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Anno
9
Numero
10

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

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PESCI
30 GENNAIO 1889: trovati uccisi Rodolfo d’Asburgo e Maria Vetsera. 
Omicidio o suicidio?

Antonia Bonomi

Quella mattina del 1889 si sparse l’orribile notizia: il principe ereditario Rodolfo era stato trovato morto ammazzato in una stanza del castello di Mayerling. Omicidio, suicidio? Prevalse la tesi del suicidio e, quando filtrò che c’era anche Maria, attorno alla coppia nacquero leggende. Il cinema si impossessò della loro storia e ai nostri giorni, quando ancora se ne parla, si immaginano due bellissime e infelici creature che hanno voluto concludere insieme e tragicamente la loro vita.
Vediamo cosa ne dice la storia e com’erano DIETRO LO SPECCHIO dell’astrologia.

RODOLFO D'ASBURGO
SCHLOSS LAXENBURG 21 AGOSTO 1858
La  storia  di questo principe infelice, unico  maschio  su quattro  figlioli, di Francesco Rodolfo d'Asburgo Giuseppe e di Elisabetta di Baviera detta Sissi, è legata nella memoria dei più ai  film che ne hanno raccontato la tristezza e il grande amore per la baronessa  Maria  Vetsera,  il suicidio  a   due per l'impossibilità di coronare un sogno d'amore.
Quanto  alla  sua immagine fisica, negli  occhi  abbiamo  il volto  e  la figura degli attori che ne  hanno  recitato  la parte.  E  per chi non è andato oltre ecco un  uomo  virile, aitante,   fascinoso,  romantico,  con  lunghe  ciglia   che frangiano  due  occhioni immensi dallo sguardo  di  velluto. Insomma: Omar Sharif. La realtà è un po' diversa. Rodolfo era piccolino e mingherlino, aveva i capelli radi  e i  lineamenti  aguzzi. Secondo una  dama  di  corte  aveva ereditato qualcosa del fascino della madre, fatto constatato anche dalla regina Vittoria d'Inghilterra, ma se non avesse avuto   alle   spalle   il   regno paterno  difficilmente   avrebbe collezionato una moglie, Stefania del Belgio, e il numero di amanti  che gli vengono attribuite, l'ultima delle quali fu appunto la Vetsera. Di Rodolfo si dice che non andasse d'accordo con il padre e la  cosa non stupisce.  A  parte il solito conflitto generazionale, non si vede quali punti di contatto potessero avere  un uomo dal carattere razionale, dai giudizi  chiari, dotato di senso del dovere come Cecco Beppe e un ragazzotto relativamente intelligente, sterilmente aggressivo,  dalle idee confuse e velleitarie.
Già, perché questo è quanto dicono alcuni storici e parte di quanto si evince dallo studio del tema natale di Rodolfo. Un'occhiata a questo tema dice subito che  Rodolfo aveva un sistema  nervoso labile,  era animato da  ideali  privi  di realismo,  tendeva  ad esagerare il positivo o il negativo delle situazioni a secondo dell'umore. Inquieto,   angosciato  e pessimista  cronico,   scontento, ambizioso  e  afflitto da  mania  di  persecuzione,   aveva ereditato queste tendenze dalla madre che non fu un  esempio di razionalità. Al di là di quello che raccontano i film girati in serie sulla sua vita.
Sempre   stando  al  suo  tema  natale,  questa   sgradevole creatura,  velleitaria come abbiamo  visto,  dispotica   e capricciosa,  insaziabile, aspirava a soppiantare il  padre. Essendo  di carattere debole, influenzabile, sensibile  alle adulazioni,  odiando il padre, è senz'altro nel giusto chi sostiene che il giovanotto abbia partecipato ad una  congiura che lo avrebbe portato sul trono di Ungheria,  strappandolo al regno paterno.
Quanto all'attrazione esercitata dalla morte su Rodolfo, c'è chi  dice  che tenesse un teschio  sulla  scrivania  e  che girasse  armato  di  pistola,  che chiedesse  alle   amanti occasionali di accompagnarlo nell'estremo viaggio ricevendo sempre  secchi rifiuti, era una conseguenza del  pessimismo, dell'instabilità psichica, del fanatismo confuso e  violento presente nella sua personalità.

