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Anno 10
Numero 36
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
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Personaggi
della Lirica
del segno della
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LUCIANO PAVAROTTI un mito italiano
Antonia Bonomi
All'inizio degli anni Ottanta i
giornali scrivevano che in Italia non si aveva neppure un'idea di quanto Luciano Pavarotti fosse famoso all'estero, in America dove ben
due presidenti, Carter e Reagan, avevano voluto conoscerlo, dove già duettava
per beneficenza con Frank Sinatra, dove nel 1978 aveva ricevuto il primo Grammy
d'oro, dove bisognava prenotarsi un anno prima per assistere ai suoi concerti.
Nel 1988, esattamente il 24 febbraio, alla Deutsche Opera di Berlino aveva avuto
ben 165 chiamate per un totale di un'ora e sette minuti di applausi. Un grande,
dunque, secondo qualcuno la sua fama ha oscurato quella di Enrico Caruso. Senza
polemizzare, non bisogna dimenticare che i mezzi di comunicazione dei tempi di
Caruso non sono neppure lontanamente paragonabili a quelli odierni.
Nato nel 1935, canterino fin da bambino quando saliva sul tavolo della cucina
per le sue esibizioni
infantili, in bilico se
diventare insegnante d'educazione fisica o altro, ha insegnato anche alle
elementari per un paio d'anni, dopo aver preso lezioni di musica e canto con due
maestri, a ventisei anni, il 29
aprile del 1961, debutta al Teatro Municipale di Reggio Emilia con Bohème. Cosa
dicono di lui i critici? Voce molto estesa, piena, argentina, fraseggiatore di
particolare suggestione nel canto affettuoso e tenero, emerge nel repertorio di
Donizetti e Bellini, in talune opere di Verdi. Da quel debutto, la carriera di
Luciano Pavarotti prende il volo, si esibisce nei maggiori teatri europei e nel
resto del mondo, raggiungendo la popolarità cui accennavo all'inizio, ha al suo
fianco partner del calibro della Sutherland e della Caballé, è diretto da
maestri di fama planetaria. Tra il
1965-66 canta alla Scala diretto da Karajan, la cosa si ripeterà un'altra
volta, incide le sue più belle opere su disco, all'inizio dei fatidici anni '80
pubblica un'autobiografia, Io, Luciano Pavarotti, interpreta un film, Yes Giorgio, flop costato diciannove
milioni di dollari che ne incassa uno solo. Non ripeterà più l'esperienza,
anche se nelle interviste del periodo si dice disponibile al ruolo d'attore in
caso di successo. È fotografato con i grandi del mondo, canta per il papa.
All'inizio di quegli anni, i settimanali sono pieni delle immagini della
famiglia del "tenorone". Tutti
schierati: padre Fernando, fornaio e tenore,
figlie Lorenza, Cristina e Giuliana, moglie Adua sposata il 30 settembre del
1961, sorella Gabriella e madre Adele, ex operaia in una manifattura. Tutti
felici e di… buon peso, sono un piacere per gli occhi così sorridenti e
abbronzati, ripresi nella villa di famiglia a Pesaro.
Pavarotti è dappertutto, persino in un libro sugli angeli o spiriti protettori,
dove racconta quando, il 22
dicembre del 1975, di ritorno dagli Stati Uniti, si trovava su un aereo che
in fase di atterraggio si è schiantato al suolo, spezzandosi in due. "In
quei terribili secondi" racconta il tenore "ho chiamato il mio spirito
guida. Ci siamo salvati tutti. Io so che è stato lui a proteggerci". Non sono tutte rose e fiori: sempre all'inizio degli anni '80
debutta nell'Aida a San Francisco e la critica non gli è favorevole, ma lui
parla di "nemici fortemente organizzati", di cui non si cura molto
perché è "autocritico e sa quando canta bene".
Nel 1986 canta per la prima volta a Pechino, nel 1990, alle Terme di Caracalla,
nascono i concerti dei "Tre tenori", con lui si esibiscono Josè
Carreras e Placido Domingo, quest'ultimo criticato e non poco da Pavarotti nelle
interviste di dieci anni prima.
Che Pavarotti non fosse uno stinco di santo lo si sapeva, negli anni erano
emerse storie di sue presunte sbandate per una modella e un'attrice, ma la
moglie non aveva mai smesso di essere al suo fianco e di seguirne l'attività su
tutti i fronti, spegnendo ogni pettegolezzo. Nel 1993-94 cominciano a circolare
voci di tempesta sul matrimonio, ritenuto felice e che dura da trentaquattro
anni: all'orizzonte è comparsa la segretaria Nicoletta Mantovani, onnipresente,
si parla di gravidanza. Smentite di prammatica, la moglie è sempre al suo posto
"a sudare per Pavarotti" come dichiara in un'intervista, finché il
tenore e la ragazza, trentacinque anni meno di lui, sono sorpresi da un
fotografo nella casa di Pesaro, dove fino all'anno prima tutta la famiglia al
gran completo si recava in vacanza, in tenero abbandono. Sono fotografie
"sconvolgenti", scioccanti: l'estensore testi (anonimo), parla di un
Pavarotti che ha ritrovato una seconda giovinezza, dimagrito e arzillo, dalla
folta chioma… l'ultima fotografia della sequenza, intitolata "il momento
magico è terminato: restano i dolci segni", mostra una balena discinta, con i seni enormi ricadenti sulla
pancia non meno vistosa, con il tinto riporto dei capelli
"scompigliato". È il tenore innamorato, potere della piaggeria!
