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Numero
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Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

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DEBORA CAPRIOGLIO SI RACCONTA TRA PASSATO E PRESENTE

Paola Aspri

DIETRO LO SPECCHIO

Antonia Bonomi

Debora Caprioglio ha bruciato anzitempo le tappe artistiche, quando all’età di diciotto anni, arrivando finalista al concorso "Un volto per il cinema", fu avvicinata dal famoso attore Klaus Kinsky che ne fece la sua musa preferita per ben due anni, dirigendola registicamente in "Paganini" (1989). Sex-symbol dell’Italia voyeuristica, la ragazza di Mestre, ha interpretato "Paprika" (1991), lungometraggio erotico, dove era una giovane istriana che, prima della legge Merlin, lavorava con entusiasmo nei bordelli di mezza Italia. L’incontro con Francesca Archibugi segnò definitivamente la sua svolta artistica, distaccandosi così dall’immagine di ragazza procace e sensuale per vestire il personaggio di Ghisola in "Con gli occhi chiusi" (1994), ruolo che la impose come attrice di forte temperamento drammatico. A Settembre, su Rai Due, sarà protagonista con Fabrizio Frizzi in "Non lasciamoci più", fiction in sei puntate, per la regia di Vittorio Sindoni. E’ stata in scena, al Teatro Parioli con "Un coperto in più" (fino al 9 maggio) di Maurizio Costanzo, per la regia di Geppy Gleijeses, che l’ha affiancata attorialmente insieme con Antonino Iuorio e Beatrice Palme.

Che studi hai conseguito?

Ho frequentato il liceo classico, fino al quarto anno, al Franchetti di Mestre, ma mi sono diplomata da privatista all’Augusto di Roma.

Hai frequentato l’Università?

In quel periodo non avevo il desiderio di laurearmi, ero presa dall’ambizione cinematografica, qualche anno più tardi, per hobby ho iniziato a studiare giurisprudenza ed attualmente, ho dato già la metà degli esami in programma.

Perché hai scelto un indirizzo così lontano dalla tua professione?

Proprio perché non ha niente a che vedere con la mia attività ed il tempo libero aspiro ad occuparlo con passatempi intelligenti, d’altronde sono una donna che non ama l’inerzia mentale!

I tuoi genitori ti hanno ostacolato nella carriera?

Assolutamente no, anche se, quando ho deciso, all'età di diciotto anni, di andare a vivere con Klaus Kinsky non sono rimasti entusiasti della mia scelta. Erano senz'altro perplessi delle mie preferenze artistiche e sentimentali, ma non mi hanno mai ostacolato.

Sei nata attrice o lo sei diventata?

Fin da piccola ho avuto sentore di un destino diverso rispetto a quello dei miei compagni. Non sono nata attrice, ma certamente ero consapevole della mia diversità e desiderosa di evadere dal mondo chiuso della provincia.

Cosa ricordi dell'attore scomparso Klaus Kinsky?

Una personalità geniale dal duplice aspetto: da una parte era antisociale, non per snob, ma per mancanza di fiducia nel prossimo, verso quelle persone che lui reputava ostili, dall'altra parte, invece, era attirato dalle individualità umili. Era un uomo eccessivo sia in amore sia nell'amicizia.

 

Subito dopo la sua scomparsa, la Stampa ha dato ampio risalto al tuo rapporto con il genio maledetto, appannando la tua immagine con rivelazioni non troppo edificanti?

Nonostante tutto quello che si è detto e visto, io sono tranquilla ed ho una grand'ammirazione per quest'uomo, che mi è stato caro quale maestro di vita. Se sono riuscita nella mia carriera lo devo principalmente a questo fantastico attore, che era coltissimo e sapeva raccontarmi delle storie fantastiche!

Ti sei trovata bene sul lavoro con Tinto Brass che ti ha diretto in "Paprika" (1991)?

Entrambi siamo veneti e abbiamo la stessa irrefrenabile allegria, viene da sè che sul set il divertimento era assicurato!

Ma non hai provato imbarazzo a girare scene così audaci?

Ho vissuto tutto con l'incoscienza e l'intraprendenza dei miei vent'anni. Il film l'ho visto solo la sera della "prima", probabilmente se lo rivedessi oggi, sarei un po' critica, non con Brass, ma con me stessa!

Qual è il difetto e il pregio del cineasta iconoclasta?

Il pregio di Brass è la complicità, lui riesce a mettere a suo agio le attrici dei suoi film e a renderle, parte integrante dell'erotismo ironico. Il suo difetto peggiore è continuare a pensare che mi rammarichi di aver interpretato un suo lungometraggio.

Secondo te perché Tinto Brass è tanto criticato?

Non lo capisco, anche perché altri registi, come Bigas Luna, anima nera di "Le Età di Lulù" è accolto trionfalmente nel nostro Paese. Secondo me siamo affetti dalla sindrome che "l’erba del vicino è sempre più verde", insomma un eccesso di esterofilia!

Cos'é la volgarità?

E' dire o fare qualcosa che non abbia una ragione estetica ben definita.

C'è stato un momento in cui sei stata sfiorata dalla volgarità?

Mai, anche perchè le mie scelte hanno sempre avuto un senso, ovviamente legato al momento!

Quali sono i difetti dell'attore e contro cosa deve combattere?

L'attore deve stare attento al narcisismo e deve combattere per non soggiacere alla precarietà della sua professione.

Da quale regista ti piacerebbe farti dirigere?

Da Giuseppe Tornatore di cui ho apprezzato "La leggenda del pianista sull'oceano".

Qual è il cinema che ti piacerebbe fare?

Quello in costume che peraltro, ho già frequentato con successo, interpretando "Paganini", "Con gli occhi chiusi" e "Albergo Roma", per la regia di Ugo Chiti.

Che importanza dai al pubblico?

Un’importanza notevole, perché vivo delle sue conferme.

Quale tipo di pubblico è interessato a Deborah Caprioglio?

Penso di interessare a tutti, sono troppo spontanea per essere antipatica!

Ti fa paura la vecchiaia?

Quando sei vecchio rischi di essere ammalato e solo ed è un rischio cui non vorrei sottopormi, quindi preferirei morire prima di ammalarmi!

A chi rivolgeresti un messaggio?

A Bertolucci, affinché mi chiami ad interpretare il ruolo di Maria Davalos per il film ispirato al libro "Assassinio a sette voci".

DIETRO LO SPECCHIO