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Anno 9
Numero 10
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
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MARTIN LUTHER KING L'uomo che aveva un sogno
Roberta Gallina
Martin Luther King nacque nella città di Atlanta, nello Stato
della Georgia, il 15 gennaio 1929. Il padre, Martin Luther King senior, era pastore della
Chiesa battista, la mamma una maestra.
Nella primissima infanzia il piccolo Martin era solito giocare
con i bambini bianchi del quartiere ma, con l'inizio delle scuole elementari, accaddero
alcuni fatti incomprensibili che rattristarono il bambino negro: fu escluso dai giochi dei
suoi vicini di casa e, addirittura, essi ebbero il severo divieto di parlare con lui.
Martin non riusciva a farsene una ragione: non aveva fatto loro alcun dispetto, non li
aveva offesi in alcun modo, perché lo allontanavano? Invano la mamma cercò di rasserenarlo
parlandogli di cosa significasse essere di colore e vivere in uno Stato del Sud, gli
raccontò delle lontane origini africane, della lunga e terribile schiavitù sopportata
dalla sua gente, della Guerra di Secessione che aveva dato loro, almeno formalmente, la
libertà.
Pochi anni dopo, mentre si recava con il padre ad acquistare un
paio di scarpe, il commesso vietò loro di entrare dallingresso principale perché
riservato solo "alla razza bianca" e, con disprezzo, ordinò loro di entrare dal
lato posteriore: il pastore King fece osservare che non c'era alcuna differenza di colore
tra i suoi dollari e quelli "dei bianchi", ma preferiva andarsene, se non poteva
entrare dalla porta principale.
Martin era un bambino dall'intelligenza molto vivace, tutte
queste circostanze umilianti ed incomprensibili lo portarono a formulare una domanda a cui
non trovava una risposta e che non riusciva a porre al padre che lo intimidiva moltissimo:
che cosa avevano di diverso i neri dai bianchi? Perché erano obbligati a vivere in
condizioni subalterne? Perché erano oggetto di tanto disprezzo?
Negli anni seguenti studiò con passione, con rabbia, in scuole
rigorosamente segregate, per porre un qualsiasi rimedio a quello stato di cose; sognava di
diventare avvocato per essere di aiuto ai suoi fratelli di colore, nell'utopistica idea di
una giustizia universale.
Durante l'adolescenza, mentre frequentava il "Morehouse
College" grazie ad un insegnante, capì l'importanza della religione: solo la fede in
Dio permetteva ai fratelli negri di sopravvivere e di credere che "Lassù Qualcuno li
amava". Per il giovane questa frase fu una tale rivelazione che, dopo il liceo,
s'iscrisse al Seminario di Chester, in Pennsylvania. Completò gli studi e, durante la
preparazione della tesi di laurea (conseguita in seguito, all'Università di Boston),
conobbe una ragazza, Coretta Scott Young, che studiava canto al New England Conservatory
con la speranza di diventare soprano. La giovane donna proveniva da una famiglia di
origini modeste (il padre era un falegname) che era stata oggetto di vessazioni da parte
di alcune sette razziste; anche Coretta aveva il sogno di poter fare qualcosa per la gente
della sua razza. I due giovani s'innamorarono e nel 1953 si sposarono a Marion, città
natale della giovane, poi si trasferirono a Montgomery (Alabama) negli Stati del Sud, ove
maggiore era l'intolleranza razziale: entrambi erano decisi a lottare per non essere più
giudicati inferiori, ma cittadini come gli altri.
Martin L. King esclamava: "
L'America è la nostra
patria, nell'esercito di George Washington, nella guerra per la nostra indipendenza,
c'erano anche cinquemila soldati negri
Perché un essere umano deve essere
disprezzato per il differente colore della sua pelle?" Il modello di lotta che
ispirava la sua teoria era quello proposto da Gandhi: la non - violenza. Le sue prediche
incominciarono a renderlo famoso tra i suoi fratelli di razza e non solo, la sua battaglia
per i diritti civili stava attirando un numero di proseliti sempre più numerosi.
