
italiano, riunisce attorno a sé i ghibellini d'Italia e forse pensa a una sorta di unità
nazionale. Ma i Guelfi perorano l'intervento di Corradino, che ha otto anni, perché
scenda in Italia e tolga la corona all'usurpatore Manfredi.
Fra un voltafaccia, una scomunica, un tradimento, e nel
balletto entrano zii, papi, guelfi e ghibellini, Manfredi viene ucciso nella
battaglia di Benevento, il regno originariamente di Corradino passa nelle mani del
vincitore Carlo d'Angiò che in breve riesce a farsi odiare da chi lo aveva invocato
come liberatore. I sudditi rimpiangono addirittura Manfredi, persino i nemici
riconoscono di averlo considerato "lupo rapace tra le pecore mentre, confrontato a
Carlo d'Angiò, eri agnello mansueto. Ci doleva che parte delle nostre sostanze
passasse nelle tue mani, mentre ora tutti i nostri beni e, quel che è peggio, le nostre
persone sono preda degli stranieri". Sembra cronaca dei nostri giorni, basta
sostituire "stranieri" con "ministri del governo " e il
gioco è fatto!
Corradino, pressato dalle richieste, scende in Italia nel 1267, passa per Verona, tocca
Pavia, la bassa piemontese e a Vado Ligure s'imbarca per Pisa, sbarca e attraversa la
Toscana, il viterbese e giunge a Roma. Qui si ferma, spoglia un po' di chiese, saccheggia
il tesoro di S. Pietro per rimpinguare le esauste casse, lascia Roma e attraverso
l'Abruzzo tenta di raggiungere le sue terre pugliesi.
A Tagliacozzo, sulle rive del fiume Salto, il 23 agosto incappa nell'esercito di Carlo che
lo aspetta al varco. In un primo tempo le sorti della battaglia sembrano arridere a
Corradino, ma non bisogna dimenticare che l'Angioino, per quanto disponga di un
esercito numericamente inferiore, ha al suo comando vecchie volpi e non fratelli d'arme
diciottenni o già di lì come lo svevo, visto che gli anziani come Rodolfo d'Asburgo e
Mainardo del Tirolo se l'erano già squagliata.
Quando i tedeschi di Corradino pregustano la vittoria e si disperdono inseguendo chi
sembra scappare, dandosi contemporaneamente al saccheggio, ecco che un veterano
delle crociate, Erard de Valéry, ovvero il vecchio Alardo citato da Dante, dà il segnale
di attacco e le truppe al comando di Carlo entrano in azione. Per Corradino è la fine.
Fugge, si rifugia presso i Frangipane ad Astura, ma Giovanni Frangipane lo tradisce,
facendolo catturare.
Cosa c'era quel giorno in cielo per lui? Venere, la piccola fortuna, era
in cattivo aspetto con tutti i pianeti salienti del suo tema natale; Giove, la grande
fortuna, non lo degnava di uno sguardo; Saturno, la razionalità, era congiunto al
suo Marte e creava solo aspetti negativi.
Il povero Corradino per prima cosa fu vittima della totale mancanza di fortuna e
in seconda istanza della sua stella che pur non determinando lo inclinava verso una fine
precoce e violenta. Al momento della sconfitta Saturno, il pianeta della vecchiaia,
era nel Cancro, segno dell'infanzia, congiunto a Marte natale, la guerra. La falce di
Saturno aveva iniziato la sua ondulazione nel 1267, quando Corradino scese in Italia anche
se Corradino visse un altro anno in viaggio, due mesi parte in fuga e parte in prigione
fino al fatidico 29 ottobre, giorno in cui fu decapitato nella piazza del Mercato, a
Napoli.
CURIOSITA': dice la leggenda che il giorno dell'esecuzione Elisabetta di
Baviera, madre di Corradino, vide una "dama bianca", un fantasma di
famiglia, che reggeva una clessidra vuota e ne dedusse che non avrebbe mai
più rivisto il figlio vivo, ché il suo tempo umano era finito.
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