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Numero 21
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
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Varia Umanità
del segno del
LEONE
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DON
ZENO SALTINI E NOMADELFIA la semplicità che trasforma l'utopia in realtà
Antonia
Bonomi
"Abbiamo
donato al mondo il mondo nuovo, che da millenni hanno cercato e voi l’avete
trovato". Queste sono le ultime parole di don Zeno Saltini, il fondatore di
Nomadelfia (dal greco la fraternità è legge), pronunciate prima dell'agonia,
il suo testamento spirituale.
Di Nomadelfia ho sentito parlare quando ero piccola, anche in relazione alle
vicende giudiziarie toccate al suo fondatore, e mi ha sempre affascinato l'idea
che la muoveva, più vicina al mio modo di sentire la fede, che è sempre stato
in contrasto rispetto a quanto mi era insegnato, ma sarebbe meglio dire imposto.
Don Zeno nasce a Fossoli di Carpi il 30 agosto del 1900 da una famiglia
patriarcale d'agricoltori benestanti. È il nono di dodici figli, tre dei quali,
oltre a lui, sceglieranno la strada della consacrazione. Attorno ai quattordici
Zeno decide di non frequentare più la scuola, ritenendo inutile
l’insegnamento che vi s'impartisce. Va a lavorare nei poderi di famiglia,
rendendosi conto della dura realtà dei braccianti. Ma scoprirà più tardi
l’importanza della cultura: a vent’anni, mentre si trova in servizio di leva
a Firenze presso il III Telegrafisti, ha
una discussione con un commilitone anarchico.
Questo afferma che Cristo e la Chiesa sono d'ostacolo al progresso umano,
Zeno sostiene il contrario, pur riconoscendo che i cristiani sono in gran parte
incoerenti. Ma l'anarchico è istruito e lui no, tra i fischi degli altri
soldati, Zeno si ritira e prende
una decisione: "Gli risponderò con la mia vita. Cambio civiltà
cominciando da me stesso. Per tutta la vita non voglio più essere né servo né
padrone".
Decide di studiare legge e teologia, mentre continua a dedicarsi ad attività
d'apostolato ed al recupero di ragazzi sbandati. Si laurea in legge presso
l'Università Cattolica di Milano. Aveva intenzione di difendere come avvocato
coloro che non potevano pagarsi un difensore; ora però si rende conto che la
sua missione è di prevenire che cadano in disgrazia: decide di farsi sacerdote.
Il 6 gennaio 1931 c
elebra la sua prima Messa nel duomo di Carpi e all'altare prende come figlio un
ragazzo di 17 anni appena uscito dal carcere: Danilo detto familiarmente Barile.
Mandato come vice parroco a San Giacomo Roncole (Modena), comincia a pubblicare
un giornalino dal titolo indicativo, Piccoli
Apostoli, e che più
tardi darà il nome all’opera da cui si svilupperà Nomadelfia. In un palazzo
antistante la chiesa, dove sono ospitati i "figli", don Zeno ricava un
cinema-teatro che attrae gente anche dai paesi vicini, per ascoltare i discorsi
di quel prete che si distingue dagli altri.
I "Piccoli Apostoli" hanno per ora un padre, ma non una madre. Ed ecco
che, nell’estate del 1941, in piena guerra, a don Zeno si presenta Irene, una
ragazza della parrocchia, dicendosi disposta a fare da mamma agli ospiti più
piccini. Sarà la prima "mamma di vocazione". Irene deve aspettare
d'essere maggiorenne per realizzare la sua vocazione, ma prima del suono della
campana di mezzogiorno del 21 luglio, secondo "il segno" chiesto da
don Zeno al Signore, eccola pronta al compito. Sul suo esempio arrivano Norina,
Zaira, Agnese, Enrica, Sirte, Elis ecc.
Nella notte tra il 2 e il 3 febbraio 1943, anche sette preti delle diocesi di
Modena e di Carpi decidono di unirsi a don Zeno, formando così l’Unione dei
sacerdoti Piccoli Apostoli.
Con l'armistizio dell'8 settembre 1943 i tedeschi occupano l'Italia. Don Zeno,
che aveva preso più volte posizione contro il fascismo, la guerra e le leggi
razziali, parte per il Sud. Alcuni figli lo seguono per sfuggire alle
deportazioni in Germania.
A S. Giacomo l'Opera è duramente perseguitata e si tenta di disperderla.
Diversi giovani Piccoli Apostoli entrano nelle formazioni partigiane, mentre
alcuni sacerdoti contribuiscono all'organizzazione della resistenza e aiutano
ebrei e perseguitati politici a raggiungere la Svizzera con documenti falsi.
Sette Piccoli Apostoli perdono la vita per la riconquista della libertà.
Dopo la fine della guerra, nel 1947, i Piccoli Apostoli occupano l'ex campo di
concentramento di Fossoli, vicino Carpi, per costruire la loro nuova città.
Abbattono muraglie e reticolati, mentre accanto alle famiglie di mamme di
vocazione si formano le prime famiglie di sposi, che chiedono a don Zeno di
poter accogliere i figli abbandonati, decisi ad amarli alla pari di quelli che
nasceranno dal loro matrimonio.
