prima paginaPrima pagina
editorialeEditoriale
attualita'Attualità
culturaCultura
costumeCostume
spettacoloSpettacolo
personaggiPersonaggi
turismoTurismo
medicinaSalute
sportSport
agendaAgenda
oroscopiOroscopi
curiosita'Curiosità
consulenteConsulente
giardinaggioGiardinaggio
cucina
Cucina
dentino avvelenatoDentino avvelenato

linkI nostri link
e-mailE-mail


Anno
9
Numero
10

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.

 

 

 

...per parlare con 
Antonia Bonomi 
 899.060.888
clicca, leggi 
e poi... chiama
Personaggi 
della
Storia
del segno della 

VERGINE
CESARE BORGIA dopo di me il diluvio 

Antonia Bonomi 

Cesare Borgia, l'eroe di Machiavelli che dopo averlo incontrato a Imola e Urbino nell'ottobre del 1502 ne fa la figura centrale del suo lavoro Il Principe, ha avuto ammiratori in vita e in morte, forse attirati dal fascino sinistro emanato dalle storie della sua famiglia e dalla sua persona.
Nasce nell'estate del 1475 e ancora esistono dubbi se sia nato a Roma come sostengono i più o in uno dei paesi della Ciociaria o, addirittura, in Spagna come vuole una corrente. Non è il primo figlio di Rodrigo Borgia non ancora diventato papaRitratto dui Cesare Borgia detto il Valentino Alessandro VI, ma è il primo che questi ha dall'amante più duratura, Vannozza Cattanei. Ha sette anni quando il padre, che occupa una posizione preminente in Vaticano, lo nomina protonotario apostolico e arcivescovo di Jàtiva, la cittadina spagnola dalla quale proviene la famiglia. A diciassette anni, dopo avere studiato a Perugia e a Pisa e dopo essersi laureato in diritto canonico a tamburo battente, è creato arcivescovo di Valencia e a diciotto è cardinale. Tutto questo con i soli ordini minori. Conduce vita brillante, del resto è figlio di suo padre, e non ha nessuna vocazione religiosa. Nel 1495, in seguito ad una controversia tra suo padre e re Carlo VIII di Francia, è dato in ostaggio ai francesi, ma riesce a scappare, e sarà solo la prima volta. Per quanto goda di pingui rendite e ami firmarsi Cardinale di Valenza, la carriera religiosa gli sta stretta e crepa d'invidia perché Giovanni, suo fratello cadetto, ha ereditato il titolo di duca di Gandia essendo morto prematuramente il fratellastro Pier Luigi, primo figlio maschio del papa e di donna sconosciuta, che lo ha nominato suo erede. La sera del 14 giugno 1497 i due fratelli banchettano a casa della madre Vannozza, che abita nei pressi della Chiesa di S. Pietro in Vincoli. Escono e si separano, Cesare è solo, Giovanni accompagnato da un servo. Il mattino seguente quest'ultimo è trovato assassinato, del giovane duca di Gandia non c'è traccia. Il Papa impazzisce essendo questo il figlio prediletto, dà ordine di cercarlo ovunque, finché il 16 il suo corpo è ripescato dal Tevere, là dove si raccolgono tutte le immondizie, gonfio d'acqua e trafitto da pugnalate. La voce popolare indica immediatamente Cesare come l'assassino, sostenuta dalla testimonianza del cardinale Egidio di Viterbo, a quanto riferisce il Ciaconius. In ogni caso, Cesare non presenta le sue condoglianze al padre e sparisce da Roma per tre mesi. In ottobre sono di nuovo pappa e ciccia, il passato è sepolto, solo la vedova del giovane assassinato, quella Maria Enriquez che Giovanni aveva ereditato col feudo e ormai rientrata in Spagna, reclama giustizia accusando apertamente il cognato. Nel 1498 Cesare depone la porpora cardinalizia, padre e figlio progettano di creare una forte signoria ereditaria nell'Italia centrale mescolando i possedimenti della Santa Sede e quelli "espropriati" ai signori locali. Cesare convince il padre ad allearsi con la Francia di Luigi XII e si fa mandare come legato pontificio a portare la bolla dell'annullamento del matrimonio del re con Giovanna di Valois. Si presenta in pompa magna, con un seguito di cavalieri vestiti di oro e velluti, montati su cavalli che hanno i ferri e i chiodi d'argento. Se pensa di suscitare impressione ci riesce, ma