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Anno 9
Numero 9
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
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della Politica
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Jimmy
Carter il Nobel a un uomo apparentemente grigio
Antonia
Bonomi
Il
Nobel per la pace 2002 è stato assegnato a James Earl Carter detto Jimmy, 39°
presidente degli Stati Uniti, terzo a riceverlo. Andiamo per gradi. Uomo del
sud, del più piccolo sud, Carter nasce a Plains, in Georgia, da famiglia di
religione battista con interessi nell'agricoltura. Religiosissimo, vorrebbe
diventare predicatore, invece va in Marina e nel 1946 si laurea in ingegneria
nucleare all'Accademia di Annapolis nel
Maryland.
Nel 1962 entra in politica ed è eletto al senato della Georgia, nel 1966 è
bocciato alle elezione come governatore dello stato, si rifà nel 1970
vincendole. Il suo ingresso in politica è stato come portavoce delle piccole
città e delle aziende rurali contro lo strapotere di Atlanta, applicando quello
che è il suo credo: proporsi come uomo perbene, onesto e capace amministratore
della politica e della confederazione degli stati. Nel 1974 annuncia la sua
candidatura alla presidenza degli Stati Uniti e il 2 novembre del 1976, con una
maggioranza del 51%, vince le elezioni sconfiggendo Gerald Ford. L'America ha
accettato il suo messaggio di pulizia, trasparenza e pace, poiché scottano
ancora la sconfitta del Vietnam e lo scandalo Watergate. È il primo presidente
che viene dal sud dopo la guerra di secessione.
Sposato con Rosalyn, un tranquilla e bella ragazza qualunque che non ha certo le
velleità di una Jacqueline Kennedy (del suo periodo si parlerà come dell'epoca
dei golfini), e padre di quattro figli, il neo Presidente ha l'abitudine di
alzarsi presto la mattina, alle 5.30 pretende di avere sul suo tavolo nello
Studio Ovale tutte le ultime notizie dal mondo, mettendo in crisi lo staff. È
educato e gran lavoratore, fa la gioia dei vignettisti che lo chiamano Jimmy il
Dentone per il suo eterno sorriso, e Jimmy spegni il sorriso e vai a dormire per
il suo stacanovismo.
Incomincia a mantenere le promesse elettorali applicando anche se
unilateralmente la politica dei diritti umani e mette in crisi dittature che
erano state sostenute dagli Usa, come quella di Pinocet, e il non ricorrere
all'uso della forza fa crollare Somoza in Nicaragua. Lancia un piano energetico
che pone le basi per la supremazia dell'America nel mondo, ma indebolisce le
forze armate con tagli ai finanziamenti. Per sospetto conflitto d'interessi,
licenzia un caro e vecchio amico banchiere che aveva scelto come capo di
gabinetto, apre alle donne e ai negri. Nel 1978 consegue un grande successo i
cui benefici durano tuttora: a Camp David costringe l'egiziano Sadat e
l'israeliano Begin a firmare il trattato di pace. I due politici riceveranno il
Nobel per la pace. Però l'economia
statunitense non tira, l'inflazione è alta, la disoccupazione imponente e nel
1979 la goccia che fa traboccare il vaso: il 4 novembre un commandos di studenti
islamici seguaci di Khomeini penetra nell'ambasciata americana a Teheran e
prende in ostaggio 52 persone, cinquanta uomini e due donne. Per liberarli
vogliono che gli Usa consegnino loro lo scia, deposto, per processarlo. In un
primo momento Carter minaccia
l'intervento armato, l'ONU e il mondo occidentale cercano di mediare
politicamente, Khomeini minaccia di processare gli "imperialisti". Passano i mesi senza nulla di fatto, Carter decide di
ricorrere ai marines. Il 25 aprile 1980 novanta volontari del Nord Carolina a
bordo di otto elicotteri e sei Hercules giungono nel deserto a 500 km dalla capitale iraniana, incappano in una tempesta di
sabbia che danneggia tre elicotteri, fermano un torpedone per raggiungere
Teheran, ci ripensano e si reimbarcano, come in un film dell'orrore un Hercules
entra in collisione con un Chinook, abbandonando i compagni periti nel rogo, i
superstiti, alcuni dei quali feriti, riescono fortunosamente a ritornare sulla
portaerei Nimiz che li attende nel Golfo di Oman. Khomeini fa trasferire gli
ostaggi in nascondigli segreti, dichiarando che se fossero arrivati i marines,
non ne avrebbero trovato uno vivo. Carter si assume tutta la responsabilità del
disastro, l'8 maggio gli iraniani restituiscono i corpi degli otto marines morti
nell'incidente. Alle elezioni del 1980 Jimmy Carter è sonoramente battuto da
Ronald Reagan. Per la liberazione degli ostaggi bisogna arrivare al 20 gennaio
1981, quando il nuovo eletto sta giurando nelle mani del presidente uscente.
Sembra che Khomeini abbia ritardato apposta l'annuncio della liberazione,
avvenuta dietro il pagamento di nove miliardi di dollari, per spregio a Carter.
Reagan, in ogni caso, in segno di riconoscimento manda Carter a riceverli a
Francoforte. Sono passati 444 giorni, i poveretti sono più o meno in buona
salute, ma hanno una priorità: cambiare abiti e biancheria, che sono ancora
quelli del giorno del sequestro.
Abbandonato il peso della presidenza, Jimmy Carter crea ad Atlanta il Carter
Center per la democrazia, vola come mediatore di pace, è inviato dall'Onu a
sorvegliare le elezioni dove c'è il rischio di brogli, ha incontrato Fidel
Castro per dimostrare l'insensatezza dell'embargo a Cuba, nel tempo libero
fabbrica sedie e case per i poveri, essendo un buon falegname, e il sabato
pomeriggio tiene lezioni di dottrina. È contro la "guerra preventiva"
voluta da Bush ed è per questo che le anime buone mormorano che gli svedesi gli
abbiano dato il Nobel per fare dispetto a Bush.
Com'è Jimmy Carter Dietro Lo Specchio Dell'Astrologia?
Senza dubbio una persona per bene, animata da un grande senso della giustizia,
dignitoso nel senso più ampio del termine, ma anche un utopista e molto
ostinato nelle sue idee. Però, ostinazione e utopie non sono determinazione e
chiarezza. È il tipo che guarda l'albero e perde di vista il bosco, è acuto e
contemporaneamente sprovveduto, diventa polemico e non quaglia come si suole
dire. È nato fortunatissimo e lo dimostra il fatto che è riuscito a diventare
per quattro anni l'uomo più potente del mondo, ne è uscito senza lode né
infamia, ha potuto continuare a fare quello che gli piace di più: l'uomo di
pace, che del resto è una sincera manifestazione del suo carattere. E ci ha
preso anche un Nobel, cosa che non toccherà sicuramente ai Bush padre e figlio,
neppure alla memoria.
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