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Anno 9
Numero 10
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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Personaggi
della Lirica
del segno del
SAGITTARIO
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GAETANO DONIZETTI
un geniale stacanovista
Antonia Bonomi
Per alcuni motivi che
personalmente ritengo validi, Gaetano Donizetti
inaugura la galleria dei musicisti che il nostro giornale proporrà. Ecco
le motivazioni: ho vissuto gran parte della mia vita a Bergamo, città natale di
Gaetano Donizetti, ho abitato nei pressi del teatro che la città gli ha
dedicato e, durante l'estate, mi deliziavano le prove
dell'orchestra e del coro che preparavano l'apertura della stagione
autunnale. Inoltre, le arie della
Lucia di Lammermoor sono tra le mie preferite. Canto, a modo mio, tutto il
repertorio operistico, mi piace tutto ciò che è bello, vado dalla Carmen alla
Traviata passando per la Beatrice di Tenda, ma quando attacca "…verranno
a te sull'aure…" sono capace di commuovervi ancora. Cosa faccio quando
sono giù di morale? Gorgheggio, qualcuno dice latro, "Il segreto per esser
felici" della Lucrezia Borgia!
Gaetano nasce il 29 novembre del 1797 da una poverissima famiglia bergamasca, i
primi anni di vita li passa in una specie di scantinato buio. A nove anni è
ammesso alle "Lezioni caritatevoli di musica" dirette da Mayr che lo
prende a benvolere, cura personalmente la sua istruzione in clavicembalo e
composizione fino al 1815, inviandolo poi al liceo musicale di Bologna a
perfezionarsi in contrappunto con padre Mattei.
L'ottima educazione musicale ricevuta si ritrova, accanto ai primi tentativi
teatrali, in sinfonie, cantate, quartetti e quintetti ben costruiti, alla
maniera di Haydn e Mozart, Gluck.
In uno dei primi soggiorni romani, Gaetano conosce Virginia Vasselli, giovane di
famiglia benestante, bella e gentile. Se ne innamora perdutamente, sogna di
sposarla, ma deve
consolidare la propria posizione. Memore della propria infanzia povera, si
sottopone ad un lavoro massacrante, s'impegna con l'impresario napoletano
Barbaja a scrivere dodici opere in tre anni, accetta ogni incarico pur di
allontanare lo spettro della povertà.
Nel 1828 riesce a coronare il suo sogno, portando all'altare l'amata Virginia.
Sarà una tragedia poiché Donizetti, innamorato ma non fedele, ha contratto la
sifilide e involontariamente contagia l'adorata moglie. Dopo un anno Virginia dà
alla luce un bimbo deforme nato morto. La stessa cosa accade nel 1836 e l'anno
seguente, per una nuova gravidanza, moriranno sia Virginia, che ha solo ventotto
anni, sia il bambino che stava dando alla luce. Gaetano, innamoratissimo della
moglie, alla quale scrive in questi termini: "Cara signora, mia
rispettabile e molto amata… il suo innamorato e celebre marito…"
reagisce buttandosi nel lavoro. Ha già alle spalle successi, tanto per fare un
paio d'esempi, come Lucrezia Borgia
del 1833 e l'Elisir d'amore del 1832. A proposito di quest'ultima opera c'è un
curioso aneddoto che ci indica già il carattere di Donizetti: lo ha composto in
quattordici giorni, sette dei quali utilizzati da Felice Romani per scrivere il
libretto. La commissione era arrivata dal teatro della Canobbiana, per rimediare
alla mancanza di parola di un altro musicista che non aveva consegnato in tempo
il lavoro. Uno dei critici più feroci del tempo, Francesco Pezzi, che già nel
passato aveva avuto modo di sottolineare che nelle opere del Donizetti trovava
mancanza di originalità e "musiche uguali che quando il cantante le
incomincia il pubblico sa già come va a finire", oppure "si tenga il
plauso Donizetti,ma il pubblico non sia ingrato da non riconoscere ciò che
spetta a Rossini, Mercadante, Mayr…", ancora "Il Donizetti ci ha più
ricordanze che ispirazione", per l'Elisir si
limita a dire che, sì, qualche pezzo è un po' triviale, qualche altro non è
proprio nuovo ma: "…il rimanente indica nel compositore gusto,
intendimento e quel brio che è proprio dell'opera buffa".
Nel 1838 Donizetti si trasferisce a Parigi dove fra l'altro compone il Duca
d'Alba, cura la versione francese del Poliuto, compone La figlia del
reggimento e la Favorita e altre che lo fanno più che mai grande, fino ad
arrivare al capolavoro giocoso del Don Pasquale nel 1843, critica e pubblico
parigini lo trovarono "un capolavoro da cima a fondo".
Nell'agosto
del 1845 la sua mente comincia a vacillare, si dice colpito da ictus, in realtà
sono le lesioni al cervello dovute alla sifilide giunta all'ultimo stadio, ha
vaneggiamenti e allucinazioni. Con un inganno è rinchiuso nel manicomio di Ivry,
alla periferia di Parigi. I suoi amici bergamaschi si mobilitano e lo fanno
rimpatriare nell'ottobre del 1847, ospitato nella casa dei Basoni Scotti dove
muore l'8 aprile del 1848. Negli ultimi anni era ridotto allo stato vegetativo,
anche la sua fisionomia era stravolta ma, si dice, quando sotto le sue finestre
un organetto di Barberia si mise a suonare una delle arie della Lucia, un lampo
di luce gli attraversò lo sguardo vitreo e c'è chi giura di averlo sentite
mormorare: "Ah, la mia Lucia!".
Com'era Gaetano Donizetti Dietro lo Specchio dell'Astrologia?
Un entusiasta e un ingenuo, una persona che vedeva la vita solo attraverso
l'azione, che provava gioia lavorando. Giove nell'Ariete sancisce quello che
anche i critici non possono contraddire: la sua creatività era praticamente
senza limiti, come la sua voglia di lavorare. Sagittario e Ariete danno
un'indicazione precisa: era un soggetto che reagiva meglio se sottoposto a
stress. Ecco il passaggio di un suo critico: "La vastità della sua
produzione, considerando che visse un tempo relativamente breve, si spiega con
la sua rapidità di lavoro resa possibile dalla ferrea padronanza del mestiere.
Era come se la sua fantasia s'accendesse solo o soprattutto sotto l'incalzare
delle scadenze", e chi se n'intende un po' d'astrologia non può che
confermare. Il Sole nel Sagittario, congiunto a Mercurio in trigono con questo
Giove lo indicano bonario, gioviale, schietto come viene indicato nei ricordi
dei suoi amici, tenace anche per ambizione e per crearsi attorno spazi sicuri.
La Luna alla fine dei Pesci indica che aveva un gran bisogno d'affetto, che era
un romantico, che possedeva una notevole sensibilità, che in qualche caso, però,
c'era anche un pochino di mania di persecuzione, un certo piacere a crogiolasi
nell'idea di non essere tenuto nella debita considerazione. Era ottimista, ma
perché aveva fiducia in se stesso, nelle proprie possibilità. Degli altri si
fidava relativamente, possedeva un fondo malinconico che traeva alimento dalle
esperienze infelici dell'infanzia e della giovinezza, Saturno nel Cancro, che
superava ammazzandosi di lavoro, ma che si sentono nelle sue arie. Donizetti era
il buffo, il comico dell'Elisir d'amore, il malinconico della Lucia e della
Linda, se fosse stato una donna avrebbe voluto essere tutte le sue
eroine, compresa quella Norina che dà uno schiaffo a Don Pasquale dicendogli :
"Prendi su, che ben ti sta!".
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