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Anno 9
Numero 10
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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della
Storia
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VERGINE
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ELISABETTA I la regina Vergine
Antonia Bonomi
"Sarà una piena
soddisfazione per il mio nome ed anche per la mia gloria se, quando morrò,
queste parole potranno essere incise sul marmo della mia tomba: "Qui giace
Elisabetta, che regnò vergine e morì vergine". Questa era la frase che in
privato ripeteva continuamente questa regina, mentre flirtava e si faceva
corteggiare da favoriti, da regnanti e figli di regnanti, portava e
lasciava portare avanti per anni trattative matrimoniali salvo poi concludere
che: "Elisabetta ci ha ripensato". Con il povero duca d'Alencon
diventato nel frattempo d'Angiò, figlio di Caterina de' Medici, aggiunse anche
che le era venuta l'idea che le nozze con lui le avrebbero accorciato la vita!
Non è chiaro cosa intendesse, forse pensava alla fosca fama che circondava la
nobile casata dei Valois imparentata con la non meno inquietante casata degli
italiani Medici.
Elisabetta era nata dalle contrastate nozze tra Enrico VIII d'Inghilterra e Anna
Bolena. Se dopo queste nozze toccò alla sorellastra Maria essere dichiarata
illegittima, poi fu il suo turno, per l'opposizione cattolica restò sempre
"la bastarda", con buona pace della carità cristiana.
Malgrado l'alternarsi delle moglie del padre, Elisabetta ebbe un'eccellente
educazione dagli insegnanti umanisti di Cambridge, conosceva i classici latini e
greci, la musica e le lingue straniere. Alla morte del padre restò con la
matrigna Caterina Parr risposatasi con l'ammiraglio Seymour e fu tutto sommato
serena, tanto ben accetta da questo nuovo parente il quale, alla morte della
moglie, fu accusato di corteggiarla, e i presupposti esistevano, senza
l'autorizzazione del consiglio della Reggenza e perciò di tramare contro lo
Stato. Conclusione? Gli tagliarono la testa.
Le cronache ci dicono che Elisabetta era, comunque, guardata e trattata con
sospetto poiché considerata rappresentante dell'ala protestante mentre sul trono sedeva la
sorellastra Maria detta la
Cattolica, ribattezzata dal popolo la Sanguinaria per le feroci repressioni ai
danni dei protestanti duranti il suo regno.
Elisabetta se la cavò egregiamente fino al marzo del 1554, quando Maria la fece
imprigionare nella famigerata Torre di Londra. Il motivo? La regina cattolica
stava soffocando un'ennesima rivolta ad opera dei rappresentati del nazionalismo
protestante che riversavano le loro speranze su Elisabetta: era un pericolo da
togliere di mezzo.
Nella prigione, che era stata l'ultima dimora di sua madre allorché il padre si
era incapricciato di una nuova donzella, Elisabetta incontrò il vecchio amico
Robert Dudley, suo coetaneo, che con i tre fratelli era in attesa di essere
giustiziato, dopo che erano stati decapitati il padre, il fratello maggiore e
sua moglie, quella Jane Grey che era stata proclamata regina dal potentissimo e
ricchissimo suocero e aveva regnato nove giorni.
Liberata dal carcere nel mese di maggio per l'intervento di Filippo II di
Spagna, promesso sposo della
sorellastra Maria, Elisabetta si ritirò ad Hatfield occupandosi della casa, in
poche parole facendo la massaia. Ed era una cosa che le riusciva piuttosto bene
se è vero quello che ci raccontano le cronache: aveva una passione per il
lavoro a maglia, teneva sempre tra le mani i ferri da calza con i quali segnava,
bucherellandoli, i punti che riteneva importanti nelle carte che le
sottoponevano.
Nel frattempo, anche il suo amico Robert e i fratelli superstiti sono liberati
alla chetichella.
Il 17 novembre 1558 Maria muore e la strada del trono è libera per Elisabetta.
C'è un conflitto, è vero, poiché anche Maria Stuarda è considerata erede
legittima, ed è appoggiata dalla Francia. Sfruttando abilmente il dissidio tra
le due nazioni, Elisabetta si fa appoggiare dalla Spagna nella veste del marito
della defunta sorellastra e diventa regina. Il vedovo aveva intenzione
d'impalmarla e continuare ad essere principe consorte, ma Elisabetta riesce a
scampare il pericolo. Indovinate chi volle subito, accanto a sé per farsi
scortare nell'entrata a Londra? Il vecchio amico ritrovato in prigione, Robert
Dudley che creerà suo Grande Scudiere, in seguito conte di Leicester e che sarà
il suo favorito per trent'anni. Inizia così il suo regno che durerà
quarantacinque anni, quaranta dei quali con l'appoggio di un astuto consigliere,
William Cecil, considerato uno dei più grandi statisti del suo tempo.
