|


Prima
pagina
Editoriale
Attualità
Cultura
Costume
Spettacolo
Personaggi
Turismo
Salute
Sport
Agenda
Oroscopi
Curiosità
Consulente
Giardinaggio
Cucina
Dentino
avvelenato
I
nostri link
E-mail
Anno 9
Numero 10
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
| |

 |
...per
parlare
con
Antonia Bonomi
899.060.888
|
Personaggi
della
Storia
del segno del
CAPRICORNO
|
LA MONACA DI MONZA: MARIANNA DE LEYVA
un personaggio intramontabile
Almalinda Giacummo
La Monaca di Monza ha perseguitato e perseguiterà ancora
generazioni di studenti: è infatti uno dei noti personaggi dei Promessi Sposi del
Manzoni, presso cui viene indirizzata Lucia dopo aver lasciato il suo paese e che,
ricattata dallamante Egidio, le assegna una commissione fuori del convento,
esponendo quindi la ragazza allimboscata dei Bravi dellInnominato. In effetti,
la Monaca di Monza è un personaggio realmente esistito: il Manzoni aveva conosciuto la sua storia attraverso
la biografia del canonico Ripamonti e si ispirò alla storia di Marianna De Leyva, pur
mutandone i dati cronologici e trasformando alcuni particolari. Quella dei De Leyva era
una nobile famiglia spagnola che si era trasferita in Italia tra il XVI ed il XVII secolo:
il fondatore era un tal Antonio, principe di Ascoli e signore di Monza, nonché grande
generale di Carlo V, mentre suo figlio Luigi ebbe cinque figli, di cui un altro Antonio e
Martino. Questultimo, dopo aver servito nella battaglia di Lepanto del 1571, sposò
nel 1574 Virginia Marino, figlia di un ricco mercante genovese e vedova del conte Ercole
Pio di Sassuolo: dal loro matrimonio nacque Marianna, era il 1575. La bambina rimase
praticamente subito orfana di madre a causa della peste, e venne allevata da una zia; il
15 marzo del 1589 divenne postulante, mentre il 12 settembre 1591 fu costretta a farsi
monaca senza alcuna vocazione nel monastero delle Benedettine Umiliate di s.
Margherita di Monza, con il nome di Suor Virginia Maria, probabilmente per mantenere
integro un patrimonio altrimenti da spartire in troppe parti e per lasciare al padre la
possibilità di rifarsi una vita con la seconda moglie, la valenzana Donna Anna Viguez.
Per la sua bellezza, istruzione e nobiltà di tratto, fu subito chiamata La Signora e
promossa maestra delle educande. In seguito, a causa probabilmente della sua indole
passionale ed imperiosa, ebbe la famosa relazione amorosa con Gianpaolo Osio: lo conosceva
per la vicinanza fra la sua unica finestra sul mondo, o meglio sul giardino della casa
della famiglia di lui. Era capitato che avesse scoperto una delle converse, Isabella, far
dei cenni dalla finestra verso un noto giovane, il Giampaolo: in seguito, aveva cominciato
ad ascoltare le loro conversazioni, piene di passione e di frasi damore, tanto da
smuoverle una commozione che la sconvolse, così come il rumore di un loro bacio; era
gelosa di Isabella ed innamorata di Giampaolo. Tanto gelosa che la fece cacciare dal
convento: poi andò a prendersi la sua vittoria e quando Giampaolo tornò nel giardino
dove vedeva solitamente la sua bella, scorse unaltra suora, la salutò e lei rispose
al suo saluto. Poi gli diede il permesso di scriverle, una prima stramba dichiarazione
damore. Fu poi per amore che Suor Virginia risparmiò la vita del suo amato
allorché lui si rese colpevole di omicidio: bastarono le preghiere della mamma di lui per
farla desistere, in fondo solo una scusa per dare retta al suo cuore. Una nuova lettera,
questa volta di scuse e la richiesta di farle di persona alla Signora: la furbata era
opera del consigliere sentimentale e segretario galante del giovane, tal Paolo Arrigoni. I
due, finalmente, si videro in un colloquio segreto, notturno, separati da una doppia
grata, con la complicità di altre due suore, Ottavia e Benedetta, da allora loro custodi.