è solo quella di un parvenu. Come, del resto, i suoi parenti spagnoli calati a Roma in frotta quando il prozio fu eletto papa erano cordialmente odiati dai romani che ne facevano un fascio chiamandoli genericamente i catalani. In Francia è creato duca di Valentinois e sposa Carlotta d'Albret, sorella del re di Navarra, e ha una figlia, Luisa. Cesare ha già la sifilide e il suo volto, definito bello e dai lineamenti regolari, è coperto di pustole tanto che spesso è costretto a portare una maschera di velluto nero. Si ferma poco in Francia, non rivedrà mai più moglie e figlia poiché la moglie, adducendo sempre nuove scuse, si rifiuterà di seguirlo. Però, lui può mettere nello stemma i gigli d'oro e firmarsi Cesare Borgia di Francia! Anche questo giochetto, però, lo stanca subito perché adotta il motto Aut Caesar, aut nihil, o Cesare o nulla, copiandolo da ciò che si dice abbia detto Giulio Cesare: "Meglio il primo in un villaggio che il secondo a Roma".
Torna in Italia, dunque, è a Milano al seguito del re francese che ha spazzato via gli Sforza, mentre il padre papa dichiara decaduti dai loro diritti quasi tutti i signori delle Romagne, che erano un feudo della Chiesa. Inizia a prendere forma concreta il progetto di signoria dei due, che ottengono anche un prestito dal re francese per occupare militarmente quelle terre. Che il papa nutra un affetto morboso per il figlio è chiaro a tutti, ma molti mormorano che ne abbia paura. Cesare ha il pugnale facile anche in proprio, non solo per interposta persona, cioè il suo fido Micheletto l'unico che può rivolgergli la parola, e davanti al papa, che ne ha le vesti e il viso imbrattati di sangue, pugnala un cameriere pontificio, Pedro Calderon detto Perotto. Ottenuti gli appoggi in soldi e truppe dai francesi, Cesare parte alla conquista di Imola e Forlì, manovra preceduta da un'abile campagna denigratoria ai danni di Caterina Riario Sforza che ne è la signora. Imola apre le porte al Valentino, resiste Forlì dove Caterina è asserragliata. Cesare ne sollecita la resa e le promette terre, onori e salvezza. Caterina gli risponde: "E chi può credere alla parola di un Borgia?". Purtroppo sarà tradita da alcuni capi difensori e si salverà la vita e dagli oltraggi peggiori, compreso quello di essere portata a Roma in catene dietro il carro di Cesare  come questo progettava, solo grazie all'intervento dei capitani francesi che le accordano la loro protezione. Ora Cesare è gonfaloniere e Capitano della Chiesa, torna a Roma per il Giubileo e fa uccidere il duca di Bisceglie, marito di Lucrezia, poiché non serve più ai suoi disegni. Infatti, pensa di dare la sorella in sposa ad un estense per garantire le frontiere a nord  dello stato che va costruendo. Ritorna in Romagna nell'autunno del 1500 per cacciare Pandolfo Malatesta da Rimini e nel maggio del 1501 è duca di Romagna, naturalmente investito dal padre papa. Il 12 novembre di quell'anno Giustinian, un inviato veneto presso il vaticano, riferisce alla sua sede che Cesare ha pugnalato a morte un ecclesiastico in presenza del papa e che, ai rimproveri di questo, abbia risposto minacciandolo di "farli el simile".  Sempre in movimento, con le sue truppe minaccia Firenze, occupa Piombino diventandone signore, con Luigi XII penetra nel regno di Napoli e conquista Capua festeggiando con una strage spaventosa, neppure i conventi sono risparmiati. Nel giugno del 1502 conquista Urbino, con l'inganno prende Camerino massacrando i signori locali, i Varano, mentre a Roma si festeggia l'evento come una vittoria dell'invincibile stratega Cesare, elimina i Colonna, gli Orsini e, sempre con il tradimento, passato alla storia come "il bellissimo inganno di Senigaglia" perpetrato tra la notte del 31 dicembre 1502 e il 1° gennaio 1503,  elimina Gianni Paolo Baglioni, Vitellozzo Vitelli, Oliverotto Uffreducci, i suoi condottieri un tempo più fidati. Cesare non è nuovo a questo tipo di comportamento. Per reprimere i moti ribelli in Romagna si serve dello spagnolo Ramiro di Lorqua, uomo dal pugno di ferro. Quando lo scopo è raggiunto, per dare soddisfazione ai sudditi che avevano patito sotto Ramiro, una bella mattina glielo fa trovare sulla piazza di Cesena segato in due!