Elisabetta, ci dice la storia, fu una regina che seppe unire energia e prudenza,
astuzia e sicura capacità di giudizio, dura, spregiudicata, capace di grande
freddezza, sapeva servirsi degli altri e sbarazzarsene al momento opportuno,
governando saggiamente, sempre sorretta da un vivissimo senso nazionale in un
periodo sconvolto dalle guerre di religione anche nella sua terra. Poiché
interveniva a favore dei protestanti sparsi in altri paesi, aveva firmato
l'Atto di Supremazia che restaurava l'indipendenza dell'unità anglicana
da Roma e l'Atto di Uniformità che regolava i problemi dogmatici sorti con la
Riforma, il 25 febbraio 1570 fu scomunicata e deposta da papa Pio V.
Questo atto rinverdì le speranze dei cattolici inglesi e scozzesi che pensavano
a Maria Stuarda, la quale nel 1568 si era rifugiata presso Elisabetta per
sfuggire ai lord scozzesi che l'avevano arrestata, come nuova regina al posto di
Elisabetta. Conclusione? L'8 febbraio 1587 Maria Stuarda fu decapitata. Questo
atto, per quanto giustificato dalla ragion di Stato, le fu a lungo rimproverato
dall'opinione pubblica e molto si è scritto sui dubbi di Elisabetta sul farla o
meno giustiziare, sull'odio-amore che legava questi due personaggi.
Intanto, Elisabetta pensava anche di abbandonare gli alleati tradizionali, gli
spagnoli. Questi avevano grosse mire espansionistiche, pretendevano di imporre
il proprio monopolio sul Nuovo Mondo, mandavano i loro missionari a destra e a
manca, anche nella stessa Inghilterra, ed ecco la guerra di corsa e la pirateria
tra le due nazioni. Nel 1584, contro tutte le clausole del trattato di
Tordesillas, gli inglesi si insediano sulle coste della Virginia, così chiamata
in onore di Elisabetta, regina Vergine. La prudenza della regina e gli impegni
del re spagnolo ritardano lo scoppio della guerra, che sarà dichiarata nel
1587. Malgrado lo sforzo spagnolo, l'Inghilterra ha la meglio.
Tirchia per inclinazione e sempre preoccupata per le languenti casse del regno,
aiutata dal fido Cecil e malgrado l'inflazione e il continuo deprezzamento della
moneta, riuscirà a rilanciare l'economia grazie ai commerci coloniali. Tra le
azioni che la rendono gradne, pose fine ai monopoli della borghesia, tentò di
proteggere i contadini liberi e promulgò una serie di leggi a favore dei
poveri, dei disoccupati. Anche gli ultimi anni della sua vita furono amareggiati
da difficoltà, anglicani contro calvinisti, la formazione dell'Inghilterra
puritana.
Più dei suoi avi, ci dicono le cronache, Elisabetta aveva saputo costruirsi
un'autorità assoluta, fondandola sul profondo accordo con il Parlamento e
partecipando attivamente alla vita politica, sociale e culturale della sua
epoca.
