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Numero 9
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Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
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ANTONI GAUDI' Y CORNET
geniale, poliedrico architetto catalano
Roberta Gallina
Antonia
Bonomi
Antoni Gaudì nacque il 25 giugno 1852 a Reus, vicino Tarragona;
il padre, Frances, era un ramaiolo, quindi l'infanzia del futuro architetto fu assai
modesta e tormentata da dolori d'origine reumatica.
Fin da bambino prima e poi durante gli anni del liceo, dimostrò una rara predisposizione
all'osservazione del particolare e all'apprendimento dai semplici fatti della vita
quotidiana. Dal 1873 fino al 1877 frequentò la facoltà d'Architettura all "Escola
Provincial d'Arquitectura" di Barcellona. Fu proprio durante questi anni,
precisamente nel 1875, che Gaudì progettò il monumentale "portale di un
cimitero", anzi, per creare un'atmosfera che desse più risalto all'opera, iniziò
col disegnare il carro funebre. Nel frattempo, per guadagnare i soldi necessari per
mantenersi gli studi, collaborava presso lo studio dell'architetto F. P. de Villar, che
più tardi inizierà i lavori per la "Sagrada Familia".
In quel periodo l'architettura europea conosceva un periodo di stasi: dopo la rigidità
del classicismo, dopo la libertà del Romanticismo si affacciava sulle scene la
rivalutazione del Medioevo, con il suo bagaglio di "gotico"; addirittura alcuni
proprietari facevano adornare i loro giardini con "rovine" posticce. Tutto ciò
che riconduceva alla semplicità ed alla linearità era ormai fuori moda, veniva ammirato
sia il motivo ad intreccio sia tutto ciò che era ornamento fino alla sua massima
espressione nello Stile Liberty. La parola d'ordine dell'inglese Ruskin "...
L'ornamento sta all'origine dell'architettura", era diventato il simbolo di Gaudì.
Nella seconda metà del XIX secolo la città di Barcellona incominciava ad espandersi, per
un aumento del benessere economico proveniente dalle industrie tessili e siderurgiche.
Questo nuovo status era un ambiente ideale per gli artisti, ecco perché Gaudì lavorò
quasi sempre a Barcellona. Il suo primo progetto riguardava l'alloggiamento degli operai
di una fabbrica: furono però realizzati solo un padiglione ed un chiosco, cosa che deluse
molto il giovane architetto. Da buon catalano era membro del "Centre
Excursionista" cui partecipavano tutti coloro che volevano conoscere la grandezza del
passato della loro regione; addirittura arrivò al punto, in età avanzata, di non
rispondere alle domande che gli venivano rivolte in castigliano.
Si occupò del progetto della vetrina di un commerciante di guanti, che venne notata per
la sua originalità da Eusebi Guell, industriale tessile; nello stesso anno, nel 1887, la
città di Barcellona incaricò Gaudì di progettare un lampione che, realizzato,
riscontrò unanime entusiasmo sia da parte della popolazione, sia da parte degli
"esperti".
Nel 1881 l'"Asociaciòn Espiritual de Devotos de San José" acquistò un lotto
di terreno e, l'anno seguente, incaricò l'architetto F. de Villar della costruzione della
futura chiesa "Sagrada Familia". Dapprima Villar
presentò un modello neogotico, ma rinunciò a proseguire l'opera, già iniziata, a causa
di contrasti con l'Associazione. La scelta di quest'ultima cadde allora su Gaudì,
probabilmente perché era collaboratore di Juan Martorell massimo esponente del neogotico
in Spagna: il 3 novembre 1883 Gaudì, ufficialmente, sostituì Villar. Quest'opera lo
terrà occupato fino all'ultimo istante della sua vita.
Nello stesso anno eseguì il compito commissionatogli cinque anni prima da M. Vicens,
proprietario di una fabbrica di laterizi: la costruzione di una casa nell'odierna Calles
les Carolines. Questa sua prima opera è particolarmente "semplice" rispetto a
quelle future: la pianta è quadrata, con un'esuberante decorazione delle facciate, le
dimensioni dell'edificio sono modeste. L'originalità sta nella combinazione degli stili:
tradizionale spagnolo per la parte inferiore, arabo fino a diventare quasi persiano per i
due piani superiori. La pietra impiegata è color ocra, con mattoni grezzi che creano uno
strano elemento decorativo, messo in risalto dall'uso di maioliche colorate, formanti, di
volta in volta, un disegno, un motivo geometrico.
Simile ma assai più "particolare" fu il casino di caccia che progettò per Don
M. Diaz de Quijano a Comillas, presso Santander, conosciuto come "el Capricho".
E' una sintesi tra Medioevo, periodo d'oro per la Catalogna, e la leggerezza orientale
data dalla torre che somiglia molto ad un minareto. Anche qui la decorazione a maioliche
riproduce un tema floreale, stavolta un girasole. Gaudì non seguì fino in fondo la
realizzazione di quest'opera: essendo impegnato a Barcellona, affidò la direzione dei
lavori all'architetto C. Colom.
