prima paginaPrima pagina
editorialeEditoriale
attualita'Attualità
culturaCultura
costumeCostume
spettacoloSpettacolo
personaggiPersonaggi
turismoTurismo
medicinaSalute
sportSport
agendaAgenda
oroscopiOroscopi
curiosita'Curiosità
consulenteConsulente
giardinaggioGiardinaggio
cucina
Cucina
dentino avvelenatoDentino avvelenato

linkI nostri link
e-mailE-mail


Anno
9
Numero
10

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.

 

 

 

...per parlare con 
Antonia Bonomi 
 899.060.888
clicca, leggi 
e poi... chiama
Personaggi di 
Varia Umanità

del segno del 

LEONE
AMBROGIO FOGAR avventura e speranza 

Antonia Bonomi 

Ambrogio Fogar si è spento nella notte del 24 agosto 2005 per una crisi cardiaca, dopo quasi tredici anni di immobilità assoluta in seguito ad un incidente automobilistico. Nelle Ambrogio Fogarultime apparizioni televisive ribadiva il suo desiderio di tornare a muovere almeno un dito, la sua speranza nelle cellule staminali, la sua volontà di abbandonare il letto e tornare a camminare con le proprie gambe.
Di Ambrogio Fogar ho sentito parlare da sempre, e non è che godesse di tutte le mie simpatie, lo trovavo un po’ sbruffoncello, un po’ troppo compiaciuto di sé, piccole cose intendiamoci, ma che non me lo facevano digerire completamente. La notizia della disgrazia che lo ha reso paraplegico mi ha umanamente colpita e vederlo nelle immagini che ce lo rimandavano sofferente era una gran tristezza, ma ne apprezzavo la voglia indomabile di cercare di vincere un destino beffardo e crudele.  
Ora è libero e poiché credo che la vita non finisca quando cessiamo di respirare, sono felice per lui perché è tornato a camminare, a volare.
Di Ambrogio Fogar si inizia a parlare quando diciottenne, con gli sci ai piedi,  attraversa da solo e per due volte le Alpi. Diventa paracadutista e pilota di piccoli aerei, al 56° lancio ha un grave incidente ma se la cava. Scoppia la passione per il mare, attraversa l’Atlantico da Capetown a Rio, nel 1973 parte per il giro del mondo in solitario, controcorrente e controvento, impiegando tredici mesi. Quando torna è una celebrità, ha venduto il servizio ad un giornale, scandalizzando quanti lo aspettavano per congratularsi con lui pensando all’eroe duro e puro, tiene conferenze, scrive un libro sul viaggio, qualcuno ci vede un po’ troppa fantasia. Tenta la regata transatlantica in solitario con un catamarano senza cabina, si ferma alle Azzorre. Nel 1978, durante una traversata con il giornalista Mauro Mancini, fa naufragio a Capo Horn, restano 74 giorni su una zattera, in balia del male, quando una nave li avvista e li tira a bordo Fogar se la cava, l’amico muore due giorniAmbrogio Fogar dopo. E le critiche si sprecano. Dopo il cielo, il mare ecco la terra o, meglio, i ghiacci, si allena per un paio di mesi e con due cani compie la traversata dell’Artico raggiungendo il Polo Nord. Il ritorno è a bordo di un aereo da turismo e giù di nuovo critiche. Nelle sue avventure c’è sempre qualcosa di misterioso che non convince completamente, gli sponsor incominciano a prendere le distanze, ma chi se ne… approda in  televisione e per sette anni conduce il programma Jonathan, dimensione avventura, girando il mondo con una troupe per filmare di tutto e di più. Viaggia, presenta e scrive, ma anche qui nascono polemiche, addirittura viene pubblicato un libro che fa le pulci alle sue opere dimostrando come avesse copiato paragrafi e pagine altrui.  
Nel 1992, durante la Parigi-Mosca-Pechino, la sua auto finisce contro un grosso masso, si rompe la seconda vertebra cervicale spezzando il midollo, le lesioni sono irreversibili. Nel 1997 eccolo nel Mediterraneo a bordo di una barca a vela, munito di una sedia a rotelle basculante per sensibilizzare l’opinione pubblica sui problemi delle persone con handicap.
Com’era Ambrogio Fogar Dietro Lo Specchio Dell’Astrologia?
L’avventura era la sua vocazione, era ambizioso, ricercava l’applauso, ma non era un incosciente completo. Sfidava se stesso, ma aveva anche un bello spirito pratico, era narciso, amava il bel gesto ma aveva un fondo egoista. Era una persona tutto sommato normale, che ha sfruttato la propria inclinazione e il momento favorevole, essendo dotato di un buon fiuto, anche intuito.  
Cosa diceva il suo cielo quel 12 settembre 1992?
Bisogna fare una premessa: Fogar aveva il Sole nel Leone, colonna vertebrale, in aspetto negativo con Saturno, ossa, nel Toro, segno del collo e delle vertebre cervicali. Dunque, era già predisposto alla nascita a disturbi e incidenti in questa parte del corpo. Quel giorno la Luna nei Pesci non dava una mano a Venere e Nettuno natali congiunti nella Vergine, e a Giove nei Gemelli già in quadratura con Venere. Risultato: fortuna relativa. Ma c’erano altri aspetti più significativi: Urano e Nettuno rotanti erano nel Capricorno, scheletro, in cattivo aspetto con Marte natale nell’Ariete, indici di rischio di incidenti, quanto a Saturno rotante era in opposizione a Mercurio natale, il movimento.