Conquistando Città di Castello, Fermo, Perugia e Siena sta allargando il suo stato e inizia a preoccupare Milano e Firenze quando, mentre è a Roma, lui e il papa si ammalano. Purtroppo il papa-papà-protettore muore e Cesare è in pessime condizioni di salute, al soglio pontificio sale Pio III che lo protegge, ma il suo pontificato dura un mese e il suo posto è preso da Giuliano della Rovere, Giulio II, nemico giurato dei Borgia che un tempo lo avevano costretto a fuggire da Roma. Forse perché infingardo per carattere, forse perché ammaestrato dai suoi nemici, il nuovo papa finge benevolenza nei confronti del Valentino, questi tenta persino di proteggersi avviando trattative nuziali tra sua figlia Luisa che ha tre anni e un parente del papa. Giulio II temporeggia perché sa che in Romagna c'è un esercito fedele a Cesare, non appena gli giunge notizia che la zona è minacciata da Venezia, gli intima di lasciare le sue fortezze. Cesare si riscatta impegnandosi a cedere la Romagna, poi ritratta e il papa lo fa arrestare mentre il suo esercito è bloccato in Toscana e si sbanda, il suo boia personale Micheletto, l'unico che poteva parlagli, è fatto prigioniero e incarcerato. Cesare evade e da Ostia riesce a scappare e a riparare a Napoli presso Consalvo di Cordova che crede amico e che invece lo tradisce e lo fa arrestare in nome del governo spagnolo, presso il quale Giulio II ha protestato. È il 1504, Cesare è caricato su un galeone e rinchiuso in carcere prima nel mastio di Chincilla poi a Moia di Medina del Campo. Nel 1506 riesce a fuggire di nuovo e ripara a Pamplona, dove si mette al servizio del cognato Giovanni re di Navarra. Muore il 12 marzo 1507 a Viana, nei dintorni di Pamplona, in un'imboscata. È sepolto nella chiesa di Viana, lo ricopre una lapide con un epitaffio magniloquente, ma dopo poco tempo, per ordine del vescovo di Pamplona, il cadavere è rimosso e deposto in una buca senza contrassegni fuori dalla chiesa. Sic transit gloria mundi…
Com'era Cesare Borgia Dietro lo Specchio Dell'Astrologia?
Vergine per un soffio, con il Sole in ottimo aspetto con Marte nel Cancro, il Marte dei militari per vocazione. Era intelligente e intuitivo, razionale e istintivo, nato fortunato con quel Sole in trigono perfetto con Giove nell'Aquario, proprio sul Sole del padre papa. La Luna nei Pesci opposta a Venere nella Vergine indica che si tratta di un arido, senza sentimenti, di un pignolo ossessivo, nevrotico, instabile, divorato dall'ambizione, arrivista insaziabile, il tutto rafforzato da Mercurio isolato nella Bilancia; dispotico, ostinato, introverso, vendicativo e crudele verso i deboli come indica Saturno nel Leone opposto perfettamente a Giove, il che toglie ogni traccia di sentimento, era capace di un'astrazione disumana nel realizzare piani e progetti, perfetto il motto o Cesare o niente, cui va aggiunto dopo di me il diluvio perché al mondo non esisteva che lui. Era una carogna per carattere e perché "sentiva" di essere antipatico, era incapace di essere felice e ricercava la felicità, era capriccioso, con alti stratosferici e bassi speleologici d'umore, si isolava e si frustrava, era un cane che si mordeva la coda e penso che le pustole in faccia fossero anche di origine psicosomatica, essendo Vergine, Cancro e Pesci "i" tre segni psicosomatici per eccellenza. Non mancavano lampi di genialità, amava le novità, era un'anguilla se decideva di usare la diplomazia, era bugiardo e sleale, ribelle ad ogni tipo di costrizione e autorità, perciò anche al proprio padre che aveva ragione di temerlo qualora non gli fosse stato più utile. Era nato mascalzone, fanatico e delinquente, si è trovato nel posto e con le circostanze giuste.