30 GENNAIO 1889: trovati uccisi Rodolfo dAsburgo e Maria Vetsera.
Omicidio o
suicidio?
Antonia Bonomi
Quella mattina del 1889 si sparse lorribile
notizia: il principe ereditario Rodolfo era stato trovato morto ammazzato in una stanza
del castello di Mayerling. Omicidio, suicidio? Prevalse la tesi del suicidio e, quando
filtrò che cera anche Maria, attorno alla coppia nacquero leggende. Il cinema si
impossessò della loro storia e ai nostri giorni, quando ancora se ne parla, si immaginano
due bellissime e infelici creature che hanno voluto concludere insieme e tragicamente la
loro vita.
Vediamo cosa ne dice la storia e comerano DIETRO LO
SPECCHIO dellastrologia.
RODOLFO D'ASBURGO
SCHLOSS LAXENBURG 21 AGOSTO 1858
La storia di questo principe infelice, unico maschio su
quattro figlioli, di Francesco
Giuseppe e di Elisabetta di Baviera detta Sissi,
è legata nella memoria dei più ai film che ne hanno raccontato la tristezza
e il grande amore per la baronessa Maria Vetsera, il suicidio
a due per l'impossibilità di coronare un sogno d'amore.
Quanto alla sua immagine fisica, negli occhi abbiamo
il volto e la figura degli attori che ne hanno recitato
la parte. E per chi non è andato oltre ecco un uomo virile,
aitante, fascinoso, romantico, con lunghe ciglia
che frangiano due occhioni immensi dallo sguardo di
velluto. Insomma: Omar Sharif. La realtà è un po' diversa. Rodolfo era piccolino e
mingherlino, aveva i capelli radi e i lineamenti aguzzi. Secondo
una dama di corte aveva ereditato qualcosa del fascino della
madre, fatto constatato anche dalla regina Vittoria d'Inghilterra, ma se non avesse avuto
alle spalle il regno
paterno difficilmente avrebbe collezionato una moglie, Stefania del
Belgio, e il numero di amanti che gli vengono attribuite, l'ultima delle
quali fu appunto la Vetsera. Di Rodolfo si dice che non andasse d'accordo con il
padre e la cosa non stupisce. A parte il solito conflitto generazionale, non si vede quali punti di
contatto potessero avere un uomo dal carattere razionale, dai giudizi chiari,
dotato di senso del dovere come Cecco Beppe e un ragazzotto relativamente
intelligente, sterilmente aggressivo, dalle idee confuse e velleitarie.
Già, perché questo è quanto dicono alcuni storici e parte di quanto si evince
dallo studio del tema natale di Rodolfo. Un'occhiata a questo tema dice subito che
Rodolfo aveva un sistema nervoso labile, era animato da ideali
privi di realismo, tendeva ad esagerare il positivo o
il negativo delle situazioni a secondo dell'umore. Inquieto, angosciato
e pessimista cronico, scontento, ambizioso e
afflitto da mania di persecuzione, aveva ereditato
queste tendenze dalla madre che non fu un esempio di razionalità. Al di là di
quello che raccontano i film girati in serie sulla sua vita.
Sempre stando al suo tema natale, questa
sgradevole creatura, velleitaria come abbiamo visto,
dispotica e capricciosa, insaziabile, aspirava a soppiantare il
padre. Essendo di carattere debole, influenzabile, sensibile alle
adulazioni, odiando il padre, è senz'altro nel giusto chi sostiene che il
giovanotto abbia partecipato ad una congiura che lo avrebbe portato sul trono
di Ungheria, strappandolo al regno paterno.
Quanto all'attrazione esercitata dalla morte su Rodolfo, c'è chi dice
che tenesse un teschio sulla scrivania e che girasse
armato di pistola, che chiedesse alle amanti
occasionali di accompagnarlo nell'estremo viaggio ricevendo sempre secchi rifiuti,
era una conseguenza del pessimismo, dell'instabilità psichica, del fanatismo
confuso e violento presente nella sua personalità.