Il problema della successione, non essendo la regina sposata e madre, fu
costantemente una spina nel fianco dei consiglieri e di quanti avevano a cuore
la casata dei Tudor, e tutti si davano un gran da fare per trovarle marito o
farsi sposare. Nel 1566 la Camera dei
Comuni minacciò addirittura di toglierle tutti i sussidi se non fosse giunta
rapidamente al matrimonio. Mentre lei candidamente prometteva che si sarebbe
sposata, sappiamo che aveva il suo favorito, Robert Dudley, che non la lasciava
mai. Il popolo spettegolava sul loro conto e l'amico si lamentava per l'umidità
del suo alloggio a pianterreno del Palazzo? Ecco che Elisabetta lo sposta al
piano nobile, in un appartamento accanto al suo. Però c'è un però: lui è
sposato con una noiosissima creatura, per di più sterile. La gente maligna, ma
prove dell'amore tra Elisabetta e il favorito non ce ne sono, quando le
riferiscono le chiacchiere lei risponde con un motto coniato personalmente ai
tempi della sorellastra Maria, quando era accusata di cospirare a favore dei
protestanti : "Sospettano molte cose di me, ma non ne possono provare
nessuna". La moglie di Dudley è trovata sfracellata ai piedi di una scala,
si scatena una ridda di ipotesi, ci sarà un'inchiesta che si concluderà con il
verdetto di "morte accidentale", ma benché si dica che volesse
sposarlo, non lo sposerà. Anche Caterina de' Medici provò a farle sposare il
suo secondo figlio maschio, Enrico, quando era ancora duca d'Angiò e niente
faceva prevedere che dovesse salire al trono. Il ragazzo aveva diciannove anni,
Elisabetta trentasette, lui era un bel ragazzo, molto attraente, lei portava già
la parrucca rossa perché i fulvi capelli della gioventù si erano diradati,
qualcuno dice fosse addirittura calva. Urlando e strepitando, il giovanotto fece
capire alla madre che la regina d'Inghilterra lo rivoltava. Bisogna dire che
Enrico aveva gusti un po' strani, non solo s'imbellettava, ma portava lunghi
orecchini di perle ed era molto contento quando poteva vestirsi da donna. Visto
che non otteneva niente con questo, propose il quarto figlio, il quindicenne
Francesco, deforme oltre che
brutto, con il naso diviso a metà tant'è che era chiamato "quello dai due
nasi, cosa non difficile a chi ha due facce", tanto per ribadirne anche il
valore morale. Elisabetta incominciò la manfrina delle tergiversazioni, dei
messaggi. Era molto civetta, aveva innata la vanità dei Tudor, l'omaggio alle
sue grazie e alla sua persona era un obbligo, come l'adulazione cortigianesca.
Allo scoccare dei quarantacinque anni, conservando ancora il suo fascino dicono
le voci, sollecita il giovane Francesco a venire di persona a portarle i suoi
omaggi, e questo sbarca in Inghilterra. Subito viene soprannominato il
"ranocchio", i favoriti della regina tremano, più di tutti Robert
Dudley diventato conte di Leicester, anche perché da parte francese è stato
scoperto un suo piccolo segreto: rimasto vedovo, visto che la regina non si
decideva a sposarlo, si era rimaritato in gran segreto un paio d'anni prima. La
regina, furibonda, lo imprigiona, lo esilia nelle sue terre, si fa corteggiare
dal brutto francese per tre anni, finché nel 1580 lo liquida facendolo
accompagnare ai confini del regno addirittura dal conte di Leicester, ritornato
nelle sue grazie. Quando Francesco morì, quattro anni dopo, la regina prese il
lutto portando un abito nero, un velo grigio, il tutto rischiarato da
innumerevoli fili di perle.
Sbaglia chi pensa che Elisabetta avesse solo Robert Dudley di Leicester come
favorito. Le
voci gliene hanno attribuiti moltissimi, tra i quali Robert Devereux 2° duca di
Essex e di ben trentatré anni più giovane di lei. Generale di cavalleria,
bello, colto, entrò nei favori della regina rivaleggiando con Walter Raleigh,
il corsaro, fino a soppiantarlo nel 1588. Però era impulsivo, la qual cosa
stancò la prudente Elisabetta che nel 1600 lo depose da tutte le cariche. Lui
si vendicò organizzando un complotto contro di lei che, scopertolo, lo fece
giustiziare.
Molti hanno tentato di spiegare l'avversione di Elisabetta per il matrimonio, si
è persino parlato di malformazioni congenite agli organi genitali che le
avrebbero impedito la maternità, ma sappiamo che fu visitata due volte in vista
di altrettanti matrimoni, e che fu trovata normale. Si è tentato di spiegare
anche la sua avversione agli uomini e al matrimonio per le tragiche esperienze
giovanili, la madre e le altre mogli, gli amici e i parenti morti violentemente
per colpa del padre. Recentemente si è anche detto che in realtà Elisabetta
fosse morta durante l'infanzia e sostituita niente di meno che con un ragazzo.
Ora, i pittori di corte saranno anche stati adulatori smaccati, ma nei ritratti
di gioventù Elisabetta non ha l'aria del travestito.
Com'era Elisabetta I Dietro lo Specchio dell'Astrologia?
Né più né meno di come ce la racconta la storia. È divertente leggere quello
che dicevano di lei e confrontarlo con le posizioni del suo quadro natale:
sembra di leggere un manuale d'astrologia.
