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Direttore responsabile
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LULA un nome da ballerina per uno che non si
smonta facilmente
Antonia Bonomi Il nome completo del presidente
brasiliano eletto nell’ottobre 2002 è Luiz Inacio Lula Da Silva, ma ha
conquistato le prime pagine dei giornali come Lula, nome che fa venire in mente
una vezzosa ballerina esotica e non un signore tarchiato, con la testa grossa
dai capelli fitti sale e pepe tagliati a spazzola, altrimenti sono ricciuti come
quelli di un cherubino, dai quali sporgono due
ragguardevoli orecchie a sventola. Non è bello, ma ha qualcosa che piace, che
ispira fiducia. Forse, saranno gli occhi dallo sguardo fermo, diretto, grandi
anche con le inevitabili borse e appesantimenti dovuti all’età,
visto che si avvicina alla sessantina. Chi è Lula? Il settimo figlio su
otto di una poverissima famiglia brasiliana, con il padre emigrante in patria e
che conoscerà solo quando, a cinque anni, lo raggiungerà con tutta la famiglia
dopo un viaggio a piedi durato due settimane. La licenza elementare la prenderà
passati i dieci anni e quello sarà il suo solo titolo di studio. Per campare fa
il venditore ambulante sulle spiagge di San Paolo, il lustrascarpe, a sedici
anni è apprendista tornitore,
metalmeccanico per intenderci, sogna di diventare portiere, di calcio
naturalmente, a diciannove perde il mignolo della mano sinistra in un incidente
sul lavoro ed entra in politica. Siamo a metà degli anni ’60, in Brasile c’è
la dittatura e lui entra nella “resistenza”, nel 1972 è segretario del
sindacato lavoratori, sarà eletto per due volte presidente. Nel 1980 il
sindacato diventa partito, inizia una stagione di scioperi, gli operai vogliono
libere elezioni e diritti politici. Naturalmente Lula fa la sua parte, è
arrestato e condannato a tre anni e sei mesi di carcere, nel frattempo muore la
madre, la sentenza viene annullata un anno dopo e Lula è il candidato più
votato alle prime elezioni parlamentari. Dal 1989 al 2002 si è presentato per
ben quattro volte come candidato alla presidenza, e per tre volte è stato
battuto. La prima da Fernando Collor, che non finirà il mandato perché è un
mascalzone truffatore, le altre due volte da Fernando Enrique Cardoso, sempre di
sinistra ma, a differenza di lui, colto, raffinato e ben visto anche dalla
borghesia. Alla quarta volta, finalmente, vince e diventa presidente di un paese
sull’orlo della bancarotta, indebitato fino al collo. La sua forza? A parte il
carattere testardo, o tenace, è che la maggior parte dei brasiliani si
riconoscono in lui, persona semplice che parla un terribile dialetto,
incomprensibile a chi ha la puzza sotto il naso ma chiarissimo per la massa di
quelli come lui che vengono dal niente e niente hanno. Nel privato, Lula ha una
figlia illegittima e una moglie. |