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Anno 9
Numero 10
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
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Personaggi di
Varia Umanità
del segno dei
GEMELLI
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GINETTA SAGAN una vita grande vissuta in
silenzio
Antonia Bonomi
A molti, forse, il
nome di Ginetta Sagan non dirà niente, al primo impatto non ha detto niente
anche a me, ma è difficile che
qualcuno non conosca Amnesty International. Bene, Ginetta Sagan fu, perché è
morta nell'agosto del 2000, uno dei fondatori del movimento per la tutela dei
diritti umani. La sua storia si può a ragione considerare un romanzo. Nata a
Milano, figlia illegittima di un
medico ebreo francese e di un'italiana cattolica e sposata, le fu data l'identità di una bambina morta un paio d'anni prima, figlia
di un'infermiera amica dei suoi genitori. Con questo trucco i genitori non
incorsero nello scandalo, e lei fu protetta dalle successive leggi razziali.
Protetta relativamente, perché se non fu perseguitata in quanto ebrea, la sua
parte di guai l'ebbe comunque per
la sua attività. Infatti, Ginetta entrò presto nella Resistenza come corriere.
Non solo, entrò come domestica nella casa di un importante gerarca fascista
milanese, carpendo tutti i tipi d'informazione possibili e immaginabili, per
passarli ai suoi compagni di lotta. Il suo nome di battaglia era
"Topolino", per il fisico minuto e l'aria infantile, mentre
"Sole" era il soprannome che le avevano dato gli amici per la,
appunto, solarità del suo carattere, per la sua energia psicologica. Grazie
alle informazioni raccolte e passate da Ginetta, furono migliaia gli italiani e
centinaia gli ebrei che riuscirono a rifugiarsi in Svizzera con l'appoggio dei
partigiani che operavano nella zona di confine. I suoi genitori furono
arrestati, il padre fucilato il giorno stesso e la madre deportata ad Auschwitz.
Nel febbraio del 1945 toccò a lei essere catturata per la sua attività. Le
Brigate Nere la presero a Sondrio e per quarantacinque giorni fu in loro balia,
stuprata e torturata. La sua preoccupazione era quella di non tradire i compagni
ancora liberi, ostinatamente rispondeva a tutte le domande con una serie di:
"Non lo so". Una notte, due disertori tedeschi irruppero nella villa
dove era tenuta prigioniera, uccisero i fascisti, la liberarono e l'affidarono
alle suore di un vicino convento. Terminata la guerra, passato il primo momento
di sbandamento, un amico del padre la iscrisse alla Sorbona, ospitandola a
Parigi. Ebbe contatti con gli intellettuali francesi, e un suo professore le
consigliò di continuare gli studi negli Stati Uniti. Nel 1951, aveva
trent'anni, si iscrisse alla facoltà di Pedagogia all'Università di Chicago.
Conobbe Leonard Sagan, un giovane medico di San Francisco, sei mesi dopo erano
marito e moglie, ebbero tre figli e trascorsero la vita sempre uniti. A metà
degli anni '60, Ginetta fondò nella sua città il diciannovesimo gruppo di
Amnesty. Pur restando nell'ombra, fu un'animatrice instancabile del movimento,
nella raccolta di fondi, riuscì ad attirare nomi famosi come Joan Baez e Melina
Mercouri, fu al fianco delle madri di Plaza de Mayo contro la dittatura di
Pinochet, nel sostenere Solidarnosc, spostandosi per il mondo con il suo carisma
e tutti gli aiuti che poteva procurare, andando incontro anche a minacce e
attentati, come quando, in Polonia, ebbe un incidente a bordo di un'auto
sabotata dagli uomini del generale
Jaruzelski.
Com'era Ginetta Dietro lo Specchio dell'Astrologia?
Il dinamismo dei Gemelli, segno d'appartenenza, sommato alla costanza e
alla fermezza, alla forza d'animo data dalla Luna nel Capricorno, un enorme
senso della giustizia sancito da Saturno nella Bilancia. Certo, neppure lei era
perfetta, era impulsiva, un pochino ombrosa, ma possedeva una qualità in sommo
grado: il buon senso, ed era questo che guidava le sue azioni. Era una bella
personalità, una grande personalità, possedeva fascino al di là della
bellezza, non era mai a corto di argomenti ed era molto attiva e determinata. Lo
ha dimostrato.
Perché ho trattato Ginetta Sagan? Il primo motivo è che parlo sempre molto
volentieri degli italiani che si fanno onore e quando, nei giorni scorsi, mi
sono imbattuta nel suo nome legato ad Amnesty mi sono soffermata sugli articoli.
Ho cominciato a leggere la sua storia e quel Ginetta mi ronzava in mente,
proveniente dal passato remoto. Una Ginetta partigiana… Milano… Sondrio…
mia madre che mi raccontava, finita la guerra, di questa Ginetta che manteneva i
contatti, che faceva la spola tra Milano e "la montagna" dove mio
padre comandava una brigata partigiana, della gente che "facevano passare
dall'altra parte", in Svizzera. Non so quale fosse il cognome della
"Ginetta" di cui parlava mia madre, ma non credo ce ne fossero molte
attive in quella zona e in quel periodo. Mio padre è stato ucciso nel gennaio
del 1945, sono stata contenta di leggere che la Ginetta, forse la stessa
Ginetta, si era salvata ed ha contribuito a creare qualcosa di grande, di
mondiale. Sarò infantile, ma il fatto che sia stata in contatto con mio padre e
che abbia realizzato qualcosa, mi dà l'impressione che, dentro, ci sia anche un
pezzetto di lui.
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