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Anno
9
Numero
10

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.

 

 

 


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CAPRICORNO
ARISTOTELE ONASSIS ritratto di un uomo nato con la camicia e il cervello nello studio e nel ricordo di Antonia Bonomi

Antonia Bonomi

Avrebbe compiuto 94 anni il 15 gennaio Aristotelis Sokratis Onassis, greco di origine turca nato a Smirne nel 1906. Per sfuggire alla rivoluzione di Ataturk, nel 1923, a diciassette anni, emigrò in Argentina e si dedicò all’importazione di tabacco orientale e alla manifattura delle sigarette. Nel 1928, aveva ventidue anni, divenne console generale della Grecia e nel 1932, a ventisei anni, in piena depressione economica acquistò navi mercantili a prezzi bassissimi.
Non appena si rialzò il mercato dei noli eccolo armatore, attività che prosperò senza interruzioni neppure durante la seconda guerra mondiale. Infatti, mise le sue navi a disposizione degli alleati a noli altissimi. Poiché i quattrini guadagnati si reinvestono,Aristotele Onassis eccolo costruire e acquistare petroliere fino a formare una delle flotte più potenti del mondo. Il mare era diventato il suo regno, perché non provare anche con il cielo? Nel 1957 fonda la compagnia aerea Olympic Airways. È uno degli uomini più ricchi e potenti del mondo, ha interessi disparati, come nel Principato di Monaco. Onassis controlla da vicino l’economia e le scelte del governo monegasco, la tensione è altissima, la principessa Grace è una sua fiera oppositrice e, nel 1967, eccolo cedere ai principi il pacchetto di maggioranza della Société des bains de mer. Sposato con la bellissima Tina Livanos, rampolla di un’altra schiatta di armatori greci, padre di due figli, Alessandro e Cristina, l’essere un importantissimo uomo d’affari non lo teneva certo lontano dal bel mondo. Frequentatore assiduo del mondo internazionale che conta, spesso in Italia, nel 1957 incontra Maria Meneghini Callas, soprano emergente e sua conterranea, anche se nata in America. Il suo panfilo, il Cristina in onore della figlia, ospita potenti e principi di tutto il mondo nelle celebrate crociere, ed è durante una di queste che scoppia la "passione" tra lui e la cantante. Non che le fosse fedele. Nel 1964 passa a corteggiare Jacqueline Kennedy, che sposa nel 1968. Il 23 gennaio del 1973 un immenso dolore colpisce Onassis: Alessandro, l’unico figlio maschio muore in seguito alle ferite riportate in un incidente aereo. Resta Cristina, o Christina, sempre più triste. Il 15 marzo del 1975, per un’infezione broncopolmonare muore anche Onassis. Accanto ha solo la figlia, poiché la moglie Jacqueline è in America. A soli sessantanove anni è un uomo vecchio, triste, distrutto nel fisico.
Com’era Aristotele Onassis Dietro Lo Specchio? 
Una persona "maledettamente" fortunata, con un solo obiettivo ben preciso: fare quattrini, costruirsi attorno spazi sicuri. Il Sole nel Capricorno in trigono perfetto con Giove nel Toro e la Luna nella Vergine indicavano valori prettamente materiali. Aveva un fiuto formidabile per gli affari e scrupoli relativi, ma non più di altri. La sua forza era la genialità fornita dalla fantasia scatenata che si sommava alla razionalità più fredda. Sentimenti? Sessualmente attivo, come profondità umana era deficitario, era gretto in tutto ma sapeva mascherarlo bene in caso di necessità. Non si fidava di nessuno, era stimolato ad agire in modo continuo. Era presuntuoso, ma non mancava d’autocritica, era estroso, insolente, ma sapeva usare il senso dell’opportunità. Le sue conquiste dovevano essere prestigiose, non amava la mediocrità, in rispetto al suo motto "migliorare, migliorare sempre". Il motto, l’ho desunto io dal suo quadro, naturalmente.

COME RICORDO ARISTOTELE E CRISTINA ONASSIS
Aristotele l’ho conosciuto nell’inverno 1964-65. Era appena uscito il film Zorba il greco e la colonna composta da Thodorakis, con il sirtaki, spopolava. Mi trovavo con amici in un famoso locale notturno milanese quando l’orchestra attacca il pezzo. Con un amico abile ballerino, personalmente non ero da meno, iniziamo a ballare, il resto del pubblico ci fa corona, spopolammo, battimani a piovere ed ecco che mi si avvicina un signore brutto come il peccato, una sorta di scimmiotto-scimmione con gli occhiali spessi come fondi di bottiglia, che in un comprensibile linguaggio cosmopolita misto di italiano, francese, inglese loda la mia abilità di ballerina e mi bacia le mani, mi prende per la vita, mi mette il braccio dietro le spalle dichiarando che non posso che essere greca. Al mio imbarazzato, ci guardavano tutti perché il signore parlava con voce fortissima, ribadire la mia italianità, ecco che si scusa per la sua maleducazione: caspita, non si è presentato! "Molto lieto, Onassis" dice tendendomi la mano. Un tizio facente parte del mio gruppo, alticcio, gli batte sulla pancia ed esclama: "E io sono il conte d’Edimburgo!". Onassis si risente, alzano tutti e due la voce, si avvicina il direttore del locale, chiede spiegazioni e l’amico, ciucco e ormai gasato, gli fa ridendo: "C’è questo ubriacone (c’è sempre un bue che chiama cornuto un asino), che pretende di essere Aristotele Onassis!". Sguardo torvo del direttore e tre parole sibilate: "Spiacente, è Onassis". Si avvicinano tre energumeni con aria minacciosa, erano le sue guardie del corpo, Onassis cerca di tirarmi dalla sua parte, io mi divincolo, me la filo verso l’uscita e, guadagnata l’automobile, torno a casa. Risultato: ci ho rimesso un giacchino di visone perché nella fretta ho dimenticato di ritirarlo al guardaroba!
Un anno dopo, tornavo da un breve soggiorno a Parigi, in treno ho avuto la figliola Cristina come compagna di viaggio. Era apparentemente sola e di una tristezza infinita. Abbiamo passato tutto il tempo raccontandoci le rispettive disgrazie, i dolori della nostra infanzia e la ricordo ancora così: tristissima, i malinconici, grandissimi occhi spioventi che non si illuminavano neppure quando tentava di sorridere. Nel ripensarla provo la stessa pena di allora. Io ero piena di preoccupazioni e di guai tangibili, ma avevo la speranza. Lei non avrebbe dovuto avere preoccupazione al mondo, ma era senza speranza.