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Anno
9
Numero
10

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

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SCORPIONE
TAZIO NUVOLARI il diabolico mantovano volante 

Antonia Bonomi 

Tazio Nuvolari è sempre stato “uno di casa” per me. Intendiamoci, non lo conoscevo, ma da piccola ne sentivo parlare dal mio patrigno che ne decantava le gesta anche come corridore di motociclismo, e il mio patrigno e la sua Gilera erano tutt’uno. Quando, sempre il mio patrigno, in età matura prese la patente automobilistica e si rivelò una schiappa (per di più guidava col cappello!), a chi di noi gli diceva che un buon motociclista è un pessimo automobilista, lui obiettava tirando in ballo Nuvolari, campione anche sulle quattro ruote.
Tazio Giorgio Nuvolari nasce a Castel d’Ario, nel mantovano, da una famiglia di agricoltori benestanti. Il padre è un appassionato ciclista e lo zio Giuseppe addirittura un asso. Come studente è svogliato, mentre è un appassionato di motori. Raccontava che a tredici anni, giorno più giorno meno, una notte si era alzato e aveva guidato l’automobile paterna alla luce della luna, riportandola nel cortile di casa senza un graffio. La carriera di corridore inizia nel 1920, in sella ad una motocicletta, e per anni sommerà la due specialità correndo sia in moto sia in auto. Ha una vita sportiva movimentata, colleziona vittorie fulminanti, sconfitte, incidenti che avrebbero stroncato un gigante, ma non lui, un uomo di piccola statura, anche considerando i tempi, e minuto, e tenta più attività, sempre nel campo delle auto e delle moto, per autofinanziarsi. 
I suoi numeri sono questi: 353 corse disputate, 107 vittorie assolute e 7 di classe, 99 giri più veloci, 5 primati internazionali di velocità, 7 campionati italiani, 7 incidenti gravi, il primo addirittura durante la prima gara motociclistica. Fa parte della sua leggenda l’avere guidato in condizioni fisiche disastrose, come quando vinse a Monza, fasciato come un bebè di altri tempi perché aveva le costole rotte, idem quando nel 1936 conquistò l’ottavo posto al Gran premio di Tripoli, oppure quando nel 1946, alla Coppa Bezzi, arrivò primo sventolando il volante che si era staccato e guidando con una chiave inglese. Di poche parole ma di spirito, nel 1930 batté l’amico e rivale Eugenio Varzi giungendogli alle spalle a fari spenti e superandolo. Verità o frangia? Non si è mai saputo, ma resta il fatto che è uno dei tanti aneddoti che hanno alimentato la sua immagine e, in prima persona, se non ha mai confermato il fatto non l’ha neppure smentito.
Grande Nuvolari, soprannominato Nivola da Gabriele d’Annunzio che lo ebbe ospite al Vittoriale e gli regalò una tartarughina d’oro con la dedica: “All’uomo più veloce del mondo, l’animale più lento del mondo”. D’Annunzio non conosceva il bradipo, lento da morire, e la tartarughina di Martina, la piccola che abita accanto a me, veloce come un lampo specie nell’infilarsi nelle case altrui. Nuvolari fu talmente felice di questo omaggio che la tartaruga diventò il suo simbolo, se la fece stampare sulla carta intestata, sulle magliette, sulle fiancate delle automobili, ne fece fare copie che regalava alle persone importanti.
Nuvolari si sposò con rito civile, dopo una “fuga consensuale”, ebbe due figli che morirono entrambi di malattia in giovane età. Tragico destino per un uomo che sfidava continuamente la sorte e qualcuno ebbe a dire che, dopo la morte del secondogenito, più che una sfida alla sorte fosse una ricerca della morte.
Invece, morì nel suo letto l’11 agosto del 1953, gravemente ammalato ai polmoni. Saranno state le sigarette, sue inseparabili compagne, o gli scarichi delle automobili?
I soprannomi che gli sono stati appioppati hanno continuato ad alimentarne la leggenda. Per i tedeschi era Der Teufel, il diavolo, ripreso dagli americani con  Red Devil, per gli inglesi The Champion, per gli spagnoli era El Hombre Bolido.
La sua ultima vittoria? Il 10 aprile del 1950 nella Palermo-Monte S. Pellegrino, era uno dei miei primi compleanni!
Com’era Tazio Nuvolari Dietro Lo Specchio Dell’Astrologia?
Scorpione ascendente Sagittario se l’ora di nascita è esatta, e corrisponderebbe alla passione sportiva, in particolare la motocicletta che ha sostituito il vecchio cavallo del centauro. Era senza dubbio un solitario, di poche parole e caustico come ogni Scorpione che si rispetti, ed era un egocentrico che ricercava l’applauso, era un perfezionista, un timido che nascondeva sotto la grinta un animo più gentile. Era un audace spericolato, ma non era avventato incosciente, semplicemente ragionava rapidamente e possedeva un grande intuito, sapeva essere gelido tanto quanto era sanguigno, non mancava di genialità e voleva stupire, reagiva e dava il meglio nelle situazioni di pericolo. Non aveva un carattere facile, se la rogna non c’era se la cercava, era caparbio, non era nato con la camicia, e neppure con il bernoccolo degli affari perché aveva difficoltà ad intendersi con gli altri, infatti era diffidente e insieme ingenuo, soprattutto non amava avere qualcuno sopra la testa, non accettava censure ed era dispersivo, infatti nel quadro natale la sua situazione professionale è indicata caotica, tutto quanto ha ottenuto l’ha realizzato “sublimando” un difetto: l’ambizione. C’è chi è diventato santo, lui è diventato un mito irraggiungibile. Sopportava il dolore come pochi perché… era sado-masochista. Non s’impennino i suoi ammiratori, è detto con affetto. Che riguardasse se stesso o gli altri, Nuvolari aveva in mente una sola cosa: vincere. E ce l’ha fatta.  Di una cosa sono certa: sulla sua nuvoletta a forma di moto o di auto, sta ancora godendosi gli applausi.