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Anno 9
Numero 9
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Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
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Personaggi della
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del segno del
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GUSTAV
KLIMT l’artista del sogno e della poesia
Roberta
Gallina
Gustav Klimt nacque a
Baumgartner, Vienna, il 14 luglio 1862. Il padre Ernst, orafo e cesellatore,
all’età quattordici anni lo iscrisse alla Scuola Statale d’Arti e Mestieri
dove fino al 1883, anno in cui concluse il ciclo di studi, fu impegnato ad
eseguire opere decorative; uno dei suoi insegnanti era F. Laufberger,
annoverato, dai critici contemporanei, nella ristretta elite d’artisti
fondatori della “pittura decorativa moderna viennese”.
Nel 1892 il Ministero dell’Istruzione affidò al giovane Gustav l’incarico
di dipingere il
soffitto dell’Aula Magna dell’Università. L’artista compose tre
rappresentazioni allegoriche: la Filosofia, la Giurisprudenza e la Medicina.
Specie in quest’ultima Klimt riuscì a trasmettere il senso di caducità della
vita: i corpi umani, avvolti in colori velati, sembrano scivolare dentro lo
spazio del quadro; sono immagini legate ed assoggettate ad una potenza
superiore. La composizione è asimmetrica, al centro è posta la Morte intorno a
cui sembra ruotare tutto il resto. La “Medicina” sembra voler riportare lo
spettatore, dal concetto “Vanitas vanitatum”, a quello, tipico della fine
del XIX secolo, del “mistero del mondo” che riflette il pessimismo di quegli
anni.
Nel 1891 Klimt entrò a far parte della “Società degli Artisti
viennesi”, di tendenza assai conservatrice, ma pochi anni dopo, nel 1897, fondò,
insieme ad alcuni compagni che condividevano le sue idee innovatrici, un gruppo
indipendente, che non tardò a mettersi in urto con i colleghi più anziani: il
risultato fu che, dopo alcuni mesi, fu costretto a sospendere la sua attività.
Ma “l’Associazione Artisti Austriaci, Secessione”scelse Klimt come proprio
presidente, e, alcuni anni dopo, nel 1898 organizzò la sua prima esposizione.
Due anni più tardi, nel Palazzo della Mostra, espose uno dei tre dipinti
eseguiti per l’Università alcuni anni prima. Sfruttando la reazione perplessa
del pubblico, i suoi antichi avversari organizzarono una campagna d’ostilità,
che rispose, con veemenza, all’esposizione della Medicina e del “Fregio di
Beethoven” (opere che furono distrutte durante la Seconda guerra mondiale). Il
contenuto di quest’ultimo fu una vera miniera di critiche per la
mentalità dell’epoca: al fallimento della Scienza subentra e realizza
l’Arte; alla fine della composizione allegorica, lunga circa trenta metri, è
posto il Regno della Bellezza, cui l’uomo può giungere vincendo il Male e
sconfiggendo la Lascivia e l’Intemperanza.
Non tutti i componenti dell’élite universitaria erano ostili a Klimt, lo
storico d’arte Franz Wickhoff prese le sue parti e lo incoraggiò vivamente.
Tuttavia la crescente amarezza dell’artista lo portò a rinunciare
all’incarico: seguito dagli artisti che gravitavano intorno alla sua figura,
lasciò l’Associazione nel 1905.
Nel frattempo Klimt aveva compiuto numerosi viaggi in Europa: a Parigi il suo
talento era stato acclamato e la “Medicina” gli aveva fatto conferire la
“Mèdaille d’honneur” dell’Esposizione Mondiale parigina; nel 1904, a
Dresda, aveva partecipato alla Mostra Internazionale d’Arte. A Berlino, nel
1905 durante la seconda esposizione dell’”Unione degli Artisti tedeschi”,
rifiutò il premio “Villa Romana” che gli era stato offerto. L’Italia destò
il suo entusiasmo d’artista, nel 1903 visitò Ravenna ove s’interessò dei
mosaici, nel 1908, all’Esposizione Internazionale di Roma, il suo quadro
intitolato “Le tre età della vita” riscosse notevole successo; nel 1911
conquistò il primo premio alla Mostra Internazionale di Roma.
Il Ministero rifiutò a Klimt l’incarico di professore, ma L’Accademia delle
Arti di Vienna gli conferì, nel 1917, il titolo di membro onorario,
nello stesso anno divenne anche membro onorario
dell’Accademia delle Belle Arti di Monaco. Un anno dopo, nel 1918, morì
improvvisamente, all’età di cinquantacinque anni, a causa di un colpo
apoplettico.
Il processo dl divenire era un tema che Klimt sentiva particolarmente, ma mentre
nella Medicina rappresentò la mancanza della speranza della natura umana, nelle
Tre età della vita, il tema dalla
caducità è espresso in maniera meno tragica, anzi, risulta essere un
rinnovamento: nello sfondo fiorito e dorato il Vecchiaia – Fine non è il
simbolo dell’arrivo, ma della partenza, una premessa al rinnovamento che si
opera, attraverso il corpo bianco centrale e poco rilevante della Donna, nel
Bambino. Una specie di processo inverso: non dalla crescita alla vecchiaia, ma
dalla decadenza alla crescita. Questa particolare percezione artistica portò
Klimt a privilegiare la figura femminile, basti pensare ai suoi ritratti delle
signore della società: la “Femme fatale” (Giuditta), “Lesbica”
(Serpenti d’acqua), la Fecondità (Danae). Proprio nel periodo in cui Klimt
dipingeva quest’ultima opera, Sigmund Freud studiava le parti più nascoste
della sessualità; nel quadro del pittore austriaco vediamo una splendida figura
muliebre abbandonata e racchiusa a conchiglia (simbolo femminile), che riceve
nel suo intimo una pioggia d’oro (l’elemento maschile – Zeus), il contorno
della composizione è ovale e di toni cromatici scuri, quasi a riportare la
mente all’oscurità intima prenatale.
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