Nel 1886 E. Guell, che ormai aveva preso a benvolere Gaudì, gli affidò il progetto della
sua residenza a Barcellona. La situazione topografica era alquanto difficile da risolvere:
le dimensioni a disposizione erano piuttosto modeste (18 metri per 22), la via era stretta
a tal punto da rendere difficile l'osservazione dell'insieme. Se la facciata appare
"severa", strane per non dire assurde sembrano le forme dei camini posti sul
tetto, una sorta di guglie spiraliformi o appuntite (questa fu una delle caratteristiche
della personalità dell'architetto: rivestire la praticità di un camino con la fantasia
di una decorazione). Fu proprio la costruzione di questo palazzo che dette a Gaudì la
fama mondiale.
Il gusto "gotico" dell'architetto catalano si esprime compiutamente nelle opere
sacrali, il "Colegio Teresiano", di cui costruì solo i piani superiori, ne è
un esempio. Austero e severo, rispetto alle altre opere, l'unico elemento decorativo è
rappresentato dalla tribuna che, quasi come una torre, sovrasta l'entrata. La semplicità
si rivela anche nella scelta del materiale da costruzione: pietre molto
"economiche" si alternano ai mattoni.
Nel 1898 si occupò della costruzione di casa Calvet che, due anni più tardi, gli valse
il premio di migliore costruzione dell'anno, unica sua onorificenza pubblica. Anche questa
casa appare, ma solo appare, molto semplice, gli elementi stravaganti sono le teste di tre
santi sporgenti dall'ultimo piano e l'altezza dell'edificio che oltrepassava i limiti
consentiti dalla legge.
Al ritorno da un viaggio in Inghilterra, Guell era rimasto molto colpito dai grandi parchi
e desiderò costruirne uno a Barcellona: compito di Gaudì, stavolta non era un'abitazione
civile né un edificio religioso, ma una sorta di giardino in città e, allo stesso tempo,
un giardino - città. Fedele al suo ispiratore Ruskin, il quale sosteneva che "...
l'architetto deve essere anche pittore e scultore", il quarantottenne Antoni era
entrambi. L'area scelta era situata a nord di Barcellona, ma era priva di fonti d'acqua e
completamente arida. Nel giro di quattordici anni la zona cambiò volto: "abitata
" da fitte pinete e da grandi viali di palme, ha nel centro una lunghissima panchina
a forma di serpente che si estende per tutto il parco, decorata con vivacissimi frammenti
ceramici e pezzi di vetro colorato. Ovunque dominano i colori forti che si inseriscono nel
paesaggio in maniera armoniosa, lo stile Liberty e neogotico convivono senza stridori.
Nel 1904 costruisce casa Batlò che destò lo sbalordimento dell'opinione pubblica: la
facciata è monocromatica, completamente ondulata, sostenuta da massicce colonne che
vennero definite "zampe di elefante", e coperta da un tetto a zig - zag
somigliante alla spina dorsale di un dinosauro. Le pareti e le porte riscossero
l'entusiasmo di Salvador Dalì, che le definì: "...porte morbide come pelle di
vitello...".
Tutt'altra impressione diede la casa Milà (1906) soprannominata "La pedrera"
(la cava di pietra), "nido di vespe", in effetti sembrava una parete
in pietra con caverne scavate da popolazioni africane: la superficie è porosa e
completamente ondulata, monocromatica e dall'aspetto "pesante".
Nel 1914 Gaudì decise di dedicarsi esclusivamente alla costruzione della Sagrada Familia.
Perfettamente consapevole dell'enorme mole di lavoro che lo aspettava, soleva ripetere
che: "...solo San Giuseppe in persona riuscirà a portarla a termine...".
L'abside è costruita sopra la cripta, sette cappelle laterali accerchiano l'altare che
viene a trovarsi in una posizione centrale, la decorazione era insolitamente moderata. La
costruzione però subì forti ritardi, non solo perché si dovette tener presente
l'impostazione del progetto precedente, ma anche per colpa dello stesso Gaudì che
"cambiava idea in continuazione": ogni momento sviluppava nuovi spunti per il
lavoro, la facciata est, punto di partenza dei lavori, rimase incompiuta, solo tre, delle
quattro torri previste dal progetto originale, furono realizzate, e parte del transetto.
Il 7 giugno 1926, mentre usciva dalla chiesa di San Filippo Neri, venne investito da un
tram e trascinato sul selciato; alcuni tassisti si rifiutarono di portare all'ospedale
quell'uomo anziano, poveramente vestito, nessuno aveva riconosciuto in lui il celebre
architetto. Solo alcuni passanti lo soccorsero, e tre giorni dopo, il 10 giugno, morì
all'ospedale di la Santa Creu a Barcellona. Due giorni dopo un corteo funebre lungo quasi
un chilometro andò a rendere omaggio al più geniale degli architetti spagnoli, colui che
era stato definito "il genio dell'impossibile".
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