Infine scoppia la bomba: Nicoletta è la compagna del tenore, i coniugi
Pavarotti sono separati, la moglie vuole la metà del patrimonio, in un'intervista,
il tenore dichiara di
dubitare della sanità mentale della moglie: ha chiesto di 200 miliardi.
Nel 1997 nascono i concerti di beneficenza Pavarotti and Friends, che partono
alla grande con l'intervento di
grossi calibri mondiali. Nicoletta Mantovani è sempre al suo fianco come
direttore artistico, le diete dimagranti si susseguono ma gli effetti non si
vedono (anche se il gonnellino della pancia sembra un po' ridotto), Pavarotti
entra nell'occhio del ciclone del fisco, tratta per venticinque miliardi (sembra
che la cifra effettiva sia molto più imponente), e firma teleripreso un assegno
di quell'importo, gorgheggia qua e là, duetta con cantanti non lirici, sale
qualche critica. Enzo Siciliano segnala che non ha più lo smalto e il fiato di
un tempo, che ha vocali strette e scure, che, però, quando vuole canta ancora
bene.
E arriviamo allo spettacolo teletrasmesso il 29 maggio 2'001, per la raccolta
di fondi a favore dei bambini afgani. Sorrisi sfolgoranti, commozioni di
circostanza e… un risultato penoso. Sono innamorata da sempre della musica, tutta
purché buona e ben eseguita, ammiratrice senza se e senza ma di Pavarotti di
cui distinguo la voce anche se canta in un coro e da lui viziata negli anni
precedenti, ho sentito pezzi tra i miei preferiti, That's
amore e Guantamera per fare due esempi, ridotti a barzelletta, calpestati,
"scempiati" per usare un'espressione del mio dialetto lombardo. Va
bene fare beneficenza, ma non a spese delle orecchie del pubblico e della dignità
personale. La Mantovani risponde piccata a tutte le accuse, anche fiscali:
nessuno capisce niente. La casa di produzione discografica non ha voluto
pubblicare il disco dell'evento? Non fa niente, dice sempre la fanciulla, noi
abbiamo registrato tutto! Dopo quello che si è visto, o Pavarotti se lo produce
da solo o la registrazione se la godranno lui e lei, e speriamo che gli serva da
lezione.
Il tenore a la Mantovani, tirata a lucido, hanno due gemelli, un maschio e una
femmina, il piccolo non sopravvive mentre la femminuccia, Alice, sarà paggetta
al matrimonio dei genitori.
Nel 2006 Luciano Pavarotti viene operato in America per un tumore al pancreas,
si spegne all'alba del 6 settembre del 2007.
Com'è Luciano Pavarotti Dietro lo Specchio dell'Astrologia?
Bilancia, perciò artista per "investitura divina", Venere il pianeta
della voce in trigono ad Urano nel Toro, altro segno che "ci vuole"
quando si parla di cantanti, con Mercurio nello Scorpione, e anche questo è
indispensabile se vogliamo parlare di qualcosa di buono. È intuitivo, sente il
pubblico, ne capta l'umore, ha una naturale predisposizione per la recita, è un
pignolo, sulla professionalità niente da dire, la Luna nell'Ariete indica che
è un gran lavoratore, che possiede una forte volontà d'affermazione personale.
È una persona intelligente, ma difetta di autocritica sia per ingenuità sia
per presunzione, vanità. E poco autocritiche sono le sue ostinate puntate in
settori canori dove ci rimette. Mercurio è opposto ad Urano: non è sempre
lucido nelle decisioni, può agire superficialmente, anche istrionicamente.
Secondo sue ammissioni in epoca non sospetta, e recenti, è sempre stato viziato
e coccolato dalle donne, parlava di se stesso come di un " maragià
nell'harem" composto da moglie, figlie, madre e sorella, ma Venere natale
è equivoca: è in Vergine, la passionalità e l'affettività di Pavarotti sono
più d'effetto che di sostanza; è in trigono con Urano, la fortuna ha giocato
molto nella sua vita, le donne anche, ma è opposta a Saturno, il pianeta
dell'età matura. Che dire? L'elemento femminile l'ha costruito, l'elemento
femminile può distruggerlo? Certo che se continua su questa strada… Il flop
universalmente riconosciuto del suo ultimo Pavarotti and friends? Saturno
quadrato a Saturno e a Venere, aspetto lungo, e Nettuno opposto ad Urano natale
per un bel pezzo. Forse, è il momento che pensi seriamente a dosarsi ma, per
sua stessa ammissione, un ritiro è "roba grossa, va sentito,
preparato". Sarà anche vero Pavarotti (ti sto ascoltando ora in Una
furtiva lacrima registrato parecchio "fiato" fa), ma ricordati di
essere un monumento alla voce, non farci sentire come si diventa rudere.
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