È indicata come acuta osservatrice che seppe unire energia e prudenza, astuzia
e sicura capacità di giudizio, dura, spregiudicata, capace di grande freddezza,
sapeva servirsi degli altri e sbarazzarsene al momento opportuno, governando
saggiamente, sempre sorretta da un vivissimo senso nazionale. Bene:
l'intelligenza e l'acutezza le derivavano dal segno d'appartenenza, la saggezza
e la prudenza, l'attaccamento alla nazione dalla Luna nel Toro e da Saturno nel
Cancro. È interessante questa posizione di Saturno, poiché indica un'infanzia
infelice, la possibile privazione della medesima per cause esterne e noi
sappiamo che Elisabetta non ebbe un'infanzia serena e sicura. Non solo, indica
necessità di autosufficienza, non solo desiderio di libertà, anche a costo di
frustrare il bisogno, la voglia di tenerezza. La descrivono come persona che
aveva imparato presto l'arte della dissimulazione, in realtà era nata
tendenzialmente e saggiamente diffidente nei confronti degli altri. Era vanitosa
in modo smodato, egocentrica ed esibizionista? La Luna nel Toro già indicata e
Mercurio e Venere nella Bilancia sono gli indici di questa vanità, che è
narcisismo bello e buono con Giove nel Sagittario. Sempre i valori
nella Bilancia ci dicono delle sue abilità diplomatiche, di temporeggiatrice
per quanto riguarda il "lavoro" di regina, ma parlano anche dei
capricci, mentre Giove opposto a Marte e quadrato al Sole conferma le sfuriate
pazze, con urli e strepiti infantili, alle
quali si abbandonava quando i suoi favoriti la contrariavano, ma sono indici
anche della spregiudicatezza di cui sapeva fare mostra. Era comunque buon segno
quando urlava, perché quando si manteneva fredda e distaccata, c'era il
patibolo. Sia chiara una cosa: non era crudele per principio, ma teneva alla sua
posizione, non dimenticava per carattere i timori della sua infanzia, il
carcere, la possibilità di perdere il regno, si difendeva semplicemente e, ad
essere sinceri, non ha neppure esagerato. Sempre i pianeti nella Bilancia
confermano il suo senso della giustizia, il desiderio di aiutare i più deboli.
Sempre questi pianeti indicano la sua tendenza al bello, il suo proteggere le
arti, l'aver favorito il Rinascimento inglese che va sotto il nome di
"epoca elisabettiana". La Luna nel Toro e il segno di nascita danno
ragione a quanti la vogliono taccagna nel cacciare quattrini, e la Luna me la
mostra come se la vedessi mentre rimira il superbo diamante che Caterina de'
Medici le aveva inviato come anello di fidanzamento, o mentre accetta bottoni
d'oro in regalo dall'amico di sempre. Era una sorta di gazza ladra che non sa
resistere a ciò che luccica.
Il Sole quadrato Giove ci dice che non è nata fortunata, ma Mercurio trigono
Marte e sestile Giove ci dice che la sua intelligenza, la sua apparente duttilità
e la sua contemporanea fermezza erano la sua fortuna. La Luna in buon aspetto
con Saturno ci dice che amava sia il padre sia la madre: era realista, aveva i
piedi a terra, conosceva il suo tempo, la gente, non si faceva illusioni, quelle
erano le sue radici e se le teneva entrambe, con una sottile nostalgia per
l'infanzia mancata che possono renderla simpatica, la umanizzano.
Complessi che le hanno impedito il matrimonio? Spiacente, non c'è traccia di
complessi, inoltre aveva normalissimi ormoni, c'è solo l'egoistico, o sano,
desiderio di non crearsi complicazioni più di quante ne mandi la vita, lo
scarso o, per meglio dire, l'inesistente senso della maternità che le avrebbe
fatto preferire i figli grandi, cresciutelli e non partoriti da lei, perché
Elisabetta aveva il terrore del dolore fisico. Le cronache ci dicono, e i suoi
aspetti lo confermano, che nel dicembre del 1578 le fu estratto un dente, tra
scene di terrore folle perché impazziva alla sola idea del dolore fisico.
Sempre la Luna nel Toro conferma la voce secondo la quale era diventata presto
calva: è quasi un classico per le appartenenti a questo segno, o di chi ha come
lei la Luna in questo segno, perdere i capelli e avere la fronte bombata che si
nota nei ritratti. Ci dicono anche che era dotata di una forte dose di ironia e
Marte nei Gemelli ne è l'alfiere, la dimostrazione pratica l'ha data con
l'iscrizione che avrebbe voluto sulla sua epigrafe: governò vergine e morì
vergine. Sì, perché intendeva di segno, segno natale d'appartenenza poiché
era nata sotto la Vergine!, non qualcosa di fisico.
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