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Anno 9
Numero 10
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
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...per parlare con
Antonia Bonomi
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Personaggi
dello Spettacolo
del segno del
SAGITTARIO
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JANE FONDA fate come dico, non come faccio…
Antonia Bonomi
“Fate come dico non come
faccio” è uno dei motti che si adatta a molte rappresentanti del segno del
Sagittario (tranquille, non siamo fatti di solo segno!), e il
titolo conclude con il mio “… perché solo io so come assolvermi” e vi
spiego il perché. Ho da anni il quadro natale di Jane Fonda nel mio archivio,
ma lo lasciavo giacere e ingrossarsi di articoli perché
la Jane Fonda del quadro natale e la Jane Fonda degli articoli presentavano
punti in comune e un punto importante che non compariva da nessuna parte. Sì,
l’amore-odio con il padre era ben rappresentato dalla quadratura tra il Sole e
Saturno natali, i matrimoni interrotti da divorzio e i molti flirt indicati dal
campo settimo in Aquario abitato da Marte, la sua passione per l’aerobica
andava benissimo con il segno di nascita, tradizionalmente uno dei più
sportivi, il farne un affare insegnandola ci stava altrettanto bene essendo il
Sagittario il segno per eccellenza degli insegnanti per adolescenti e adulti e
Mercurio nel Capricorno in trigono ad Urano indice di abilità negli affari,
l’essere camaleontica e pasionaria calzava poiché il Sagittario si spande su
più fronti, l’ascendente e la Luna nel Leone indicano il desiderio
irrefrenabile di essere in primo piano, oltre a rappresentare la indiscutibile
inclinazione per la recitazione che le ha valso ben due Oscar (uno nel ’72 con
Una squillo per l’ispettore Klute e uno nel ’79 con Tornando a casa), ma
c‘era qualcosa che non tornava nell’immagine scintillante, impegnata ma
tutto sommato borghese di Jane. Dunque, nel quadro fatto anni fa sono ben
indicati l’esuberanza, l’esibizionismo dovuti anche dall’insoddisfazione
latente, un comportamento discontinuo e un po’ infantile, da rompiscatole,
accanto ad una personalità pratica, che non perde mai di vista il lato
materiale delle cose, lo spirito ribelle ma sempre con un fine: Jane non fa mai
niente per niente, visibilità o quattrini un tornaconto lo deve avere. Ma era
soprattutto nel lato privato che le cose non mi tornavano: il matrimonio con
Roger Vadim non era sufficiente per il lato anticonformista
dell’apparentemente borghese Jane. Finché non sono arrivate le recensioni
sull’autobiografia, La mia vita finora. Leggendole, tutti i tasselli sono
andati a posto.
Orbene, Jane racconta di avere sofferto fin da bambina per la freddezza del
padre Henry, definito una persona distante e con improvvisi scoppi d’ira,
incapace di mostrare emozioni e una vera intimità con chi amava per colpa
dell’educazione repressiva subita in famiglia. Per lui mostrarsi vulnerabili
era segno di debolezza dice la figlia, io ricordo la frase pronunciata da Henry
Fonda in un vecchissimo western: “Mai scusarsi, tenente, scusarsi è segno di
debolezza”. Mah, sia come sia, al di là del carattere del padre Jane è
inclinata alla nascita a sentire amore e odio per lui e per tutte le forme di
autorità, è ribelle, nevrotica e aggressiva, mentre il padre desidera che lei
e il fratello stiano alla larga dal mondo della celluloide, lei prende lezioni
all’Actor’s Studio di Lee Strasberg, combatte contro la bulimia (Luna
opposta Marte: rifiuto della femminilità, conflitto con la figura materna), incomincia ad avere successo, poiché si secca di essere
considerata brava ma sempre e solo la “figlia di Henry Fonda” ( perché non
ha scelto un pseudonimo, mi chiedo, anche se con quella faccia, sputata a quella
del padre, era difficile non capirne la parentela), decide di trasferirsi in
Europa. A Parigi, per i suoi ventisei anni, l’agente le prepara una mega festa
e tra gli invitati c’è anche Roger Vadim che subito ci prova, ma lei resiste
fino al secondo incontro. Chissà che cosa prende al povero sciupafemmine
europeo Vadim, fatto sta che prima di riuscire nel suo intento fa cilecca per
ben tre settimane. Però, che pazienza anche Jane… va be’ che ogni buon
Sagittario c’è qualcosa del missionario, comunque è ripagata perché una
volta superato l’ostacolo emergono dalla camera da letto dopo tre giorni. È
un episodio che racconta nella sua autobiografia, ma era raccontato anche da
Vadim. Nel 1968 i due hanno una figlia, chiamata Vanessa in onore della Redgrave,
si separano l’anno seguente, lei si impegna socialmente e politicamente contro
la guerra in Vietnam, è arrestata, schedata dall’Fbi, è chiamata con