Il 14 febbraio 1948 approvano il testo di una Costituzione che sarà firmata
sull'altare. L'Opera Piccoli Apostoli diventa così Nomadelfia, che significa
dal greco: "Dove la fraternità è legge".
Nel 1950 Nomadelfia propone al popolo un movimento politico chiamato
"Movimento della Fraternità Umana", per abolire ogni forma di
sfruttamento e per promuovere una democrazia diretta. Ma l'ostilità dei
politici al governo e d'alcuni ambienti ecclesiastici blocca l'iniziativa. I
nomadelfi sono 1150, dei quali 800 figli accolti e 150 ospiti senza casa e senza
lavoro. La situazione economica diventa sempre più pesante. Sfruttando questo
pretesto si tenta di sciogliere Nomadelfia.
Il 5 febbraio 1952 il Sant'Ufficio ordina a don Zeno di lasciare Nomadelfia. Don
Zeno ubbidisce, subirà un processo per truffa e sarà assolto. Costretti ad
abbandonare Fossoli, i nomadelfi si rifugiano a Grosseto, su una tenuta di
diverse centinaia d'ettari da bonificare, donata dalla contessa Maria Giovanna
Albertoni Pirelli, dove vivono in gran parte sotto le tende. Pur lontano, don
Zeno cerca di provvedere alle loro necessità, e sempre più spesso, non
dimentichiamo che è avvocato, deve
difenderne in tribunale alcuni che, strappati alle famiglie di Nomadelfia, sono
ricaduti nella malavita.
Chiede perciò al Papa di poter rinunciare temporaneamente all'esercizio del
sacerdozio per tornare alla guida dei suoi figli. Nel 1953 Pio XII gli concede
la laicizzazione "pro gratia". Depone la veste, torna fra i suoi
figli. I nomadelfi sono rimasti circa
400, la tenuta di Grosseto si è salvata dal patatrac finanziario perché era
ancora intestata alla contessa Albertoni Pirelli.
Nel 1954 don Zeno crea i "gruppi familiari". Nel 1961 i nomadelfi si
danno una nuova Costituzione come associazione civile, e don Zeno chiede alla
Santa Sede di riprendere l'esercizio del sacerdozio. Nomadelfia è eretta in
parrocchia e don Zeno nominato parroco.
Il 22 gennaio 1962 celebra la sua "seconda prima messa".
Nel 1968 i nomadelfi
ottengono dal Ministero della Pubblica Istruzione di educare i figli sotto la
loro responsabilità, nella propria scuola interna.
Il 12 agosto 1980 i nomadelfi
presentano a Giovanni Paolo II, nella villa di Castelgandolfo, una
"Serata". E' presente tutta la popolazione di Nomadelfia. Il Papa dice
tra l'altro: "Se siamo vocati ad essere figli di Dio e tra noi fratelli,
allora la regola che si chiama Nomadelfia è un preavviso e un preannuncio di
questo mondo futuro dove siamo chiamati tutti".
Pochi mesi dopo don Zeno e colpito da infarto, muore in Nomadelfia il 15 gennaio
1981, mentre il Papa riceve una delegazione di nomadelfi con i quali prega per
lui e invia la sua benedizione.
Qual è l'utopia di Nomadelfia? Tutti i beni sono in comune, non circola denaro,
non esiste proprietà privata, le famiglie sono disponibili ad accogliere figli
in affido. Qui tutti lavorano ma nessuno è pagato. Chi sbaglia è perdonato,
purché ammetta il suo errore e si penta. Ogni giorno si dedica un’ora alla
riflessione. La regola è ricavata dalle prime comunità cristiane di cui
parlano gli Atti degli Apostoli. Per lo Stato italiano è un’associazione
civile, una fondazione, organizzata sotto forma di cooperativa di lavoro. Per la
Chiesa è una parrocchia comunitaria e un’associazione privata tra fedeli, ma
non chiusa in se stessa, perché si presenta come fermento in mezzo alla società
che la circonda.
Ogni volta che mi trovo a percorrere la Grosseto-Siena e vedo l'indicazione per
Nomadelfia, sono tentata di visitarla. Dopo essermi rinfrescata la memoria
riassumendo la storia del suo fondatore, lo farò certamente.
Com'è don Zeno Saltini dietro lo specchio dell'Astrologia? Uno dei migliori
esseri umani che mi sia capitato di analizzare e chi mi conosce sa che non mi
lascio influenzare dal personaggio, dalla sua importanza. Propongo senza
variazioni quanto scritto esattamente vent'anni fa, quando Don Zeno compì
ottant'anni:
"Intelligente, dotato di profondità, carisma, senso della giustizia. Sa
imporsi con autorevolezza e contemporaneamente con dolcezza, possiede una sorta
di "senso materno" che non toglie niente alla forza virile. Non ama il
compromesso, ma non manca d'intelligente duttilità,
ha intuizioni fulminanti, idee
geniali nella loro semplicità, è un organizzatore e un educatore nato che si
autoeduca. È tenace fino alla caparbietà, buono dal profondo. Le punte meno
costruttive della personalità, ambizione e narcisismo, iperattività sono rese
creative dai contemporanei aspetti favorevoli che ricevono i pianeti che le
indicano. Quando si dice la sublimazione dei difetto!"
Guardando il suo quadro, mi chiedo: ma perché non lo fanno santo? O ci ha già
pensato qualcuno?
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