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Anno
9
Numero
9

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

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Personaggi



I FARNESE da signorotti di provincia d'oscure origini al soglio pontificio

(1 parte)

Roberta Gallina

I Farnese furono una delle più celebri famiglie signorili d’Italia, assurta, intorno al XV sec., a sovranità e potenza politica. Le origini sono oscure: chi la dice derivata dalla Francia, chi dalla Germania, chi da genti longobarde rimaste in Italia; si presume che i Farnese abbiano tratto le origini ed il nome da un feudo al confine tra il viterbese e la Toscana, chiamato prima Farneto (la Farnia è una varietà della quercia locale) poi Farnese. E’ certo, comunque, che la famiglia si presenta, alla sua prima comparsa nelle vicende pubbliche, godente dei diritti signorili e che il possesso di Farneto le sia venuto sia per diritto allodiale che per diritto feudale.

Il primo Farnese di cui abbiamo notizie storiche è tale Pietro, console d’Orvieto nel 984. Un suo omonimo, circa un secolo più tardi, capitano della cavalleria della Chiesa nel 1096, riportò una vittoria contro i Ghibellini di Toscana (1100) e allora, forse, avrebbe fondato Orbetello. Proprio questo Pietro potrebbe identificarsi con il "Petrus de Farneto" che combatté in Puglia nel 1134 contro i Normanni. Prudenzio, suo figlio, nel 1154 fu console di Orvieto, ove accolse il pontefice Adriano IV (al secolo Nicola Breakspear, Abbot’s Langlei 1100 - Anagni 1159) in fuga da Roma a causa dei tumulti creati da Arnaldo da Brescia; quattro anni dopo Prudenzio combatté contro i fuoriusciti orvietani sostenuti dai Ghibellini senesi.

Da allora parecchi Farnese furono consoli d’Orvieto; uno di essi, Niccolò, assoldato dal papa Urbano IV (al secolo Giacomo Pantaleòn, Tryes 1200 circa - Roma 1264) comandava la cavalleria orvietana con le truppe di Carlo d’Angiò nella battaglia di Benevento (26 febbraio 1266), in cui Manfredi trovò la morte, segnando così il tramonto degli Svevi in Italia. Durante i secoli XIII e XIV abbiamo parecchi Farnese eletti capitani a Viterbo, Siena, Perugia, Bologna; altri quali podestà di Firenze, di cui guidarono gli eserciti contro Pisa, Arezzo e contro la famiglia Visconti.

GiuliaUn altro Pietro fu capitano generale dei fiorentini nella guerra contro Pisa (1362) per la conquista di Volterra; riportata la vittoria, ebbe l’onore di un monumento equestre in S. Maria del Fiore e, essendo morto l’anno seguente, quello di un sarcofago nella stessa chiesa. Il nipote Ranuccio (1390-1450) scampò ad un’insurrezione contro la sua casata, avvenuta ad Ischia, nel viterbese, nel 1395; da ora in poi iniziò, per questa famiglia, il cosiddetto periodo romano. Fino ad allora i Farnese erano rimasti fedeli, durante lo scisma, ai Pontefici legittimi ma, pur favoriti da essi, rimanevano sempre nella condizione di nobiltà del contado. Ranuccio Farnese mirava a Roma. Già in possesso dal 1408 del vicariato di Latera, nel 1416 Siena lo nominò capitano generale dell’esercito contro un membro della famiglia Orsini conte di Pitigliano; con la vittoria del 1417 Ranuccio venne nominato Senatore di Roma. Alleato della famiglia Colonna, fu favorito dal papa Martino V (al secolo Oddone Colonna, Genazzano 1368-Roma 1431) che gli concesse il castello di Piansano; poi dal papa Eugenio IV (al secolo Gabriele Condulmer, Venezia 1383-Roma 1474) grazie al quale poté accumulare maggiori ricchezze, inserire il casato Farnese tra le grandi famiglie romane, occupare le terre di Valturano, Latera, il castello di Marta, di Montalto, parte di Tessenano, Canino e Gradoli (tra il 1431 ed il 1436). Nel 1434 lo stesso Pontefice gli conferì le insegne della Rosa d’Oro ed il Gonfalone della Chiesa. Ranuccio sposò Agnese Monaldeschi da cui ebbe due figli: Pierluigi e Gabriele Francesco che in seguito sposò Isabella Orsini. Dal matrimonio di Pierluigi (1420-1478) con Giovanna Caetani dei duchi di Sermoneta nacquero quattro figli: Bartolomeo, duca di Latera, Alessandro, Girolama e Giulia.

