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Anno
9
Numero
9

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.

 

 

 

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BILANCIA
ROSARIO LIVATINO un uomo tutto di un pezzo 

Antonia Bonomi 

Il 21 settembre 1990, mentre si recava al lavoro in tribunale, il giudice Rosario Livatino è stato ammazzato in un agguato di mafia. L’omicidio ha suscitato un’enorme ondata di emozione, che non si è mai spenta, il giovane giudice era famoso per la sua integrità morale e il suo impegno. Per dieci anni, dal 1979 al 1989, come sostituto procuratore della Repubblica si era occupato delle più delicate inchieste antimafia, della criminalità comune, ma anche della cosiddetta Tangentopoli siciliana, era un fervente cristiano e questo ha spinto una larga parte dell’opinione pubblica a considerarlo un martire. Da subito gruppi di suoi concittadini cercano di promuovere presso le autorità ecclesiastiche la causa di beatificazione. Dal 1993 il vescovo di Agrigento ha incaricato Ida Abate, che del giudice fu insegnante, di raccogliere testimonianze. È di questi giorni la notizia che una signora, Elena Valdetara, afferma di essere stata guarita da una grave forma di leucemia grazie all’intervento del giudice, che le è apparso in sogno in abiti sacerdotali, spronandola a trovare in sé la forza per superare la malattia.
Se Rosario Livatino salirà alla gloria degli altari, ce lo dirà il tempo.
Com’era Rosario Livatino Dietro Lo Specchio Dell’Astrologia?
Tutto d’un pezzo. Possedeva un fortissimo senso della giustizia e non ammetteva defezioni. Niente di personale contro nessuno, semplicemente non si doveva derogare alle regole. Era un cavaliere senza macchia e senza paura, non guardava in faccia a nessuno convinto di quello che faceva e coerente con le sue idee. Certo, non era una persona facile, era molto esigente, ma lo era in primis con se stesso, non mancava di umanità, poteva ammettere l’errore umano non l’impostura che perseguiva come una sorta di arcangelo Michele, brandendo la bilancia della giustizia come una spada. Era un combattente che non si faceva illusioni, la sua lucidità di giudizio era impostata sull’intelligenza, sul rigore assoluto.  
Quello che mi sconvolge è guardare il cielo il giorno della sua morte, a conferma che non accade niente di bello quando ci sono aspetti tanto negativi.