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Anno
9
Numero
10

 

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Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

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VERGINE
CESARE PAVESE
c'è chi nasce quercia e c'è chi nasce cipresso, chi delfino e chi… anguilla 

Antonia Bonomi 

Un capitolo del recente convegno internazionale Cesare Pavese, che si è tenuto a Torino e a Santo Stefano Belbo paese natale dello scrittore, ha avuto per tema Pavese e le donne o, più precisamente, l'ultimo suo grande amore, quello per l'attrice americana Costance Dowling. Si erano conosciuti verso la fine del 1949, si erano amati per tutta la primavera, poi la storia era finita. Il 26 agosto del 1950 lui si suiciderà, saranno trovate dieci poesie, otto in italiano e due in inglese, dedicate dallo scrittore all'attrice, pubblicate naturalmente postume con il titolo emblematico Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Cesare Pavese nasce a Santo Stefano Belbo da una famiglia piccolo-borghese di origine contadine, si trasferisce a Torino dove al liceo Massimo D'Azeglio ha come maestro, di scuola e di vita, Augusto Monti. Politicamente agnostico, si lega ai collaboratori della rivista La cultura, stringendo particolare amicizia con Leone Ginzburg. Comincia presto e con successo l'attività di  traduttore dall'inglese e nel 1932 ecco Moby Dick di Melville, ritenuto il suo capolavoro e un classico tra le traduzioni. Nel 1935 la rivista La cultura sarà soppressa e i collaboratori, accusati di antifascismo, arrestati. Pavese rimedia una condanna a tre anni di confino poi ridotti a un anno e di cui sconterà in realtà circa sette mesi a Brancaleone Calabro. Nel 1936 esce la sua prima raccolta di poesie, Lavorare stanca, in netto contrasto con lo stile ermetico allora dominante. Al ritorno dal confino riprende il suo lavoro presso la casa editrice Einaudi, di cui sarà uno dei più illuminati e attivi collaboratori, benché a giudizio comune fosse sfruttato. Nel 1941 esce il suo primo romanzo, Paesi tuoi, scritto un paio d'anni prima, realisticamente crudo nelle descrizioni del mondo contadino e nel linguaggio, accolto con grandi contrasti di giudizio. Nel 1942 segue La spiaggia. Finita la guerra scrive le sue opere più importanti come Feria d'agosto, Leucò, Prima che il gallo canti, La bella estate, La luna e i falò del 1950, l'anno del suo suicidio, che è all'unanimità ritenuto il suo capolavoro. Postumi usciranno, tra gli altri, Verrà la morte e avrà i tuoi occhi, Il mestiere di vivere e Diario 1935-1950. Il  Diario esce una prima volta nel 1952, ma era stato manipolato per ripulirne il linguaggio crudo e per nascondere i nomi delle numerose donne che vi appaiono come suoi grandi amori. La versione integrale è uscita solo nel 1990.
Com'era Cesare Pavese Dietro lo Specchio Dell'Astrologia?
Credetemi, mi fa una gran tenerezza e una gran pena. Ho provato ad ironizzare nel titolo, definendolo cipresso e anguilla, dal soprannome del personaggio della Luna e i falò, possiamo anche aggiungere vulcano che non riusciva ad eruttare se non sulla carta. Era complessato, in particolare complessi di castrazione psichici e fisici, diffidente e pieno di paranoie, ipocondriaco, aveva una visione cimiteriale della vita, come spesso accade ai nati nel suo segno, la Vergine, che si muovono a loro agio soffrendo, tra medici, medicine e morti,  temeva i giudizi e le critiche altrui, sapendo quanto era critico egli stesso. Emblematici, a questo proposito, sono i due biglietti che ha lasciato prima d'imbottirsi di barbiturici. Per l'amico Lajolo: "Ora non scriverò più. Con la stessa testardaggine, con la stessa stoica volontà delle Langhe, farò il mio viaggio nel regno dei morti", per gli altri: "Non fate pettegolezzi". Bene, nel primo mette l'accento su quanto si sia impegnato a soffrire e, per quanto sia io stessa a dire che ciascuno può dare solo quello che ha dentro, vorrei potergli gridare che, forse, avrebbe potuto impegnarsi con altrettanta testardaggine ad essere un po' meno stoico e un po' più sereno. Nel secondo, è il suo timore di ciò che potrebbe dire la gente a risaltare. E l'amico Lajolo, destinatario del primo messaggio,  non è stato tenero con lui visto che lo ha descritto come onanista pervicace. Era ambizioso, duro nei giudizi, cavilloso e pignolo in modo eccessivo e tutto sommato sterile, snob e volgare per reazione, per punirsi perché era di un masochismo spaventoso. Era egocentrico e anche se avesse avuto accanto qualcuno a confortarlo, non gli avrebbe dato retta poiché era un rinunciatario. Era infantile e arteriosclerotico insieme, prepotente con punte d'isteria, puntiglioso e suscettibile, ombroso, rancoroso, avrebbe voluto cambiare, sollevare il mondo, ma rifiutava il combattimento. Le sue delusioni con le donne? Aveva una fantasia piuttosto scatenata, e anche morbosa, difficilmente avrebbe potuto attuare nella realtà, sul piano fisico, i suoi sogni con una persona normale. Quanto al comportamento  in genere, non era certo una persona facile da sopportare così contorto, bizzoso, stravagante, acido, esigente, timido, insicuro e nello stesso tempo afflitto dal super io. La mia amica Raffaella addossa tutte le colpe del suicidio allo sfruttamento operato dagli editori, non lo contesto completamente, ma mi permetto di aggiungere che se il terreno non fosse stato fertile, essendo già un Cesare Pavese e non un Pinco Pallino qualsiasi, avrebbe potuto andarsene. Invece, ha preferito ingurgitare barbiturici. Cosa diceva il suo cielo quel giorno?  Urano era largamente opposto a se stesso natale e perfettamente quadrato a Saturno, Nettuno era quadrato a se stesso natale e ad Urano i quali, naturalmente, sono opposti alla nascita. Si rafforzava la sua passività rinunciataria, era in piena depressione con un attacco infantile di fanatismo. E Urano indica la decisione impulsiva, che guarda al risultato immediato. Urano quadrato a Saturno indica tenacia autodistruttiva, Nettuno quadrato ad Urano ci parla di frustrazione, di un desiderio di cambiamento che non riesce a trovare sbocco e perciò accresce le frustrazioni, per questo c'è bisogno di fare qualcosa presto, subito, drasticamente. Cioè farla finita.