disprezzo Hanoi Jane, conosce Tom Hayden leader di un movimento contro la
guerra, fanno comizi insieme, aspettano un figlio e si sposano nel 1973. Finita
la guerra in Vietnam lui si dà alla politica e lei all’aerobica oltre a
continuare il suo lavoro di attrice, si rifà il seno, finché il giorno del suo
cinquantunesimo compleanno, è il 1988, come regalo il marito le comunica che ha
un’altra donna e se ne va. Lei si concede qualche flirt finché non si mette
con Ted Turner, miliardario e proprietario della Cnn, fa un po’ di tira e
molla e infine si sposano nel 1991. Dichiarazioni sperticate di grande amore,
ora si sente felice, appagata, lieta di aggirarsi fra le varie case di proprietà,
di fare colazione al mattino in una, pranzare in un’altra, cenare nella terza
e dormire nel quarto ranch, di come sia bello accompagnare Ted a caccia o a
pesca ecc. ecc., fino al divorzio per ritrovare se stessa. Nel
frattempo, il marito le ha regalato dieci milioni di dollari per dotare una
fondazione benefica intestata a lei e hai suo figli. E, sempre per ritrovarsi,
scrive l’autobiografia. Aveva già provato a sessant’anni, quando voleva
produrre un corto sulla sua vita e, avendo chiesto alla figlia Vanessa un
consiglio si è sentita rispondere acidamente: “Perché non prendi un
camaleonte e gli fai attraversare lo schermo?”. Ecco, si lamenta Jane, per
timore di perdere l’amore, di essere abbandonata aveva recitato la parte della
figlia perfetta, della moglie ideale per finire considerata un camaleonte… e a
me Antonia scappa tanto da ridere. Sia ben chiaro che mi è simpatica e mi piace
come attrice, non metto in dubbio che abbia sofferto per la morte della madre
suicida, ma l’idea che abbia recitato la parte della figlia perfetta e della
moglie ideale per amore, per timore di essere abbandonata la trovo una bugia
suffragata anche dalle interviste che fanno parte del dossier che accompagna il
suo quadro natale. Figlia perfetta quella che fa dispetto al padre e diventa
attrice malgrado: “L’unica cosa
in cui papà si distingueva erano gli sforzi eroici per allontanare
me e mio fratello dal mondo del cinema”? Nell’autobiografia, inoltre,
racconta della sua vita con Roger Vadim e svela particolari finora taciuti: per
compiacere il marito accettava di fare l’amore con altre donne, ed è questo
il punto che combacia con il suo quadro natale, quel tassello che mi mancava. Si
fosse limitata a raccontare delle orge pazienza, ma aggiunge che lui non glielo
imponeva, era lei che non sapeva dirgli di no per timore di essere abbandonata e
le piaceva il mattino dopo, quando lui se ne andava e lei faceva colazione a
letto con la tipa di turno e chiacchieravano: “rito che aggiungeva un po’ di
umanità a tutto”. Non metto in dubbio che ciascuno cerchi di tirare l’acqua
al proprio mulino, ma la povera creatura mancante di autostima mi mancava quando
ho fatto anni e anni fa il suo quadro e mi manca tuttora, mentre emerge
chiaramente dal suo quadro la persona che passa sopra a tutto e a tutti per
raggiungere i propri scopi. È facile autoassolversi, in particolare ora che
Vadim è morto, dicendo che lo faceva per amore, per non essere abbandonata, e
non perché andava benissimo anche a lei stando alle indicazioni del suo quadro:
se non ne avesse parlato in prima
persona, Jane Fonda non sarebbe entrata nella mia galleria di personaggi perché
o racconto tutto o ignoro il personaggio. Qualche volta, la battuta è mia, i
propri idoli non è bello vederli Dietro Lo Specchio Dell’Astrologia, ma sono
essere umani e tutti abbiamo le nostre debolezze. Uno degli ultimi atti di
“liberazione” di Jane è stato quello di liberarsi di tutto ciò che non è
suo, comprese le protesi al seno. Peccato, dico io, non possa anche riprendersi
ciò che è suo, cioè i centimetri di pelle lasciati nei vari lifting. Cara
Jane, esempio vivente di come
l’eccesso nuoccia: l’aerobica ti ha fatto ricca, e aiutata a fare
beneficenza non lo nego, era il toccasana per non invecchiare e improvvisamente,
quando avevi saturato il mercato e subito un infartino, ben indicato nel quadro
natale come possibilità, eccoti dire che “può fare anche male”, ti
autosassolvi da comportamenti eccessivi buttando tutto sull’amore, ti liberi
del seno finto, esibisci un visetto fresco ma, monito per tutte coloro che
vogliono apparire a tutti i costi giovani anche alla soglia della settantina, la
chirurgia plastica può produrre mostri, come indica la tua mano penosamente
deformata dall’artrosi. Può servire a qualcuno l’autobiografia di Jane
Fonda? Chi lo sa, intanto stiamo a vedere cosa farà per non perdere le luci
della ribalta.
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