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Anno 9
Numero 9
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
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VITTORIO DE SICA il genio e l'arte di
arrangiarsi
Antonia Bonomi
Per il centenario della nascita
di Vittorio De Sica settimanali e quotidiani sono pieni di ritratti, tutti a
parlare dei successi e dei tonfi, delle grandi prestazioni come attore e come
regista, delle pellicoline di cassetta, tutti a chiedersi il perché di questa
dualità, di come potesse passare da pellicole splendide come Ladri di
biciclette e Miracolo a Milano, a Caccia alla volpe, un film a dir poco
sconclusionato, ad Amanti.
La sua storia, è questa.
De Sica nasce a Sora, provincia di Frosinone dunque è ciociaro, all'inizio del
secolo scorso. La famiglia è povera, ma credere ai racconti lacrimevoli che ne
faceva personalmente, è un po' troppo.
Cresce a Napoli ed è per questo che agli inizi degli anni '50-'60 lo
si credeva napoletano, per lo meno al nord dove abitavo io. Il suo primo impiego
è come garzone per aiutare la famiglia. Inizia a lavorare nel "teatro
leggero", a ventidue anni una sorta di debutto ufficiale (aveva fatto la
comparsa al cinema), nella compagnia della Pavlova, poi con Luigi Almirante,
Sergio Tofano (di lui dirà che fu suo "maestro di aristocrazia, sobrietà
e buon gusto"), e Giuditta Rissone, attrice piemontese figlia d'arte. De
Sica era specializzato in parti di vecchietto e
la Rissone, quando lo vide senza trucco di scena fu, a suo dire,
meravigliata poiché lo credeva anziano anche nella vita. Nel
1935 forma una propria compagnia, la De Sica-Rissone-Melnati, specializzata nel
repertorio brillante e non solo, uno dei registi è Luchino Visconti, non manca
il successo, ma Vittorio è già lanciato nel cinema. Infatti, nel 1932 ha
girato Gli uomini, che mascalzoni…, film che gli ha aperto la strada delle
pellicole "borghesi", garbate per la regia di Camerini. Celebre è la
colonna sonora del film, con la canzone Parlami d'amore Mariù, cantata anche da
De Sica. Nel
1935 è la volta di Darò un milione…, che lo vede in coppia con Assia Noris,
attrice che lo affiancherà fino al 1939.
Il 10 aprile del 1937 nella chiesa di S. Pietro, ad Asti, dopo una decina d'anni
di sodalizio, sposa Giuditta Rissone e gira Il signor Max. Vittorio e Giuditta
sono già due personaggi celebri, la data delle nozze è tenuta segreta, le
nozze avvengono in forma strettamente privata, i testimoni sono Umberto Melnati
per la sposa e Luigi Chiarelli per lo sposo. La notizia è divulgata a
posteriori da un giornale specializzato, con servizio fotografico e la
sottolineatura della semplice colazione familiare che ne è seguita con
l'immediato ritorno a Torino degli sposi, impegnati in una tournée teatrale. Nel 1938 nasce Emilia detta Emi, prima e unica figlia della
coppia, nel 1939 gira Grandi Magazzini.
Dal 1940, con Rose scarlatte, inizia la sua attività come regista-attore. Firma
e interpreta Maddalena zero in condotta, nel 1941 Teresa Venerdì e nel 1942 è
la volta di Un garibaldino al convento. Mentre gira questo film, sempre come
attore e regista, conosce Maria Mercader, attrice spagnola poco più che
ventenne, cresciuta in convento come ha
avuto modo di sottolineare la signora in un'intervista televisiva del febbraio
2001, la quale volle una pelliccia per girare la scena di un bacio poiché
"non era abituata a certe cose". Lui le fa una corte serrata, lei
"anche se a quei tempi era impensabile mettersi con un uomo sposato",
s'innamora e inizia la convivenza. Sempre nell'intervista citata, la signora
Mercader fa una leggera confusione di date, poiché retrocede il loro incontro a
quando "la figlia di Vittorio aveva un anno" perciò 1939, e, quasi a giustificazione di non si sa che, sottolinea che
"era sposato con una donna più vecchia di lui". Infatti, la Rissone
aveva sei anni più di De Sica. Dividendosi tra moglie, figlia e relazione, gira
I bambini ci guardano, quasi emblematico. Infatti, tratta di una coppia in via
di dissoluzione e delle sofferenze di un bambino sballottato tra i genitori
separandi e separati e i parenti,
tutti insensibili alle sue sofferenze. Il film, che segna il passaggio di De
Sica dalla commedia brillante a temi più impegnati, di contenuti sociali, è
avversato dalla cultura fascista del periodo, poiché mostra una realtà meno
"sana" di quella propugnata dal partito.
