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Anno
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Numero
10

 

Direttore responsabile
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Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.

 

 

 

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PIERRE AUGUSTE RENOIR “... Se non mi divertissi non dipingerei nulla...”

Roberta Gallina 

Pierre Auguste Renoir nacque a Limoges il 25 febbraio 1841; quando aveva quattro anni la famiglia si trasferì a Parigi, ove il padre, sarto, sperava di poter migliorare le condizioni economiche, fino ad allora assai modeste. Fin dalla prima adolescenza Pierre dimostrò inequivocabili e sorprendenti tendenze artistiche, che lo condussero a “imparare il mestiere” nella bottega di un decoratore di porcellane, frequentando, contemporaneamente, i corsi serali della scuola, gratuita, di disegno. Nel 1858 passò dalla decorazione di porcellana alla decorazione su ventagli e pittura su stoffa con tale passione che, in breve tempo, acquisì notevole abilità manuale e rapidità d’esecuzione.
Quattro anni più tardi s’iscrisse alla “Scuola delle Belle Arti”, ove fu allievo di Gleyre e divenne amico di Bazille, Sisley e Monet, futuri capostipiti dell’Impressionismo. Ben presto i quattro giovani artisti presero in antipatia il loro maestro, che avversava spietatamente quel “dannato colore” che loro, invece, amavano tanto, ragion per cui iniziarono a frequentare il Louvre e a studiare le opere raccolte. Nel 1864, quando ormai Gleyre s’era ritirato dall’insegnamento, i “quattro ribelli” si recarono sempre più spesso a dipingere nella foresta di Fontainebleau, da sempre Musa ispiratrice dei pittori di paesaggi. Fu questa un’esperienza importantissima per Renoir che, proprio nel bosco caro agli artisti, incontrò Narciso Diaz (Bordeaux 1807 – Mentone 1876), che lo convinse a “schiarire” la sua pittura: passo decisivo nell’evoluzione di Renoir che arrivò addirittura a distruggere l’”Esmeralda danzante” con cui aveva partecipato al Salon, la grande rassegna pittorica che si teneva ogni anno nella capitale francese. L’accettazione delle opere al Salon era importantissima per ogni artista perché, altrimenti, sarebbe stato molto difficile, se non impossibile, la vendita sul mercato.
Questo fu un periodo molto difficile per Renoir, che, sempre in difficoltà economiche, spesso si vide respingere le opere dal Salon perché giudicate moderne e troppo vicine alla corrente di Coubert. Per fortuna l’amico Bazille era molto benestante e spesso gli venne in aiuto: lo accolse nel suo “atelier”, ove dipinse la celebre “Lise” che fu un altro biglietto d’ingresso al Salon. La nuova generazione dell’elite artistica si riuniva al Café Guerbois ove sotto l’egida di Manet, che si atteggiava a maestro, gli artisti ribelli, come Degas, Bazille, Sisley, Monet, Pissarro, Cézanne discutevano e polemizzavano contro i critici; anche Renoir faceva parte del gruppo, ma si distingueva sempre per l’atteggiamento pacato ed estraneo ad ogni atteggiamento rivoluzionario ed estremista. Nel 1870, durante la guerra franco – prussiana, Renoir fu militare a Bordeaux, poi ritornò a Parigi e, durante la Comune, aprì uno studio da solo, visto che l’amico Bazille era morto combattendo. Per sostentarsi dipingeva ritratti (come, ad esempio, “La famiglia Henriot”, 1871), ma i suoi amici “arrabbiati” non rimasero oziosi a lungo. Riprendendo un progetto che avevano dovuto rimandare a causa della guerra prima, poi dalle discrepanze di vedute, poi dalle difficoltà economiche, decisero di allestire, nel 1874, una loro mostra nelle sale del fotografo Nadar: lo scandalo fu notevole, il pubblico li derise, ma il successo coronò l’impresa. L’intento era far conoscere la loro pittura e c’erano riusciti. La mostra si ripeté anche negli anni seguenti, nel 1876, 1877, 1879, 1882 e nel 1886. Le opere di Renoir di questo periodo rispecchiano i dettami impressionistici: fedeltà assoluta al “vero”, ossia quello della propria visione che riassume toni luminosi e ombre colorate, come La piccola ballerina” (oggi a Washington, National Gallery), oppure il famoso “Palco”  (Londra, Tate Gallery), opere tra le più importanti per raffinatezza, toni cromatici e novità.
Tra gli anni 1874 e 1877 Renoir fu molto vicino all’amico Monet, con il quale girovagava nei dintorni di Parigi, lungo il corso della Senna per cercare luoghi che ispirassero la sensibilità pittorica, prova ne sono i paesaggi dipinti ad Argenteuil, esempio “Barche a vela”, 1874 (Portland, Museum of Art), oppure il “Moulin de la Galette”, 1876 (Parigi, Museo del Louvre). Sempre a questo periodo appartiene il raffinato ritratto “Madame Henriot”, 1877 (Washington, National Gallery of Art), in cui si fondono il bianco, il rosa e l’argento.
Il nuovo benessere economico gli permise di affittare una casa con giardino a Montmartre, in cui riceveva gli amici e che fa da sfondo ad un altro capolavoro “L’altalena”, 1877 (Parigi, museo del Louvre), ma all’agiatezza corrispose un periodo negativo per l’artista, che non si esprimeva più con la fresca spontaneità di prima. Nel 1880 s’innamorò di una delle sue modelle, Aline Charigot, ritratta ne ”La bagnante bionda”, 1881 (Torino, collezione privata), che sposò poco dopo. L’anno seguente (1881) intraprese con la moglie un viaggio in Italia, durante il quale scoprì Raffaello e gli affreschi di Pompei. Il contraccolpo si manifestò ben presto traducendosi in costruzioni plastiche assai più vigorose, come quelle di tutta la serie di quadri che ritraggono le bagnanti. Furono proprio questi dipinti, traboccanti di sensualità  e dai colori molto ricchi che suscitarono l’ammirazione di Maillol (Banyuls sur Mer, 1861 – ivi 1944). Intorno al 1900 iniziò a soffrire di artrite e, su consiglio del medico, trascorse l’inverno a Cagnes, ove, dal 1905, si ritirò a vivere. Dal 1907 si dedicò anche alla modellazione plastica in cera, creta e bronzo, ma nel 1913 i reumatismi gli resero quasi impossibile il modellare; si ostinò tuttavia a continuare a dipingere, forte dell’entusiasmo che l’aveva sostenuto per tutta la vita, facendosi legare i pennelli alle mani.
Nel 1919 fece un’ultima visita al Louvre, il 3 dicembre morì nella sua casa di Cagnes.