Poiché non era una sciocca, suor Virginia si rese conto dei pericoli insiti in tal genere
di comportamento e provò anche a desistere dal vedere il suo amato, ma ogni volta
ricadeva nella trappola del cuore: la doppia grata scomparve e la giovane scoprì le gioie
del corpo e dellamore. Si amavano ed erano fermamente decisi a proteggere il loro
amore in ogni caso, ad ogni costo: lei aveva qualche tentennamento e buttava via la chiave
con cui lui entrava di nascosto nel convento, ma lui era previdente e aveva fatto fare
numerose copie. Pare che Virginia abbia buttato in un pozzo circa 50 chiavi.
Ebbero un figlio, disgraziatamente nato morto, ed una bambina,
nata nel 1604 e battezzata con il nome di Francesca Maria. Giampaolo la legittimò ed ora
a trascorrere la notte fuori era anche Virginia, a casa degli Osio. In seguito si rese
complice di una serie di delitti: luccisione della conversa Caterina Cassini da Meda
nel 1606 e quella dello speziale Raniero Roncino nel 1607. La Cassini era una conversa
laica al servizio del monastero che, per aver commesso una mancanza, venne segregata nelle
"prigioni" del convento: ammattita, cominciò a gridare che avrebbe svelato a
Monsignor Barca, Vicario delle Benedettine, quelle storie che tutti sapevano ma che
nessuno osava dire. Terrorizzati per il pericolo che correva il loro amore, decisero per
la morte della ragazza che lOsio uccise freddamente, colpendola alla nuca con il
piede di ferro di un arcolaio. Nascosto momentaneamente il cadavere sotto della legna,
Caterina
fu poi trasferita in casa Osio, dove Giampaolo la decapitò e la seppellì in cantina.
Sorte simile ebbe il Roncino: probabilmente aveva parlato troppo con qualche cliente del
suo negozio; doveva morire con una fucilata, ma Osio sbagliò la mira, venne arrestato e
condotto nel castello di Pavia: riuscì poi ad evadere e a far colpire da un suo servo il
petulante speziale. Ma ormai le voci non erano più tali e la storia venne conosciuta
anche a Milano; giunse conseguentemente in visita il Borromeo che, nonostante le suore
negassero, ebbe la confessione della stessa suor Virginia: "Sono stata forzata a
pronunciare voti che non hanno valore, sono donna da marito e posso darmi a chi mi ha
prescelta!". Virginia fu trasferita a Milano, mentre il suo amato e le due suore
complici fuggirono, malgrado il carattere di lui, insieme: Osio, infatti, cercò di
uccidere Ottavia affogandola (morirà solo qualche tempo dopo per le ferite riportate) e
Benedetta buttandola in un pozzo: la cattiva sorte volle che anche questultima non
morisse ma venisse salvata da alcuni viandanti che rinvennero anche la testa della da
Meda. Giampaolo Osio era ormai spacciato: sulla testa gli pendeva una taglia notevole,
vivo o morto e morto sarà, quando un suo presunto amico gli taglierà la testa da spedire
a Milano per riscuotere la taglia. Suor Virginia fu arrestata il 15 novembre 1607,
incarcerata a Santa Maria Valeria a Milano e condannata circa un anno dopo. Detenuta per
anni in stretta clausura, in preda inizialmente a crisi di nervi e di violenza, imprecando
e tentando più volte il suicidio, si pentì successivamente degli errori commessi,
soggiornando in una cella larga tre braccia e lunga solo cinque, con la porta e la
finestra murate e due piccoli buchi per i pasti ed i bisogni quotidiani. Ormai redenta,
passava le sue ore in preghiera e a quanti cercavano di confortarla ricordava solo che
granduomo fosse il cardinale Borromeo, di quanto bene le avesse fatto e quanto
quella sistemazione fosse adatta a lei ed al suo peccato. Dopo diversi anni, il Borromeo si recò
effettivamente a colloquio con lei, trovandola provata e mistica, per il suo colloquio
quotidiano con la Divinità (in buona sostanza quasi ammattita): smagrita, sottomessa, ma
ancora forte e vitale, con una redenzione morale ormai pienamente compiuta. Il 25
settembre 1622 ebbe un condono della pena e tornò a fare la vita da suora con le
Convertite di s. Valeria: difficilmente qualcuno avrebbe potuto riconoscere il lei la
folle damore che anni prima terrorizzava il convento di Monza, ora che intorno a sé
emanava solo il bene del suo cuore. Visse ancora a lungo, fino a diventare una piccola e
curva vecchietta, fino al 7 gennaio 1650. Infatti, morirà alletà di 75 anni.
La MONACA DI MONZA vista DIETRO LO SPECCHIO dell'Astrologia
|