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Anno 9
Numero 10
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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della Cultura
del segno dello
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MARGARET
MITCHELL
Una
piccola donna che volò via col vento
Roberta Gallina
Margaret
Mitchell nacque ad Atlanta (Georgia, U.S.A.) l'8 novembre 1900; era la figlia
secondogenita di Eugene Mitchell, uno dei più importanti avvocati della città,
e di Maybelle Stephens, una donna idealista,
dall'ingegno brillante ed il carattere vivacissimo, che trasmise alle
proprie figliole i primi ideali e discorsi femministi, in un ambiente ancora
molto maschilista ed intollerante. Nel 1906, la piccola Margaret, detta "Peggy"
dai familiari, assistette ad una violentissima rivolta contro i negri nella
cittadina georgiana, che ancora non si era rassegnata ad aver perso la Guerra di
Secessione. Capeggiati dal Ku Klux Clan, i rivoltosi, per tre giorni,
devastarono la città, uccidendo alcuni neri e bruciando tutte le loro
abitazioni. Dopo pochi anni la bambina rivelò doti di scrittrice in erba:
scrive testi per piccole recite e racconti emozionanti. Ma a quindici anni ebbe
l'ennesimo scontro con il padre dispotico, bacchettone e maschilista. Secondo il
suo punto di vista Margaret era stata un'autentica delusione: non era bella e
quindi non era corteggiata dai suoi coetanei, come avrebbe potuto, quindi,
trovar marito tra i "buoni partiti" di Atlanta? Il carattere schivo
della ragazza non l'aiutava nemmeno ad avere tante amicizie, sarebbe rimasta una
solitaria zitella? "Purtroppo" concluse l'ottuso avvocato
"l'unica strada per te, figliola, rimane il convento, non puoi fare altro!
Oppure vuoi fare come tua sorella, l'impiegata di banca?" Già, perché per
Eugene Mitchell che una donna si occupasse di matematica era non solo
impensabile, ma anche disonorevole! Alla giovane non restò altro che fare le
valige per andare a studiare al Washington Institute, il convento scelto dal
padre nonostante l'opposizione materna. E' lecito pensare che a Margaret non
fosse affatto dispiaciuto lasciare un ambiente familiare in cui le si
rinfacciava continuamente che "Non sarebbe neppure riuscita a farsi
sposare!" Molto prestò capì che la vita claustrale non la interessava
minimamente, quindi, probabilmente su intercessione della madre, fu mandata al
prestigioso Smith College di Northampton (Massachusetts), dove scoprì di avere
una forte inclinazione per gli studi letterari. Le cose precipitarono nel 1919,
quando le giunse un telegramma che le annunciava le pessime condizioni di salute
della sua amatissima madre, che era stata colpita dall'epidemia di influenza
spagnola. La morte della mamma stroncò ogni sogno di laurea della giovane,
perché il padre aveva deciso che ora c'era bisogno di una donna in casa, quindi
era inutile che andasse a perdere tempo sui libri. A ventidue anni Margaret
iniziò a collaborare con l'"Atlanta Journal Sunday Mgazine",
scrivendo interviste a personaggi famosi, il più celebre fu Rodolfo Valentino,
e brevi biografie dei generali georgiani della Guerra di Secessione. Fu in
questo periodo che sposò Berrien Kinnard Upshaw, ma il matrimonio fallì dopo
solo dieci mesi: Berrien era violento, dispotico e psicolabile. Inoltre era, in
piena epoca del Proibizionismo, un "bootlegger", ovvero trafficava
whisky clandestinamente. Quattro anni più tardi Margaret lasciò il lavoro al
giornale e sposò John Marsh, agente pubblicitario, ex giornalista e testimone
alle sue precedenti nozze. In seguito ad una brutta slogatura ad una caviglia fu
costretta a rimanere immobile per molti mesi; fu proprio allora che, per non
morire di noia, cominciò a scrivere un romanzo al quale lavorò per tre anni.
Soprattutto attraverso il personaggio principale del futuro capolavoro,
Scarlett O'Hara, Margaret espresse la sua vera e profonda personalità: ribelle,
appassionata, testarda, perdutamente innamorata di un uomo che non avrà mai. Lo
sfondo del romanzo è la Georgia, prima, durante e dopo la Guerra di Secessione.
