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Anno
10
Numero
13

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.

 

 

 

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VERGINE
RAYMOND ISIDORE PICASSIETTE
un piccolo uomo con in testa un grande sogno

Antonia Bonomi 

Era nato l'8 settembre del 1900, settimo di otto figli di una famiglia disagiata, come si direbbe ora. Il padre era un uomo violento, la madre una povera donna rassegnata, lui va a lavorare presto in fonderia. Si sposa a ventiquattro anni con una vedova più anziana di lui e con tre figli, fa per un po' l'autista di tram a Chartres, poi fa il lavoro che trova o che s'inventa, dallo spazzino al venditore ambulante. Riesce a costruirsi una casetta di tre stanze in fila, confinante con il cimitero, senza l'acqua corrente e senza servizi igienici. Improvvisamente ecco la svolta: un giorno del 1938 Raymond s'imbatte in un campo disseminato di cocci di piatti e vetri, incomincia a raccoglierli seguendo l'ispirazione, l'attrazione che esercitano su di lui i colori, sceglie i più belli e li porta a casa depositandoli in un angolo del giardinetto. All'improvviso capisce che cosa deve fare dei suoi tesori: decorare la sua casa. E Raymond incomincia a rompere i cocci in migliaia di altri cocci, ricoprendo di mosaici tutto ciò che è possibile ricoprire: tutto, dentro e fuori, non sfugge alla sua febbre. Semianalfabeta è un lettore della storia sacra, prega anche sul lavoro attirando l'ironia dei colleghi, i suoi mosaici hanno spesso soggetti sacri, costruisce nel giardinetto una cappella dedicata alla Vergine, cui accende sempre un cero nel giorno del rispettivo compleanno,  con tanto di riproduzioni della famosa cattedrale della sua città e pavimenti "cosmateschi". Dai concittadini è considerato non solo strambo, ma proprio il matto della città, molti non sopportano il suo pallino, ma lui se ne infischia e trasforma le sedie in troni, le anguste pareti della casa si allargano per effetto dei suoi trompe l'oeil.  
Nel 1950 incomincia a spargersi la voce di questo strano personaggio, un po' mistico e un po' vaneggiante, spesso deve essere ricoverato in manicomio, che dice di essere guidato da una voce che gli suggerisce ciò che deve fare. Un giornale gli attribuisce ironicamente il soprannome di Picassiette, gioco di parole che richiama Picasso e l'assiette, il piatto in francese. All'improvviso decide di smettere, la "voce" gli ha detto che è arrivato al suo capolinea. Nel 1964 muore, a custodia della casa resterà la vecchia moglie.
Ora, la sua casa è considerata monumento nazionale ed è visitata da migliaia di persone, gli sposi vanno a farsi fotografare lì davanti, lui è un grande dell'art brut e gli è stato dedicato un libro intitolato Picassiette, titolo onorifico e non più nomignolo spregiativo.
Com'era Raymond Isidore Dietro Lo Specchio dell'Astrologia?
Confesso di essere intenerita da questo personaggio, anche se trovo orrende molte delle cose che ha fatto, ma il vedere la facciata della sua casetta con i rosoni come una chiesa, le margherite che decorano le pareti e la vecchia stufa, i tappeti a mosaico che ricoprono i pavimenti mi fa una pena infinita il pensarlo e guardare il suo quadro natale. Aveva un gran bisogno di tenerezza con quella sua Venere nel Cancro, ma essendo in ottimo aspetto con Giove, penso l'abbia avuta dalla moglie che è stata una parte della sua fortuna. Sì, perché era "strano" Raymond, la Luna nei Pesci lo indica sognatore, emotivamente instabile, apprensivo, incline al misticismo (indicazione rafforzata da Giove nel Sagittario), ipersensibile e attratto dal soprannaturale. I pianeti nel Sagittario e nei Gemelli, la seconda fortuna, hanno permesso alla sua natura chiusa e diffidente di esprimersi attraverso la sua "fissazione", indicata da Nettuno congiunto Plutone, che non mancava di genialità, ma che era frutto di dissociazione mentale, di paranoia. Per quanto paradossale possa sembrare, era nato fortunato ed è riuscito ad ordinare il caos mentale in un'opera che gli sopravvive.