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Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
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DA SUOR SORRISO A
ORIETTA BERTI poche idee ma ben chiare in mente
Antonia Bonomi
I più giovani non ricorderanno "Suor Sorriso", una rubiconda monaca
di bianco vestita che agli inizi degli anni '60 cantava canzoncine trallallero. Gran
sorriso, sulla guanciotta un neo sbarazzino che spuntava dalle candide bende, era una
suora un po' strana, ma per suora passava, almeno i primissimi tempi, nelle varie
televisioni: Suor Sorriso, colei che portava la gioia agli ammalati, nient'altro. Poi,
ecco che getta la tonaca alle ortiche e si trasforma in Orietta Berti. Stazza sempre
massima, ma tacchi a spillo, abiti ricchi, neo sbarazzino e canzoni trallallero. Però,
scagli la prima pietra chi non ha mai cantato, sussurrato almeno una volta in vita sua,
magari in un momento un po' così, il tormentone "fin che la barca va
". Io
l'ho fatto, come ho cantato a squarciagola, nei momenti di rapimento "blu, blu,
l'amore è blu
" oppure "io, tu e le rose". Giuro: non ho mai
acquistato un disco o un nastro di Orietta Berti, non l'ho mai ascoltata intenzionalmente,
ma me la sono sempre trovata davanti o nelle orecchie e
il motivo è quello che è,
la classica canzonetta "pennellessa", ma per quanto ti piacciano Bach, Mozart,
Beethoven, l'opera lirica, nei momento un po' così può capitare che ti trovi a cantare
fin che la barca va.
Piano piano, una comparsata qua e un'apparizione là, miss Tortellino come era
chiamata sia per il luogo di provenienza, Cavriago vicino a Reggio Emilia, sia per
l'abbondanza delle forme, che tra i romani le meritò l'appellativo di supplì con le
gambe, senza smettere mai il solito sorriso, che probabilmente indossa al mattino quando
si lava la faccia, ha conquistato un posto al sole. Sia ben chiaro, anche a prezzo di duro
lavoro perché mi si dice che l'Orietta non lasci mai un buco libero nelle varie serata
lungo tutta la penisola, d'estate e d'inverno. Se avesse il dono dell'ubiquità, sarebbe
anche in due posti contemporaneamente, maligna qualche rivale canora. Sostenuta da Osvaldo
Paterlini, il suo primo amore sposato il 14 maggio del 1967 e da quel momento diventato
suo manager, ha avuto due figli, Omar e Otis, ma l'hanno sponsorizzata quelli degli
ascensori?, ha collezionato bambole, acquasantiere, vestaglie, serate e partecipazioni a
spettacoli, festival. È fissa non tanto come cantante quanto come opinionista in Quelli
che il calcio, dove fa domande, anzi "deve chiedere una domanda" agli ospiti,
dispensa perle di saggezza in trasmissioni radiofoniche, dove indica anche sotto forma di
pubblicità occulta il luogo dove canterà questa o quella sera. E diventa anche
presentatrice di serate festivaliere. Va bene che fa parte della compagnia di giro di
Fabio Fazio e di Enrico Vaime, perciò non dovrebbe stupire questo suo presenzialismo.
Com'è la Berti DIETRO LO SPECCHIO dell'Astrologia?
La ormai cinquantasettenne
signora della canzone italiana, titolo che erediterà quando l'altra sempre verde Nilla
Pizzi deciderà di lasciar vacante il trono (ma mi sa che potrebbe toccarle la fine del
povero Carlo d'Inghilterra, aspirante re ormai alle soglie della senescenza), è una
signora di buon senso. La sua qualità è il buon senso, sommato allo spirito pratico e a
una fortuna in quantità industriali. Sarebbe anche pigra, l'Orietta, se non fosse che ha
bisogno di spazi sicuri, finanziariamente parlando, anche perché spende parecchio per
circondarsi di comfort e di quelle cose di gusto un po' barocco che le piacciono tanto. È
paciosa solo all'apparenza, perché è molto suscettibile e sa tirare fuori le unghiette
in difesa dei suoi interessi, ha un fondo di malinconia che supera aggrappandosi alla
famiglia, alle tradizioni. Non dimagrirà mai e anche nel caso dovesse sottoporsi a diete
ferree, lo spettro della ciccia è in agguato, ben indicato nel suo quadro. Il futuro?
Splendido, tanto per cambiare. È talmente in espansione, che se l'età anagrafica lo
permettesse potrebbe persino restare incinta. Pensate che bello, se fosse una femminuccia
potrebbe chiamarla Ortesia, o Oleandra per perpetuare la O iniziale dei nomi di famiglia
che, a sentire lei, le porta fortuna! Cin cin, Orietta.
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