Girolama sposò in seconde nozze il conte d’Anguillara, ma nel 1504 venne assassinata dal figliastro nel castello di Stabia. Giulia (1474-1524) detta "la Bella", sposato Orsino Orsini nel 1489, rimase famosa per i suoi amori con il papa Alessandro VI (al secolo Rodrigo de Borja, Borgia in italiano, Jativa 11 gennaio 1431-Roma 18 agosto 1503). Passò poi in seconde nozze, nel 1509, con un nobile napoletano rimasto sconosciuto.

Alessandro FarneseAlessandro nacque a Canino il 29 febbraio 1468. Completò gli studi a Firenze, entrò nella diplomazia e tenne vari uffici. La sua gioventù fu simile a quella dei grandi signori del suo tempo: da una gentildonna romana ebbe tre figli (Pierluigi, Paolo e Ranuccio) ed una figlia (Costanza), due soli dei quali furono legittimati: Pierluigi e Paolo. In seguito mutò vita e ricevette gli ordini sacri, fu tesoriere della Chiesa romana (1492) e l’anno seguente fu nominato cardinale diacono da Alessandro VI; fu anche soprannominato "Cardinal-sottoveste" perché sua sorella Giulia era nel frattempo divenuta l’amante del Papa. Nel 1509 fu nominato vescovo di Roma da Giulio II (al secolo Giulio della Rovere, Albissola 5 dicembre 1443-Roma 21 febbraio 1513), quasi subito tenne un sinodo diocesano mettendo in atto i decreti riformatori del V Concilio Lateranense (1512-1517). Nel 1519 ricevette gli ordini sacri e divenne membro del partito riformatore della Curia. Alla morte di Clemente VII (al secolo Giulio dé Medici, Firenze 26 maggio 1479-Roma 25 settembre 1534) era il cardinale più anziano: fu eletto Papa il 13 ottobre 1534, dopo un conclave di due giorni, con il nome di Paolo III. Sensibilissimo alla cultura e all’arte, raffinato per l’educazione ricevuta, il nuovo Pontefice protesse artisti e studiosi: commissionò personalmente a Michelangelo Buonarroti il completamento del "Giudizio Universale" della Cappella Sistina e la direzione dei lavori per la nuova basilica di S. Pietro. Affidò anche la realizzazione e le decorazioni di alcuni palazzi a valenti architetti e pittori: A. da Sangallo il Giovane, B. Peruzzi, G. Barozzi da Vignola, i fratelli Zuccari. Fu però malvisto per il suo nepotismo assoluto: aveva concesso la porpora cardinalizia a due suoi giovanissimi nipoti, rispettivamente di quattordici e sedici anni. Paolo III sostenne lo sviluppo di nuove congregazioni religiose: i Teatini, i Barnabiti e le Orsoline, non solo, ma dette anche la sua personale approvazione, mediante la bolla pontificia "Regimi militantis ecclesiae" del 27 settembre 1540, sia alla papa Paolo III con i nipoti Alessandro e OttavioCompagnia di Gesù, sia alla congregazione dell’Inquisizione romana, organismo centrale per la lotta contro l’eresia, con pieni poteri censori ed esecutivi. Quando, con la pace di Crepy (18 settembre 1544) terminò la guerra tra la Francia e l’impero, riuscì ad aprire un nuovo Concilio a Trento, città scelta dall’imperatore (1545). Il Papa mandò tre legati, ma non si trattò, come desideravano i Protestanti, di un concilio di tutti i cristiani. Paolo III non cedette alle richieste di Carlo V e vennero emanati decreti sulle Sacre Scritture, sul Peccato Originale e sui Sacramenti: Dogma e Riforma sarebbero stati discussi simultaneamente. L’attrito tra Papa ed imperatore fu inevitabile: con il pretesto di una epidemia il Concilio fu trasferito a Bologna, città posta direttamente sotto l’influenza papale. Carlo V, come risposta, proibì ai suoi vescovi di partecipare e l’ottava sessione del Concilio fu sospesa. Nel 1538, con una bolla, scomunicò Enrico VIII e colpì l’Inghilterra con un interdetto. Cercò poi di mantenersi neutrale tra le rivalità di Carlo V e Francesco I: appoggiò il primo contro l’alleanza dei protestanti tedeschi e incoraggiò il secondo a perseguitare gli ugonotti francesi. Il 10 dicembre del 1549 morì, tormentato da una violenta febbre, dopo aver ceduto al nipote Ottavio il ducato di Parma.

(1 parte-continua)