Nel dicembre del 1955 un fatto, in apparenza banale, dette una
svolta alla lotta di King. Un'operaia negra salì su un autobus per tornare a casa: aveva
lavorato tutto il giorno ed essendo molto stanca, cercava un posto per sedersi. Essendo
occupati tutti i posti riservati ai negri, si sedette su uno, tra i molti rimasti liberi,
riservato ai bianchi. Immediatamente le fu imposto di alzarsi, ma lei rifiutò, intervenne
il bigliettaio, fu chiamata la polizia e Rosa fu arrestata per essersi seduta su un posto
"per i bianchi". Fu la classica goccia che fece traboccare il vaso: King
convocò una riunione di tutti i suoi seguaci stanchi di subire soprusi, anche peggiori di
quello sofferto dall'operaia. In questa occasione fu lanciata l'idea di boicottare tutti i
mezzi pubblici: nessun negro sarebbe salito sull'autobus fintanto che non fosse stata
tolta la "spartizione dei sedili".
L'iniziativa ebbe un enorme successo: il giorno dopo le vetture
pubbliche erano completamente vuote, non solo i negri ma anche i bianchi avevano aderito
alla "Lotta non violenta".
La situazione continuò, immutata anche nei giorni seguenti, i
mezzi pubblici rimasero vuoti e le autorità non cedevano e, non sapendo come risolvere la
questione, citarono in tribunale Martin L. King per "aver danneggiato l'azienda dei
trasporti pubblici", ma, mentre stava per iniziare il processo, arrivò la strepitosa
notizia: la Suprema Corte degli Stati Uniti d'America aveva dichiarato
"illegale" la segregazione praticata negli autobus. Fu un'enorme vittoria per
King, ma il suo prezzo fu altrettanto alto: gli fecero esplodere una carica di dinamite
davanti alla casa, egli stesso fu preso a sassate, picchiato ed aggredito dai cani della
guardia nazionale; fu inoltre arrestato una ventina di volte durante le manifestazioni per
la pace e, più di una volta, lo stesso John Kennedy, non ancora eletto presidente, pagò
personalmente la cauzione per farlo uscire dalla prigione.
Nell'agosto del 1963 Martin L. King guidò un'enorme
manifestazione interrazziale a Washington, ove pronunciò un discorso (unendo i criteri
della non violenza e ideali cristiani) che iniziava con queste parole "I have a
dream
", l'anno seguente gli fu assegnato il premio Nobel per la pace e il papa
Paolo VI lo ricevette in Vaticano.
Purtroppo però doveva constatare che la lentezza dei poteri
pubblici, il costante e profondo razzismo dei bianchi, non solo negli Stati del Sud,
continuava ad esasperare i negri che si rivolgevano sempre più alle soluzioni estremiste,
a lui ostili e sostenute da nuovi organismi rivoluzionari: i seguaci musulmani di Malcom
X, Black Power, Black Panthers.
Nel mese di aprile dell'anno 1968 si recò a Menphis per
partecipare ad una marcia a favore degli spazzini della città (bianchi e neri), che erano
in sciopero. Mentre, sulla veranda dell'albergo, s'intratteneva a parlare con i suoi
collaboratori, dalla casa di fronte vennero sparati alcuni colpi di fucile: Martin L. King
cadde riverso sulla ringhiera, pochi minuti dopo era morto. Approfittando dei momenti di
panico che seguirono, l'assassino si allontanò indisturbato. Erano le ore diciannove del
quattro aprile.
Pochi giorni dopo, ad Atlanta, si svolsero le esequie di King, a
cui intervennero migliaia di
persone, tra le quali Marlon Brando e Nelson Rockefeller.
Il killer fu arrestato a Londra circa due mesi più tardi, si
chiamava James Earl Ray ed aveva già dei precedenti per rapina, alcolismo e spaccio di
dollari falsi. Al processo fu condannato a novantanove anni di reclusione, ma, qualche
anno dopo, riuscì ad evadere. Dopo essere stato catturato nuovamente, rivelò che non era
stato lui l'uccisore di Martin Luther King, anzi sosteneva di sapere chi fosse il vero
colpevole. Nome che non poté mai fare perché venne accoltellato la notte seguente nella
cella in cui era rinchiuso.
Ancora oggi il mistero rimane insoluto, alcuni sostengono che ci
siano troppe analogie tra il caso King ed il caso Kennedy per trattarsi solo di semplici
coincidenze; comunque, il o i colpevoli, se sono mai esistiti e se sono ancora vivi,
continuano ad essere sconosciuti.
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