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Direttore responsabile
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LUIGI LO CASCIO un professionista coi fiocchi
Antonia Bonomi Luigi Lo Cascio nasce a
Palermo, secondo di cinque figli i cui genitori, padre chimico e madre
casalinga, avevano ben nove fratelli il primo e cinque la seconda. Una famiglia
di medici da generazioni, ma anche di persone che coltivano hobby artistici, una
nonna suonava il piano e un’altra scriveva poesie, che non disdegna i quiz o i
giochi televisivi, uno zio è stato campione di Lascia o raddoppia, un altro ha
partecipato con tutta la famiglia a Giochi in famiglia, anche il recitare è di
casa, il cugino Elio, da ragazzino, era in Medea con Enrico Maria Salerno e ora
è professore universitario, uno zio acquisito fa l’attore di professione. Lui
doveva fare il medico, specializzazione in psichiatria come uno zio, ma pur non
essendo sicuro al cento per cento di voler fare l’attore, le sue esibizioni
erano tutte casalinghe, sul terrazzo di casa e con la tribù dei parenti come
attori o spettatori, ha chiesto ai famigliari di poter tentare la carta
dell’Accademia, è stato accettato e gli studi in medicina si sono arenati.
Incomincia recitando per strada, per sopravvivere per sua ammissione, fa del
cabaret e nel 1988 è in teatro con Federico Tiezzi, ha una particina in
Aspettando Godot. Bisogna arrivare alla fine degli anno ’90, quando lo zio
attore lo presenta a Marco Tullio Giordana che cerca un volto nuovo per
interpretare Peppino Impastato nel film I
cento passi. Visto e preso, per questo ruolo nel 2001 riceve il David di
Donatello, nello stesso anno a Venezia la Coppa Volpi per Luce dei miei occhi.
Sempre a Venezia è tornato nel 2003 con Buongiorno, notte, film sui giorni
della prigionia di Aldo Moro che, pur non avendo ricevuto premi importanti al
festival, riscuote un grande successo al botteghino. |