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Anno
9
Numero
9

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

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Personaggi di 
Varia Umanità

del segno del 

CANCRO
SORAYA una vita piena di vuoto 

Antonia Bonomi

Soraya  Esfandiari Bakhtiari è  morta il 25 ottobre 2001. Per i giovani, per quanti non erano ancora nati negli anni '60, spieghiamo che era l'ex regina di Persia, non imperatrice come erroneamente pubblicano molti giornali, poiché lo Scià suo ex marito era diventato imperatore solo alla nascita dell'erede maschio avuto da Farah Diba che, lei sì, è stata incoronata imperatrice. Sembrava morte naturale, si parla di un giallo poiché anche Bijan, il matrimonio di Soraya con lo Sciàil fratello e maggior erede della sua fortuna, accorso a Parigi alle notizia, è morto qualche giorno dopo. Forse, però bisogna aspettare che si concluda l'inchiesta avviata dalla magistratura parigina,  la sua morte resterà l'unica cosa misteriosa di una vita vissuta per lungo tempo sotto i riflettori. Soraya, è il nome arabo di una costellazione, nasce ad Isfahan, figlia del capo della nobile tribù degli Esfandiari Bakhtiari che per 17 generazioni avevano dominato sui territori più ricchi di petrolio della Persia. È stato il padre di colui che sposerà ad espropriarlo delle sue terre, costringendolo a riparare in Germania, dove aveva accumulato una fortuna. La madre è la tedesca Eva, la ricordo grassissima, negli anni '60, scortare con piglio generalesco la figlia neo ripudiata. Soraya studia in Svizzera, in collegi scelti, si dice sogni di diventare attrice. Ha diciotto anni quando la sua vita subisce una svolta: lo Scià ripudia la prima moglie Fawzia, sorella di Faruk re d'Egitto, perché gli ha dato solo una figlia femmina e non l'erede maschio, e il primo ministro persiano, Mossadeq, gli mostra un album di fotografie delle possibili, nuove spose. Secondo altre versioni, fu Shams, sorella dello Scià, a mostrargli la fotografia della ragazza che aveva conosciuto a Parigi. Comunque sia, la scelta cade su Soraya, detta Raya, e il matrimonio è combinato. Il 12 febbraio del 1951 la quasi diciannovenne Soraya sposa il trentaduenne Muhammad Reza Pahlavi. Lei è reduce da una febbre tifoidea, indossa un abito di Dior tempestato di 6.000 brillanti, veri, che pesa dai quindici ai venti chili, le versioni sono discordi, e nel corso della lunga cerimonia, forse anche per il profumo soffocante dei quintali di fiori fatti venire appositamente dall'Olanda,  sviene tre volte. Sarà lo Scià ad autorizzare una dama del seguito a tagliare parte dello strascico. Il matrimonio combinato si rivela un matrimonio d'amore, i due si amano appassionatamente anche se, per questioni di etichetta, si danno del lei anche nell'intimità, quando si leggono poesie: lei gli declama Verlaine in francese e lui risponde con Omar Khayyam. Ma i figli non arrivano e per Soraya inizia la peregrinazione tra i luminari mondiali. Intanto, lo Scià è costretto all'esilio. Il primo ministro Mossadeq lo esautora e, in seguito ad una sollevazione popolare, il 16 agosto 1953 la coppia è costretta alla fuga. Sono a Roma dove alloggiano al quarto piano dell'hotel Excelsior, assediati dai fotografi. Nel corso di un'intervista, lo Scià proclama di avere due fedi "il Corano e Soraya".  Rientrano in Iran il 22 agosto, quando Mossadeq è arrestato dal generale Zahedi, ma  i figli continuano a non arrivare. Secondo quanto detto e scritto da Soraya, lei non aveva alcuna imperfezione fisica, semplicemente non arrivavano. Poiché lo Scià l'ama appassionatamente, e lei lo ricambia, per salvare il matrimonio si ventilano due ipotesi. La prima è designare erede al trono il fratello minore dello Scià, Alì, ma questi muore in un incidente aereo. La seconda: lui avrebbe sposato un'altra donna, la poligamia è ammessa, che avrebbe ripudiato nonSoraya e Franco Indovina appena gli avesse dato il sospirato maschio.  Soraya, nata persiana ma cresciuta europea, rifiuta questo compromesso umiliante. Nel febbraio del 1958 lei si trasferisce in Europa dai genitori, il 14 marzo lo Scià dà al mondo l'annuncio del ripudio. È commosso, quasi piange e la chiama "sposa adorata". Soraya torna libera con il titolo di principessa imperiale, doni da mille e una notte e un ricchissimo appannaggio che, però, per contratto perderà se passerà a nuove nozze. Lo Scià si riposa, ha i figli maschi da designare eredi di un trono che perderà qualche anno dopo. E Soraya, con l'etichetta di "principessa triste" appiccicatole dai giornali,  entra a far parte della flora, o fauna, della dolce vita romana, internazionale.