Nel privato, Giuditta Rissone che conosceva il debole del marito per le donne e
più di una volta aveva chiuso un occhio, sa della relazione con la Mercader e,
parole sue, si rende conto che questa volta si tratta di una cosa seria e
d'accordo con il marito decide di mantenere un matrimonio di facciata, perché
alla figlia non manchi mai la figura paterna.
Nel 1946 gira Sciuscià, collaborando con Cesare Zavattini, in Italia fiasco
commerciale con un incasso di 56 milioni, in Usa si aggiudica l'Oscar come
migliore film straniero e ottiene un vasto consenso di pubblico. Bis nel 1948
con di Ladri di biciclette, sempre in coppia con Zavattini. De Sica aveva
l'abitudine di scegliere molti dei suoi attori "per la strada", le
leggende del mondo del cinema vogliono che gli americani, in veste di possibili
coproduttori, avessero proposto addirittura Cary Grant come interprete del
povero padre cui rubano la bicicletta. Ormai De Sica si è imposto
all'attenzione mondiale come uno dei maestri del neorealismo, nel 1950 è
Miracolo a Milano a scontentare la critica italiana, ma si aggiudica la Palma
d'oro, anche se ex equo, a Cannes e il premio della critica negli Usa. Che dire
di Umberto D del 1951? Splendido film sulla vecchiaia e la miseria dignitosa,
quando uscì scatenò l'ira dei ben pensanti compreso Giulio Andreotti, a quel
tempo sottosegretario allo spettacolo, che non apprezzarono il fatto che si
mostrasse un'Italia così povera.
Nel privato, intanto, nascono i due figli avuti con Maria Mercader, Manuel e Christian, e De
Sica si divide tra le due famiglie: quando sta con la prima figlia i due piccoli
pensano che sia in viaggio, quando sta con i piccoli, la prima figlia crede
l'identica cosa. La leggenda narra che alle feste comandate, Natale, Pasqua ecc.
facesse due pranzi, due cenoni, che a Capodanno, per festeggiare con entrambe le
famiglie mettesse l'orologio avanti di due ore nella casa della Mercader, dove i
bambini più piccoli era facilmente imbrogliabili, per correre poi a brindare
con la figlia maggiore. Però, sempre nell'intervista succitata, la signora
Mercader ha bollato queste voci come fantasie, senza spiegare altro, mentre sono
avallate da tutti e tre i figli.
Intanto gira Stazione Termini, 1952. Dopo l'insuccesso dei due ultimi film, De
Sica ha dovuto accettare compromessi, questo è una coproduzione Italia-Usa.
L'oro di Napoli del 1954, con un'esordiente Loren allora Sphia nel ruolo di una
pizzaiola, lo riporta a galla come attore regista, anche se ha ripreso a
lavorare solo come attore in film diretti da altri. È instancabile, si potrebbe
dire frenetico. È in Altri tempi di Blasetti, dove con la Lollobrigida
interpreta l'episodio del Processo a Frine, in Pane, amore e fantasia di
Comencini, sempre con la Lollo e primo della serie. Questo film è considerato
dalla critica una pugnalata alla schiena al neorealismo, ma è un enorme
successo popolare, con oltre un miliardo e mezzo d'incasso, cifra astronomica
nel 1953. Nel 1954 di replica con Pane, amore e gelosia. Il successo è alle
stelle, è amatissimo dal pubblico ed è all'incirca in questo periodo, secondo
quanto da lei ricordato, che la figlia Emi scopre il "segreto" della
seconda famiglia. Un rotocalco pubblica le foto del padre con nuovi figli e
compagna, lei vuole conoscere i fratelli, il padre glissa finché, sempre lei,
chiama la Mercader e l'incontro avviene. Secondo la Mercader, invece, i
fratellastri s'incontrano dopo la morte del padre. Non è che nel frattempo De
Sica non abbia tentato di sposare Maria, provando con un divorzio all'estero che
non ottiene e con un matrimonio nullo in Messico.