MARIA VETSERA
19 MARZO 1871 Pesci

La  storia ufficiale  tende a liquidare con due parole, quando  non a dimenticare totalmente,  quella  che  il  romanticismo  più lacrimevole  vede  come  un'eroina immolatasi   sull'altare dell'amore,  la  baronessina  Maria  Vetsera,  ultima  delleMaria Vetsera amanti di Rodolfo d'Asburgo, suo grande amore, colei che accettò di morire prima di lui. Ma si trattava poi  d'amore? Secondo  l'esame astrologico, la baronessina Maria  era  una fanciulla in fiore per niente addormentata. Ambiziosa, calcolatrice, razionale  e in grado di organizzare ottimamente le proprie idee in azioni consequenziali, aveva senza dubbio calcolato i  benefici che le derivavano dalla posizione  di  favorita reale. Ben miscelando la sentimentale Luna nei Pesci e la vigorosa Venere in Ariete, vittimismo e  prepotenza, adulazione  e virilità,  ha  avuto gioco facile nell'entrare  nelle  buone grazie  di  un sempliciotto frustrato come  Rodolfo, magari esagerando in atteggiamenti materno-protettivi, non estranei alla sua natura, facili a far presa su chi è sempre vissuto con un padre impiegato a tempo pieno nelle cure dello stato e una madre fantasma. La Vetsera ha giocato le sue carte, un po' bambina, un  po' madre, amante e uomo forte, grazie alla personale, innata scaltrezza  e  consigliata dai familiari se è vero che la madre e una zia, che lavorava come dama di corte presso la regina Elisabetta, favorivano i loro incontri.
L'intelligenza  della Vetsera non era da aquila,  ma dove non arrivava con quella suppliva con  l'astuzia, era un'adolescente, ma non era una sprovveduta.

30 GENNAIO 1889
Rodolfo  e  Maria  Vetsera sono nella camera  da  letto  del padiglione di caccia del castello di Mayerling, decidono di suicidarsi. Lui le spara e poi rivolge l'arma contro di  sé. Quando  vengono  trovati c'è il panico. I  primi  comunicati diramati per ordine dell'imperatore parlano di un  incidente di caccia occorso all'arciduca, poi di crisi cardiaca. Solo al papa Leone XIII viene comunicata la verità. Solo in seguito le agenzie di stampa verranno autorizzate a diramare  la notizia che Rodolfo "si è tolta la vita  in  un momento di alienazione mentale".
Ma che cosa è successo quella notte secondo l'astrologia?
Rodolfo  era furioso verso entrambi i genitori. Come  indica Saturno natale opposto al Sole e alla Luna rotanti,  nutriva rancore  per entrambi e il motivo non erano certo eventuali critiche al suo romanzetto con la Vetsera. Rodolfo avvertiva più che mai acuta l'insoddisfazione, temeva che venisse scoperto qualche sua manovra e ha ripetuto il suo giochetto macabro preferito: la  roulette  russa  e  la  Vetsera  lo  ha assecondato. Infatti, è possibile  che Maria,  per  tenere  tranquillo   l'isterico amante,  abbia  accettato di giocare con lui  alla  roulette russa,  magari sperando che non  accadesse l'irreparabile, di certo pregando perché non accadesse niente. Lei c'è rimasta secca, lui ha avuto paura delle conseguenze e si è suicidato. Il drammone romantico ha l'aria di uno stupido gioco giocato da  un povero di mente che ha coinvolto una ragazza vanesia. La  storia romanzata se ne è impossessata  per  scagliarsi contro Rodolfo  che avrebbe   abusato dell'infatuazione adolescenziale   di  Maria  per  costringerla a   seguirlo nell'ultimo viaggio, per compiangere lei vittima del proprio sublime amore, della forte devozione.

Si  rassicurino le anime sensibili: Maria Vetsera  non  subì pressioni.  Non  era  il tipo  di lasciarsi  convincere  da nessuno, al di là  dell'apparenza  romantica, sognatrice, devota, dipendente,  perdutamente  innamorata  che   poteva confondere un osservatore superficiale, a fare qualcosa che non volesse fare. Isterica e aggressiva, violenta sì, ma non si sarebbe mai lasciata ammazzare. Chi,  invece, non ebbe pietà di lei furono i funzionari di corte. Negli annunci funebri non si parla di lei, che  venne portata  fuori  da Mayerling rivestita alla meglio  con un bastone  infilato  nella  schiena  per  tenerla  diritta e simulare che fosse ancora viva, infine gettata in una  fossa comune  perché se ne perdessero le tracce. Solo  molti anni dopo la madre ottenne il permesso di ricordarla con una lapide.

Grande  amore? Fu una storia di sesso, ambizioni e follia, una triste vicenda.