Venticinquenne, abita in una villa sull'Appia Antica  o a Parigi, l'estate è all'Argentario, non manca ad una festa,  incomincia la girandola degli amori, o flirt. Tra i più chiacchierati il principe Raimondo Orsini, Gunther Sachs ex di Brigitte Bardot e di qualche altra, l'attore Maximilian Schell, il banchiere Antonio Munoz, Thurn und Taxis ecc. È un personaggio coccolato, nel ristorante romano che frequenta con maggiore assiduità le fanno fare un set di posate in oro massiccio, le è dedicata una rosa. Vuole fare del cinema? Ecco che il produttore Dino De Laurentiis le fa cucire su misura una pellicola e nel 1964 esce I tre volti, film in trela rosa Soraya episodi interpretati tutti da lei che nel primo, Il provino diretto da Antonioni, registra appunto il provino dell'aspirante attrice Soraya; il secondo, Gli amanti celebri diretto da Bolognini, racconta di un triangolo sentimentale in via d'estinzione tra personaggi del jet-set; il terzo, Latin lover diretto da Franco Indovina e con Alberto Sordi, racconta di uno stagionato playboy a pagamento. È un fiasco colossale, Soraya ha l'espressività di un ghiacciolo: i tre volti sono uno solo, immobile. Va bene che nel contratto aveva posto la clausola "né abbracci né baci sulla bocca", ma non c'è comunicativa nella sua recitazione. È un monumento alla sua bellezza, fredda e rigida come una statua. Un giallo accompagna questo film: tutte le copie stampate del film spariscono in breve dalla circolazione e, secondo Soraya, fu lo Scià a commissionare il furto, poiché non gradiva che l'ex moglie seguisse la carriera d'attrice. Se il film è un prodotto inutile, un risultato nel privato c'è: nasce una storia d'amore tra lei e il palermitano regista Franco Indovina, sposato e padre di due bambine. Durante questo amore,  Soraya subisce una metamorfosi estetica, i capelli neri diventano castano chiaro ed è magrissima.  Nel 1972, però, il trentanovenne regista muore nella sciagura aerea di Punta Raisi. Seguono altri amori, iniziano gli "aggiustamenti" estetici con gli zigomi che si alzano, scrive Il palazzo del silenzio, autobiografia, e un romanzo storico, La principessa d'Argilla, storia di una principessa sassanide del 520, regina ripudiata per non aver avuto un erede maschio. Insomma, un'altra autobiografia. Con lo sfiorire della bellezza, neppure i ritocchi servono più a nascondere la faccia gonfia e l'aria sperduta, il notevole peso acquistato il tutto  dovuto ai molti eccessi etilici noti a tutti, Soraya si ritira a vita privata nel lussuoso appartamento parigino di Avenue Montaigne, finché una mattina viene trovata morta dall'amica dama di compagnia.
Com'era Soraya Dietro lo Specchio dell'Astrologia?
Un misto di vecchio e di nuovo. Cancro attaccata alle radici e alla tradizione, Luna in Aquario disinvolta e tendenzialmente anticonformista, alla ricerca dell'originale, del diverso. Giove nel Leone indica che non dimenticava mai se stessa, che cercava l'ammirazione, l'applauso, il consenso degli altri. Non per avere rassicurazioni in quanto insicura di sé, ma per avere conferme. Da un lato era virile, voleva emergere ed essere sempre in primo piano, dall'altro era pigra, un po' il tipo perennemente stanco fisicamente e psicologicamente, ombrosa e suscettibile sia per quanto concerneva la sua personalità fisica (temeva morbosamente le critiche), le sue qualità intellettuali, sia per questioni di rango, di prestigio, e poteva essere molto capricciosa e un po' sleale, in quanto non mancava un fondo di arrivismo. Sensibile alla tenerezza e contemporaneamente distaccata, discontinua e imprevedibile, scontenta, alla ricerca dell'affetto, ma incapace di contatti umani profondi, proprio come indica la sua Luna, si chiudeva nella torre d'avorio. E chi l'ha conosciuta la ricorda "sulle sue", i più amichevoli dicono che non era una donna facile. È possibile, anzi è certo che queste caratteristiche siano state rese più marcate dall'educazione ricevuta, dal continuo tributo alla sua bellezza, ma è anche certo che il terreno era fertile. Soraya non riusciva mai a dimenticarsi anche quando non c'era nessuno aSoraya ricordaglielo. Era una pigra odalisca, superstiziosa come spesso capita ai Cancro, sognatrice e un po' velleitaria, e una donna moderna, voleva il signore e padrone, voleva essere signora e padrona, non ha sfruttato l'energia e il temperamento che pur non mancavano, e da pigra Cancro ha preferito vivere infelicemente la vita della principessa triste. Tutto sommato, era pur sempre un personaggio. E sì che non era una sciocca. Non era fortunatissima alla nascita, ma neppure jellata, la sua sfortuna maggiore è stata la pigrizia che sommandosi alla superficialità di fondo, all'incaponimento  un po' fanatico a sfruttare solo l'esteriorità, all'incapacità d'incanalare la creatività per la relativa capacità e serenità nel giudicarsi, stremata dai continui digiuni per mantenere la linea mentre era inclinata alla pinguedine, l'ha portata fatalmente a cedere al lato più debole della sua personalità: la fuga illusoria dalla realtà cercata nel fondo del bicchiere, con l'aiuto di qualche pastiglia fino ad arrivare alla dose fatale.
Cosa dice il suo quadro per la notte della morte? Il 24 ottobre, con quella Luna opposta a tutti i suoi pianeti nel Cancro, deve essere stato un pessimo giorno per lei, con l'umore ancora più nero del solito, Mercurio e Venere erano quadrati a se stessi natali, Marte che per tutto il mese era stato negativo con i medesimi… inutile girarci attorno, si è trattato di suicidio.  Povera Soraya, non era solo una bambola vuota, peccato si sia riempita la vita di niente.