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Anno 9
Numero 10
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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Personaggi
di
Varia Umanità
del segno del
TORO
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RENATO VALLANZASCA un mito negativo del tempo
che fu
Antonia Bonomi
Alla fine degli anni ’60 la
banda della Comasina inizia a terrorizzare la Lombardia. A capo c’è Renato
Vallanzasca, un ventenne di piacevole aspetto che aveva già avuto a che fare
con la legge quando a otto anni liberò gli animali di un circo, e in seguito
ospite del
Beccaria per “non so più quanti mesi” come dice in un’intervista. Ha
vent’anni, dunque, è pieno di soldi e vive con la sua compagna in un grande
appartamento a Milano, dove è nato. Il 14 febbraio 1972 lui e la sua banda
rapinano un supermercato e il 28 dello stesso mese è arrestato. Mentre è in
prigione gli nasce un figlio. Ci resta quattro anni e mezzo partecipando a
numerose rivolte, meditando e preparando una fuga. Infatti, si procura
l’epatite con una cura massiccia di uova marce e iniezioni d’urina, si dice
anche sangue infetto, così da essere ricoverato in ospedale dove il 28 luglio
del 1976 evade con la complicità di un poliziotto. Di nuovo libero torna alla
vecchia vita, il 23 ottobre è accusato di aver ucciso un poliziotto ad un posto
di blocco di Montecatini. La banda si sposta al Sud, il 13 novembre ad Andria è
ucciso un impiegato di banca, seguono
un medico, un vigile, tre poliziotti e Vallanzasca, che è stato soprannominato
“il bel René” e ha uno stuolo di ammiratrici, passa ai sequestri. Il 13
dicembre, sempre del 1976, è la volta di Emanuela Trapani, liberata il 22
gennaio 1977 dietro pagamento di un miliardo. Il 5 febbraio altra sparatoria a
Dalmine con la morte di due agenti e finalmente il 15 febbraio è arrestato nel
suo covo, ferito all’anca. Questa volta è in prigione e ci resta. Il 14
luglio del 1979 si sposa in carcere con Giuliana Brusa, il 28 aprile del 1980
evade da San Vittore con altri quindici detenuti
tra cui delinquenti comuni e terroristi. Durante l’ora d’aria compaiono tre
pistole, prendono in ostaggio un brigadiere, al cancello inizia la sparatoria
che prosegue nelle strade e nel tunnel della metropolitana. Vallanzasca e altri
nove sono riacciuffati subito, lui è ferito insieme ad un ex brigatista e tre
poliziotti. Una domanda resterà senza risposta: chi ha fornito in carcere le
pistole ai banditi?
Il 20 marzo 1981, mentre è rinchiuso a Novara, è autore di un atto che per la
sua gratuita efferatezza sconvolge nuovamente l’opinione pubblica: durante una
rivolta taglia la testa ad un ragazzo e ci gioca a pallone. Il 18 luglio del
1987 riesce a scappare attraverso un oblò dal
traghetto Flaminia che, sotto scorta, lo sta portando all’Asinara: i 5
carabinieri che lo accompagnavano gli avevano assegnato una cabina sbagliata! Si
fa a piedi da Genova a Milano dove concede un’intervista a Radio Popolare e
sparisce. Il 7 agosto è riacchiappato ad un
posto di blocco mentre sta cercando di raggiungere Trieste. Nel frattempo si è
tagliato i baffi e schiarito i capelli, concedendosi una breve vacanza a Grado,
alla pensione Uliana, dove di lui si parla come di una persona affabile e
divertente. È armato, ma non oppone resistenza. Nel 1990 divorzia dalla moglie
Giuliana, il 31 dicembre del 1995 tenta di evadere dal carcere di Nuoro ma,
sembra per una spiata, la cosa non gli riesce. Nel frattempo colleziona
ammiratrici, una sua “tutrice” viene accusata di falsa testimonianza, il suo
avvocato sospettata di averlo aiutato nel tentativo di fuga nuorese.
In totale Renato Vallanzasca ha collezionato 4 ergastoli e 260 anni di galera,
è accusato di sette omicidi di cui soli 4 ammessi.
Ora, 2003, è recluso nel carcere speciale di Voghera, vigilato speciale.
Qualche anno fa è uscita una biografia scritta con un giornalista, ha
rilasciato numerose interviste nelle quali ammette di “avere perso i suoi
diritti nei momenti in cui ha commesso certi reati che comportavano
l’ergastolo, che aveva preso in considerazione, ma “il fine pena mai”,
quello non l’aveva preso in considerazione”. Vorrebbe uscire qualche ora,
risposare la moglie da cui aveva divorziato, avere un figlio e per fare questo
gli basterebbe ottenere una qualifica carceraria diversa dall’attuale, più
elastica, che gli consentirebbe, inoltre, di studiare informatica. Non chiede la
libertà, anche se fa notare che è l’unico rimasto a scontare tutta la pena,
quasi il simbolo italiano della
“certezza della pena” ma, malgrado un paio di onorevoli e deputati si siano
interessati a lui, non riesce a farsi trasferire a Milano e “declassare”,
cosa che gli impedisce di vedere la madre, la sua “mammetta” ultraottantenne,
che non ce la fa a recarsi a visitarlo settimanalmente essendo troppo pesante il
tragitto di cento chilometri Milano-Voghera.
Com’è Renato Vallanzasca Dietro Lo Specchio Dell’Astrologia?
Ha senza dubbio gli occhi ben aperti sulle esigenze pratiche della vita e una
notevole abilità nello sfruttare le situazioni grazie all’intuito e alla
razionalità, all’acutezza dello spirito d’osservazione. Ambizioso,
calcolatore, queste che potrebbero essere anche qualità costruttive convivono
con un altro io esibizionista, superficiale, spaccone, afflitto dal desiderio di
essere sempre in primo piano, sprezzante del pericolo, megalomane, insofferente
alle regole, preda di improvvise audacie distruttive ed autodistruttive con
totale sprezzo del pericolo. Non sono un medico e non faccio diagnosi, non so se
queste siano manifestazioni della paranoia indicata nel suo quadro, che dà
un’altra indicazione: è probabile che le sue azioni eclatanti “da uomo”
gli servissero per sfuggire il fantasma dell’omosessualità. Ha imparato la
lezione? A livello consapevole è possibile secondo l’indicazione data da
Saturno, ma non so se la paranoia si possa guarire. Agli psichiatri l’ardua
sentenza.
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