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Anno 9
Numero 9
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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Personaggi
GIORDANO BRUNO: IL QUARTO CENTENARIO
Arso vivo per la sua filosofia-religione
Almalinda Giacummo
Nato a Nola, in provincia di Napoli, da una famiglia nobile,
frequentò gli ambienti culturalmente più elevati di Napoli, città nella quale compì
anche gli studi. Entrato alletà di diciassette anni come novizio nel convento di S.
Domenico, fu ordinato sacerdote nel 1572: studiando sia la teologia sia la filosofia
antica, cercò di coniugare il cristianesimo ortodosso con la filosofia neoplatonica.
Accusato di eresia, nel 1576 fu costretto a lasciare la sua Napoli e il sacerdozio,
riparando a Roma. Dopo un lungo peregrinare nellItalia del nord, si rifugiò
finalmente a Ginevra, dove poté frequentare luniversità. Anche qui però ebbe modo
di pestare i pedi a qualcuno, nel caso specifico i calvinisti, ai quali aderì per breve
tempo, e si vide costretto a trasferirsi nuovamente, questa volta in Francia, a Tolosa e a
Parigi. La sua fama crebbe notevolmente tanto che, allindomani della pubblicazione
del suo De Umbris Idearum, Enrico III gli diede una cattedra alluniversità
della Sorbona. Ma anche la Francia dopo un po cominciò a stargli stretta e passò
quindi la Manica, trasferendosi in Inghilterra, grazie alla protezione del Conte di
Castelnau e come ambasciatore del re. Qui teneva lezioni pubbliche e scriveva altre opere
tra le quali i Dialoghi, la Cena, Ceneri e Spaccio della bestia trionfante, attirandosi le
ire dei teologi. Di nuovo a Parigi, si cimentò nel commento delle opere aristoteliche: ma
gli studenti gli erano ostili e si dovette trasferire in Germania ed in Boemia. Insegnò
quindi a Helmstadt, Wittemberg e a Praga, mente a Francoforte pubblicò opere scritte in
latino. In seguito, nel 1591, Giovanni Mocenigo lo invitò nella sua Venezia per farsi
insegnare la mnemotecnica e forse qualche pratica magica: lesperienza si rivelò
fruttuosa, tanto da portarlo a conoscere Galilei e Paolo Sarpi. Ma Mocenigo lo vedeva con
sospetto e lo considerava un po eretico, tanto da denunciarlo al SantUffizio:
nel 1592 fu arrestato a Venezia ed in seguito trasferito a Roma su richiesta
dellInquisizione della città eterna. A Roma rimase in carcere per sette anni,
rifiutando durante tutto il processo di rivedere e ritrattare le sue teorie e dottrine
filosofiche e religiose. La naturale conclusione fu la condanna a morte sulla pira: venne
bruciato in Campo de Fiori tra il 16 ed il 17 febbraio del 1600.
La
sua dottrina era ribelle ed insofferente, naturalistica, mossa dalla convinzione che ogni
aspetto, ogni momento della realtà naturale è organizzato, ordinato e sorretto da una
forza vivente che è "presidente alla materia e signoreggia nelli composti, effettua
la composizione e consistenza de le parti
stende le cartilagini, incava le
arterie
intesse le fibre, ramifica li nervi
". Indirizzare ogni sforzo
verso il mondo del naturale, lunico nel quale si possa vedere la presenza del
Divino, nella chiara dea dellinfinità della natura e dei mondi, in una sorta di
visione panteistica: ma due infiniti, il Divino e la realtà universale, non possono
esistere, allora sono una cosa sola, Dio e lUniverso sono una cosa sola. Ma il mondo
fisico è il nostro cosmo, natura naturata, mentre luniverso è veramente
Dio, la natura naturans. Lessenza è però identica: il mondo è
manifestazione molteplice, nello spazio come nel tempo, di Dio eterno ed unico; ed è
anche generatore e "contenitore" di molti esseri, conciliando e superando in sé
tutte le differenze e le opposizioni, come causa immanente del Tutto. Luniverso è
eliocentrico, un unico sistema di innumerevoli sistemi solari. E lessere? e
una monade, o unità vivente ed attiva, che si moltiplica riproducendo in piccolo ed in
forma speciale e contingente la realtà e la vita della Monade divina: ogni essere è
anima e corpo insieme, dotato di forza espansiva nello spazio (la corporeità) e del
potere di concentrarsi ritornando su se stesso (coscienza=realtà spirituale=anima). In
tutto ciò la conoscenza è una funzione della realtà spirituale, che usa la
manifestazione corporea, la vita e la conoscenza con il mondo sensibile per avere un
concreto riferimento di esistenza e di pensiero: ma lo domina e lo supera intuendo la
Realtà assoluta che contiene e trascende ogni limitazione. "E lanima nostra si
esalta in eroico furore".
Ma tutto questo causa una sorta di repulsione verso le religioni
rivelate, comprese il cristianesimo, il luteranesimo, il calvinismo, considerate una
specie di insieme di superstizioni inutili perché contrarie alla natura ed alla ragione.
Una specie di simbolo delle idee che si vogliono affermare al di
là di tutto, di qualunque restrizione, sia essa religiosa sia politica: per Herder ed
Hengel fu il creatore del pensiero critico moderno. In generale, può essere considerato
uno dei più importanti scrittori del Rinascimento: ricco di fermenti di pensiero, tanto
da sembrare quasi incoerente, attratto dalla forma del dialogo movimentato e vario
regalato ai suoi personaggi, tanto da renderli vivissimi e quanto mai vicini alla realtà,
efficace nella descrizione dei paesaggi, in una rappresentazione concreta della sua
continua ricerca della verità. Con lausilio di forme scrittorie variegate,
dallalta eloquenza che passava dallinvettiva alla satira, in uno stile che è
il risultato di un continuo domandarsi e rispondersi alla ricerca del Tutto.
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