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RENZO ARBORE E ALBERTO BEVILACQUA due strani Cancro innamorati delle donne
Antonia Bonomi
Nati a tre anni di distanza e il più stagionato è Bevilacqua, sono uomini
"pubblici" da sempre. Difficile che ci siano parentele tra loro, però se ci
fate caso una certa rassomiglianza c'è: faccione grosso e segnato da rughe e macchie,
doppio mento, anche lo stesso tipo di capigliatura con fronte molto alta.
Bevilacqua nasce a Parma, inizia la carriera giornalistica scrivendo per La Gazzetta di
Parma e per il Messaggero, nel 1964 diventa famoso come scrittore pubblicando La Califfa,
seguito nel 1966 da Questa specie d'amore diventati in seguito film. Prosegue poi la
carriera di scrittore, personalmente non l'ho più seguito poiché
mi annoia con il
continuo ricordo delle "cocomere" e perché avendolo conosciuto personalmente la
sua mente e i suoi modi non mi hanno attratta. Tra i suoi numerosi titoli: I sensi
incantati, Un cuore magico, Il curioso delle donne, L'Eros. Nel privato è stato sposato
con Marianna Bucchich, da cui è sepatato, scrittrice e donna dotata di grande umorismo,
ironia e autoironia. Basta leggere il suo libro, La casa in transito, per rendersene
conto. Amore ed eros sono i cavalli di battaglia di Bevilacqua, che non perde occasione
per elargire il sale del suo sapere, consigliando alle donne di riscoprire l'eros.
Quanto ad Arbore, ha esordito alla radio nel 1965 con Gianni Boncompagni in
Bandiera Gialla, poi c'è stato Alto gradimento, per la televisione è partito nel 1969
con Speciale per voi, l'Altra domenica, Quelli della notte. Programmi che hanno avuto
grande successo di pubblico, ma con Arbore è come con Bevilacqua, o lo si ama o si prova
fastidio. I loro successi? Mah, si sente sempre il lancio strombazzato, di un libro o di
un nuovo programma, poi la cosa si perde per via e non se ne conosce l'esito, però resta
il fatto che sono sempre alla ribalta anche quando fanno un buco nell'acqua.
Arbore, ad esempio, ha fondato un'orchestra "per rivalutare la canzone italiana e
napoletana", personalmente penso che gli autori delle medesime si rivoltino nella
tomba ascoltando le nenie tutte uguali alle quale le ha ridotte, è uno showman per
definizione, ma in un recente programma televisivo, quello dedicato alle sigle, lo show
l'ha fatto a se stesso, annoiando con il suo gigionare. È stato per un paio d'anni
"direttore artistico" di Rai International a 1 miliardo e 800 milioni annui, ma
la sua conduzione è stata aspramente criticata da Alberto Contri, membro del Consiglio
d'amministrazione della Rai, che ha fatto tagliare drasticamente i fondi per il settore.
La cosa l'ha fatto imbufalire e ha minacciato di andarsene, se n'è andato. L'accusa di
Contri? Programmi per italiani all'estero che non ci sono più, programmi vecchi per meno
di 600.000 persone che non è detto li guardino. Del resto, nei corridoi di Rai
Internationa
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