Nel 1959 interpreta Il generale Della Rovere, regia di Roberto Rossellini da un
racconto di Indro Montanelli. La critica è unanime: il film si regge sulla
bravura di De Sica, è Leone d'oro, anche questa volta ex equo, a Venezia e
Nastro d'argento per la miglior regia.
Nel 1956 riprova con la regia
girando Il tetto, che è un "fiaschetto", nel 1960 ecco La Ciociara.
La Loren prende l'Oscar per la migliore interpretazione e uguale riconoscimento
a Cannes. Regia e interpretazioni ecco Ieri, oggi, domani del 1963 e Matrimonio
all'italiana del 1964, sempre con la Loren.
Nel frattempo, dopo una permanenza di tre anni in Francia, De Sica prende
la cittadinanza francese e il 6 aprile del 1968 (ancora aprile, chissà perché),
ma si parla anche di 1964, riesce a sposare Maria Mercader, testimone Roberto
Rossellini.
Agli albori della televisione di stato, lo si vede ospite in decine di
trasmissioni di varietà, si può dire che il "Maestro", com'era
chiamato, fosse il prezzemolo, o il sale, di ogni trasmissione.
Nel 1970 gira Il giardino dei Finzi Contini e l'anno successivo è di nuovo
Oscar per il miglior film straniero. La sua ultima fatica è Il viaggio, 1974,
ancora con la Loren e un improbabile Richard Burton.
Muore a Parigi il 13 novembre del 1974, in seguito ad un intervento chirurgico
per l'asportazione di una cisti al polmone.
Com'era Vittorio De Sica Dietro lo Specchio dell'Astrologia?
Tutto e il contrario di tutto. Senza dubbio un soggetto intelligente e
sensibile, dotato di un grande intuito, quasi medianico per come riusciva a
capire, captare le sfumature dell'animo altrui. Ma era anche molto diffidente
nei confronti degli altri, per difesa e per offesa, aveva bisogno di una sorta
di schermo protettivo formato dagli affetti, che erano le sue radici. Si
potrebbe dire che la doppia famiglia gli forniva una doppia protezione, era
legatissimo, visceralmente, ai figli e nello stesso tempo temeva le
responsabilità, era infantile, emotivamente instabile, ombroso, suscettibile,
superstizioso. A questo proposito, la figlia Emi racconta un gustoso episodio:
il padre le aveva insegnato a fare per tre volte l'inchino alla luna piena,
ripetendo la formula "Ti saluto o luna, che mi porti fortuna". Era
tutt'altro che ottimista, tutt'al
più era incosciente, era un concreto dotato di un grande rigore, lucidissimo,
era un visionario, sapeva concentrarsi, scattava o si ritraeva al momento
sbagliato. Era ambiziosissimo, duro con
se stesso, perennemente frustrato poiché non si sentiva compreso. Con tutto ciò,
possedeva una grande personalità e ne ha dato prova nei suoi lavori migliori
sia come attore sia come regista. Fino a questo punto, ho parlato solo delle
qualità, poiché se non fosse stato per un piccolo particolare che ora dirò,
ce l'avrebbe fatta ad essere un genio umanamente perfetto. Ma c'era la Luna nei
Pesci, ed ecco che l'attore e il regista misurati, l'ironico, il sensibile che non debordava nello smielato, a volte si
lasciava prendere la mano e gigionava, diventava caricatura, macchietta,
sentimentaloide e non sentimentale. Quando questo lato prendeva il sopravvento
era come se gli venissero a mancasse
l'autocontrollo, l'autocritica,
diventava avventato, incosciente. Inoltre, questa posizione lo inclinava a
vizietti vari, ed è notorio che fosse un giocatore incallito e non certo
fortunato, come indicano l'opposizione precisa Sole-Saturno e la larga
Sole-Giove. Entrambe indicano difficoltà finanziarie, ed ecco i brutti film, i
film per "pagare il salumiere". Il rigore dei pianeti nel Capricorno
era sopraffatto dalla Luna e l'attore e il regista ambizioso e capace si
lasciava prendere la mano. Era nato attore, con quella Venere nel Leone, Marte
nella Vergine, opposto alla Luna, lo inclinava all'invidia, alla gelosia
professionale. Com'era Vittorio De Sia? Un essere umano grande nelle virtù e
piccolo nei difetti, personalmente ricordo solo le virtù e i bei film, i
difetti hanno fatto male solo a lui.
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