L'immenso lavoro terminò nel 1929, ma l'autrice non volle mai farlo pubblicare
e lo rinchiuse in un cassetto: solo il marito e pochi amici ne erano a
conoscenza.
Dopo aver superato il grave periodo della Grande Depressione, l'America conobbe
un nuovo, fiorente periodo economico; di conseguenza anche le vendite dei libri
aumentarono. Caso volle che H. Latham, talent-scout di una famosa casa editrice,
viaggiasse attraverso gli Stati Uniti in cerca di promettenti scrittori in erba
e scegliesse proprio Atlanta come prima destinazione. Per un caso Latham venne a
sapere del manoscritto di Margaret, ma non si è mai saputo cosa indusse la
giovane donna a permettergli la lettura: più di 1.000 pagine chiuse in due
cartellone di cuoio. Il lavoro piacque molto al talent-scout, tanto da proporre
all'autrice un contratto: quasi 500 dollari come anticipo, il 10% di utili sulle
prime diecimila copie vendute ed il 15% sul resto (qualora ve ne fosse stato).
Entrambi si auguravano, senza sperarci troppo, che l'editore riuscisse a vendere
almeno 500 copie, tanto per coprire almeno i costi: il romanzo fu pubblicato il
30 giugno 1936. In sole quattro settimane furono vendute quasi 180.000 copie!
"Via col vento" rimase in cima alla lista dei best -sellers per venti
mesi consecutivi.
L'enorme successo non passò inosservato alla Selznick International Pictures,
famosa casa cinematografica, che si affrettò ad acquistarne i diritti. Il film,
che venne realizzato in un secondo tempo, fu un colossal. Grazie anche alle
magistrali interpretazioni di Vivien Leight nei panni della protagonista
Scarlett (in italiano tradotto con Rosella), di Clark Gable in quelli
dell'audace Rhett Butler, di Leslie Howard in quelli del romantico Ashley Wilkes
e di Olivia De Havilland in quelli della dolce MelanyI Il film detenne fino al
1967 il primato per la sua lunghezza (quattro ore e mezza) ed il record degli
incassi.
Quando fu chiesto a Margaret Mitchell il suo parere sulle ragioni del successo
sia del film che del libro, rispose, memore degli insegnamenti femministi
materni: "Forse perché in ogni donna c'è una Rossella, cioè l'istinto di
non rimanere remissiva sotto il giogo maschile!"
Ormai celebre, Margaret declinò ogni proposta di collaborazione a periodici o
ad altre case editrici, che le avrebbero pubblicato qualsiasi cosa avesse
scritto; rifiutò decisamente perché sosteneva che "Solo con un attacco di
follia mi rimetterei a scrivere anche sol una riga" Forse per lo stesso
motivo non scrisse mai il seguito di Via
col vento, confessò, infatti, che si era ammalata e le erano caduti i
capelli per lo stress mentre correggeva le varie stesure e che aveva riscritto
per sedici volte il primo capitolo! "Inoltre" soggiunse "Penso
che Scarlett e Rhett non potranno mai tornare insieme, per cui non ci sarà mai
un seguito" La sua fama non si esaurì, come pensava, nel giro di poco
tempo: nel 1937 le fu consegnato il premio Pulitzer. Nel frattempo dovette
assistere il padre, da lungo tempo ammalato, che morì nel 1944 e risolvere i
quotidiani problemi che la celebrità e la pubblicazione del suo libro
all'estero comportavano. Cinque anni più tardi, quando si liberò da alcuni
impegni, manifestò la volontà di riprendere a scrivere. Chissà, forse avrebbe
scritto proprio il seguito del suo fortunatissimo ed affascinante romanzo, se un
tassista ubriaco non l'avesse investita con la sua auto l'11 agosto 1949. Morì
pochi giorni dopo, il 16, senza essere mai uscita dal coma.
Tutt'oggi Via col vento rimane uno dei romanzi più letti: è stato tradotto
in 27 lingue e sono state vendute circa 25 milioni di copie.
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