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Anno 9
Numero 10
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Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
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dello Spettacolo
del segno del
TORO
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AUDREY HEPBURN un inno al
bon ton, un mito dell'eleganza che resiste alle mode
Antonia Bonomi
Avrebbe più di settant'anni, ma è difficile immaginarla diversa da come ce la
rimandano i film che ancora circolano alla televisione e non sempre in visioni notturne.
Sognava di diventare una ballerina classica, una novella Margot Fonteyn, e invece diventò
Sabrina e tale è rimasta fino al 20 gennaio del 1993, quando se n'è andata senza fare
chiasso, com'era nel suo stile. Audrey Hepburn si chiamava Edda (ma si sa anche Eteldreda)
Kathleen van Heemstra Hepburn-Ruston, nata in Belgio, figlia di un banchiere inglese che
pianta moglie e figlia quando lei ha sei anni, e di una baronessa olandese in ristrettezze
economiche e costretta a fare la manicure e la commessa di un fiorista per tirare avanti
la baracca.
Occhi luminosissimi da cerbiatta ripassati con la matita marrone, nasino
all'insù, bocca generosa, mascelle prominenti e guance piacevolmente scavate, 1 metro e
70 di statura per 50 chilogrammi di peso mantenuti fino alla fine, 39 il numero delle
scarpe per un piede che lei riteneva enorme ma era come lei: piacevolmente secco. C'è chi
dice che la causa della sua elegante magrezza fosse dovuta a uno squilibrio metabolico per
la fame patita durante l'occupazione tedesca, quando era nell'età dello sviluppo e pare
si sia nutrita per mesi di bulbi di tulipano, ma c'è chi dice, come le sorelle
Loren-Scicolone, che dipendeva da una cura dimagrante a vita. Giurano di essere state
invitate a pranzo da lei e di averla vista mangiare solo foglie di basilico, dodici per
l'esattezza! Vero o non vero, aveva solo due vizietti: due quadrettini di cioccolato
fondente svizzero e sei sigarette al giorno, magari due pennette alla vodka come cena. E
questa creatura senza curve, riesce ad affermarsi in un periodo, gli inizi degli anni '50,
in cui imperversano Marilyn Monroe, Betty Grable, Jane Russell. Nel 1953 gira Vacanze
romane che è una sconosciuta e di colpo vince un Oscar e diventa famosa. L'anno seguente è
la volta di Sabrina, può permettersi i vestiti di Givenchy, che all'annuncio dell'arrivo
di miss Hepburn aveva pensato alla mitica Katharine e che diventerà il suo sarto di
fiducia, l'amico e il confidente. Da quel momento, è un crescendo continuo. Nel 1954
sposa Mel Ferrer, più vecchio di lei di dodici anni e con due divorzi alle spalle, gira
Guerra e pace, Colazione da Tiffany, My fair lady, divorzia, gira Gli occhi della notte, sposa uno
psichiatra romano, ha quattro gravidanze interrotte con il primo e secondo marito, mette
al mondo due figli con grande determinazione, gira Robin e Marian con Sean Connery,
divorzia di nuovo, si stabilisce vicino a Losanna e si ritira dal cinema, diventa
ambasciatrice dell'Unicef, quando supera la cinquantina ha un compagno posato e
protettivo, ex marito di Merle Oberon. L'anno prima di morire compare sulla copertina di
maggio di Vanity Fair: ha sessantadue anni, è tutta in rosa, luminosissima, l'emblema del
pensiero positivo.
Ma chi era Audrey Hepburn dietro lo specchio dell'Astrologia?
Fragile e
contemporaneamente di granito. Era sensibile, intuitiva, con gli occhi ben aperti sulle
esigenze pratiche della vita. Era affettuosa, sentimentale ma non aveva nessuna intenzione
di farsi mettere i piedi sulla testa. Poteva essere paziente, perché da brava Toro con
Luna nei Pesci era portata all'amore romantico, vedeva la vita "a coppie", ma
non era masochista e alla sofferenza di un rapporto che non andava, preferiva la
solitudine. Era solare, vivace, ma con momenti di grande malinconia, poiché le esperienze
meno felici lasciavano in lei una traccia molto profonda. All'insegna del buon senso, era
mondana quel tanto che il senso dell'opportunità imponeva, poi ripiegava sulle gioie
della famiglia. Se si metteva in testa qualcosa non c'era santo che le facesse cambiare
idea, tanto faceva che alla fine ci riusciva. Va detto, a onor del vero, che non le
mancava una buona dose di fortuna. Era una vecchia bambina che non possedeva senso
dell'umorismo, una nata saggia con qualche punta di suscettibilità, ma con una spontanea
freschezza infantile che faceva parte del suo carisma. Sembra un paradosso per una regina
del bon ton, dello chic, ma Audrey era una persona semplice, tutt'altro che sofisticata.
Il suo amore per i bambini? Assolutamente sincero: tutti gli essere indifesi, vecchi,
bambini o animali che fossero, ricevevano i suoi pensieri affettuosi. Vanitosa, ambiziosa,
anche narcisista? Peccatucci veniali di una persona generosa e intelligente, buona dentro.
Sì, neanche Audrey era perfetta, ma tra le imperfette creature di questo mondo
le spetta un posto tra le migliori. È stata la prima a cercare di lavorare sulle proprie
piccole pecche con spontaneità e rispetto di se stessa, oltre che degli altri.
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