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Anno
10
Numero
44

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.

 

 

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CANCRO
TITTA MARINI Dietro Lo Specchio Dell'Astrologia

Antonia Bonomi

Com'era Titta Marini Dietro Lo Specchio Dell'Astrologia? 
Un disincantato nato vecchio ed eterno ragazzo. Non voglio fargli il monumento, perché se l'è fatto da solo. Aveva un carattere terribile, timido e pigro come si conviene ad un Cancro (simbolo che aveva scelto per il Fronte dell'Ozio e che ritorna in molte illustrazioni), era diffidente, misogino, misantropo, bastian contrario e litigioso, nutriva amore e odio nei confronti dei genitori e il rapporto tra i due ha sicuramente condizionato il suo modo di vedere le donne o, meglio, di vederle per quello che servivano fisicamente più che per quello che avrebbero potuto dare spiritualmente. Era un attento osservatore, istintivo, aveva una mente vulcanica come indicano tutti i pianeti nei Gemelli, per lo più opposti ad Urano. Era uno scontento perenne, un malinconico, voleva arrivare, aveva bisogno di essere ammirato e, qui mi ricollego al suo rapporto con Vincenzo Cardarelli, il fatto che questi non lo abbia mai apprezzato pubblicamente mentre lui lo ammirava e lo vedeva come figura paterna,  se lo ha irritato è andato a tutto favore della creatività, del cinismo e dello scetticismo che già erano presenti nel carattere. La ferocia delle battute è ben indicata da Marte e Plutone congiunti nei Gemelli, era la sua difesa alla vanità ferita, anche se questo concetto è riduttivo, perché era "anche" lucidamente critico nei confronti dell'ambiente che lo circondava, delle situazioni. Era un egocentrico, suscettibile, amava le novità ma non voleva perdere i legami con il passato, voleva sempre essere dove non era, anche se… nessuno ce lo aveva mandato ma si era spostato con i suoi piedi. Voleva avere gente attorno perché lo ammirasse, ma amava la solitudine, era  pignolo e contemporaneamente disorganizzato, se ne infischiava di tutto e di tutti, su questo non ci piove e se non si è  sposato è perché non lo ha mai voluto, era egoista e come responsabilità gli bastava quella di se stesso. Aveva la saggezza dei vecchi e la leggerezza di un bambino, era più profondo di quanto possa apparire ad una lettura superficiale, era un fustigatore morale che parlava "sboccato", ha avuto la fortuna di possedere un'intelligenza vivace, una fantasia debordante e una creatività senza limiti, una facilità di sintesi che ha saputo sfruttare fino alla fine. Non so se sia stato felice nelle scelte che si è imposto o determinate dal carattere che stravagante lo era, certamente avrebbe voluto, e meritato, di più da vivo. Del resto, l'aveva scritto lui: "Spesso trattano il genio come il porco, perché gli fanno festa dopo morto".  Ed aveva anche affermato: "A popoli citrulli, governanti fasulli". Tormentato e felicissimo di esserlo, sono contenta di averlo incontrato.