MARIA VETSERA
19 MARZO 1871 Pesci
La storia ufficiale tende a liquidare con due parole, quando
non a dimenticare totalmente, quella che il romanticismo
più lacrimevole vede come un'eroina immolatasi
sull'altare dell'amore, la baronessina Maria Vetsera,
ultima delle
amanti di Rodolfo d'Asburgo, suo grande amore,
colei che accettò di morire prima di lui. Ma si trattava poi d'amore? Secondo
l'esame astrologico, la baronessina Maria era una fanciulla in fiore per
niente addormentata. Ambiziosa, calcolatrice, razionale e in grado di organizzare
ottimamente le proprie idee in azioni consequenziali, aveva senza dubbio calcolato i
benefici che le derivavano dalla posizione di favorita reale. Ben
miscelando la sentimentale Luna nei Pesci e la vigorosa Venere in Ariete, vittimismo e
prepotenza, adulazione e virilità, ha avuto gioco facile
nell'entrare nelle buone grazie di un sempliciotto frustrato come
Rodolfo, magari esagerando in atteggiamenti materno-protettivi, non estranei alla
sua natura, facili a far presa su chi è sempre vissuto con un padre impiegato a tempo
pieno nelle cure dello stato e una madre fantasma. La Vetsera ha giocato le sue
carte, un po' bambina, un po' madre, amante e uomo forte, grazie alla personale,
innata scaltrezza e consigliata dai familiari se è vero che la
madre e una zia, che lavorava come dama di corte presso la regina Elisabetta,
favorivano i loro incontri.
L'intelligenza della Vetsera non era da aquila, ma dove non arrivava
con quella suppliva con l'astuzia, era un'adolescente, ma non era una
sprovveduta.
30 GENNAIO 1889
Rodolfo e Maria Vetsera sono nella camera da letto
del padiglione di caccia del castello di Mayerling, decidono di suicidarsi. Lui le
spara e poi rivolge l'arma contro di sé. Quando vengono trovati c'è il
panico. I primi comunicati diramati per ordine
dell'imperatore parlano di un
incidente di caccia occorso all'arciduca, poi di crisi cardiaca. Solo al papa
Leone XIII viene comunicata la verità. Solo in seguito le agenzie di stampa verranno
autorizzate a diramare la notizia che Rodolfo "si è tolta la vita in
un momento di alienazione mentale".
Ma che cosa è successo quella notte secondo l'astrologia?
Rodolfo era furioso verso entrambi i genitori. Come indica Saturno
natale opposto al Sole e alla Luna rotanti, nutriva rancore per entrambi e il
motivo non erano certo eventuali critiche al suo romanzetto con la Vetsera. Rodolfo
avvertiva più che mai acuta l'insoddisfazione, temeva che venisse scoperto qualche
sua manovra e ha ripetuto il suo giochetto macabro preferito: la roulette
russa e la Vetsera lo ha assecondato. Infatti, è
possibile che Maria, per tenere tranquillo l'isterico
amante, abbia accettato di giocare con lui alla roulette russa,
magari sperando che non accadesse l'irreparabile, di certo pregando perché
non accadesse niente. Lei c'è rimasta secca, lui ha avuto paura delle conseguenze e si è
suicidato. Il drammone romantico ha l'aria di uno stupido gioco giocato da un povero
di mente che ha coinvolto una ragazza vanesia. La storia romanzata se ne
è impossessata per scagliarsi contro Rodolfo che avrebbe
abusato dell'infatuazione adolescenziale di
Maria per costringerla a seguirlo nell'ultimo viaggio, per
compiangere lei vittima del proprio sublime amore, della forte devozione.
Si rassicurino le anime sensibili: Maria Vetsera non
subì pressioni. Non era il tipo di lasciarsi
convincere da nessuno, al di là dell'apparenza romantica,
sognatrice, devota, dipendente, perdutamente innamorata che
poteva confondere un osservatore superficiale, a fare qualcosa che non volesse
fare. Isterica e aggressiva, violenta sì, ma non si sarebbe mai lasciata ammazzare. Chi,
invece, non ebbe pietà di lei furono i funzionari di corte. Negli annunci
funebri non si parla di lei, che venne portata fuori da Mayerling
rivestita alla meglio con un bastone infilato nella schiena
per tenerla diritta e simulare che fosse ancora viva, infine
gettata in una fossa comune perché se ne perdessero le tracce. Solo
molti anni dopo la madre ottenne il permesso di ricordarla con una lapide.
Grande amore? Fu una storia di sesso, ambizioni e follia,
una triste vicenda.