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Anno 9
Numero 10
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
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FRANCO CALIFANO: lultimo dei
poeti racconta la sua noia
Paola Aspri
DIETRO
LO SPECCHIO
Antonia Bonomi
Franco Califano, lultimo poeta dei
nostri giorni, passato attraverso vicende giudiziarie che hanno segnato la sua vita d'uomo
e d'artista, ha un brutto rapporto sia con la stampa sia con la televisione, ma cerchiamo
di entrare, pur tra la sua riservatezza nella privacy che sorprende non poco, lontana
comè dagli stereotipati clichè dello spettacolo. La sua casa accoglie
un'individualità oramai passata attraverso varie stagioni che si riposa, contornato dai
suoi amici: giovani che lo ammirano per aver vissuto una vita spericolata, senza
ripensamenti. Una villa contornata dal verde è il suo habitat ideale, collocata a metà
tra Ciampino e Albano (località Castelli Romani), unabitazione quasi spartana, dove
il nostro "Califfo" ritrova il contatto con la natura, pochi oggetti rammentano
il suo trascorso, anche perché non ama ricordare. Il suo compagno di sempre? Un pitone di
due metri e mezzo che gira per casa indisturbato. Si concede alle domande in un momento
particolare della sua vita, è il giorno del compleanno, (tra poche ore ospiti come
Rutelli, Bevilacqua e tanti altri festeggeranno il loro schivo amico) e il nostro
affascinante vagabondo senza età comincia a narrare la sua avventura con
lesistenza. (Dal 4 Novembre è al Teatro dei Satiri con un recital delle sue
splendide e immortali canzoni).
Dove sei nato? Dove sei nato?
A Tripoli durante uno scalo aereo e da
quest'esperienza natale ho generato "Il party in Aereoplano", uscito nel
1991".
Come ricordi la tua infanzia? Non amo i ricordi lontani
perché rischio di invecchiare insieme con loro, io sono per la realtà. Sembra retorico
affermare che ho avuto una brutta infanzia, anche perché i cantautori hanno tutti dei
trascorsi non felici, ma per quanto mi riguarda provengo da una famiglia di napoletani
d'umili origini. Sono stato privato dei giocattoli e sono dovuto diventare grande alla
svelta, anche perché da piccolo ho soggiornato in due collegi ed ho forgiato il mio
carattere alla durezza della strada.
Come ricordi gli anni "70"? Come gli anni del boom
della canzone, in quel periodo vivevo a Milano, perché era considerata la capitale della
musica ed ho cominciato a cantare, ma a metà degli anni "60" ero già
paroliere. La mia prima composizione è stata per Edoardo Vianello ("Da molto
lontano"), che credeva molto in me, al contrario della RCA che vedeva male il mio
personaggio anticonformista, ma era una conseguenza di un ambiente bigotto.
Qual è stata la prima canzone che hai scritto per gli altri? "Da
molto lontano" e la seconda è stata "E la chiamano estate".
E per te? "Lultimo amico va via".
Sei geloso dei tuoi successi? Sono un artista
anticonformista, quando ho finito di comporre un motivo, non mi appartiene più ed è
proprietà del pubblico, così non m'interessa sapere quanto vende.
A cosa sei affezionato? Le cose che ho nel cassetto e che
rileggo ogni tanto.
Quando è nato il poeta Califano? Da sempre, già a sedici
anni scrivevo novelle di vita vissuta per i giornali femminili.
Sei schivo? Sono contro le regole e questo rema contro la
mia professione.
Che cosè la libertà? E' la solitudine, anche perché
se si sa accettare è una grandissima forma d'indipendenza.
La solitudine
ti è pesata nel periodo della detenzione? Negli anni "80", quando ho
soggiornato, per tre anni, tra PoggioReale, Rebibbia e Regina Coeli ho imparato ad amare
la solitudine, non mi sono mai annoiato. Quando ero fuori ho avuto dei momenti di
rimpianto per il carcere. Si afferma che nelle patrie galere si toglie la libertà, ma non
ti mettono le manette al cervello, mentre nella vita ti manca lo spazio e scivoli
nellesaurimento nervoso. Questo è un Paese di m., dove si combatte la violenza con
la violenza e la retorica con la retorica e non si racconta mai la verità! Negli anni "80", quando ho
soggiornato, per tre anni, tra PoggioReale, Rebibbia e Regina Coeli ho imparato ad amare
la solitudine, non mi sono mai annoiato. Quando ero fuori ho avuto dei momenti di
rimpianto per il carcere. Si afferma che nelle patrie galere si toglie la libertà, ma non
ti mettono le manette al cervello, mentre nella vita ti manca lo spazio e scivoli
nellesaurimento nervoso. Questo è un Paese di m., dove si combatte la violenza con
la violenza e la retorica con la retorica e non si racconta mai la verità!
Se non avessi fatto il cantautore, cosa avresti voluto fare? Il
mio mestiere ideale sarebbe stato quello dellattore sceneggiatore e non del
cantautore.
Un film cui sei legato? "Gardenia" di cui sono
stato interprete insieme a Martin Balsam.
Hai fatto molti fotoromanzi? Circa centoventi.
I tuoi sogni si sono realizzati? Non completamente, perché
ritengo di meritare di più di quello che ho avuto fino ad oggi. La vita è ancora in
debito con me.
Da dove viene quest'amarezza? Da un ambiente che non ti dà
quello che cerchi, un universo pieno d'ipocrisie, d'invidie, frustrazioni e dilettantismo.
Qual è il difetto del discografico italiano? Quello di
importare musica mediocre e di non saper esportare il nostro bel canto.
Il tuo più gran rammarico? Quello di non aver fatto
amicizie importanti.
Come si raggiunge la felicità? Non si può raggiungere, ma
solo sfiorare vivendo nella solitudine in maniera agiata, senza farsi compromettere dalla
realtà.
Hai dato più amore o ti è stato donato? Ho lasciato più
io in eredità di quanto mi sia stato concesso. Io do tanto ad un rapporto, anche se non
è per sempre.
Quante canzoni hai dedicato alle tue donne? Le canzoni
dedicate sono quelle peggiori e non ne ho mai composte, mentre mi sdoppio dalluomo
innamorato e faccio testi malinconici, soprattutto quando sono felice.
La fine di un amore è doloroso? Bisogna essere grati ad un
addio perché ci fa scoprire quanto si è amato.
Le tue storie. Le più importanti? Sono state tante, credo
senza presunzione di aver avuto più donne di qualsiasi uomo al mondo. Quando facevo il
collezionatore, alletà di venti anni e vedevo una macchina cabriolet con una donna
al volante, mi buttavo dentro, ma ero bellissimo e le donne le ammagliavo! Mita Medici ha
rappresentato il legame più tenero, lei aveva diciassette anni ed io ventisette, ci siamo
conosciuti a Milano, tramite Gianni Minà. Precedentemente avevo vissuto un periodo
bellissimo con Dominique Boschero, unattrice francese che è stata la mia nave
scuola, era più grande di me e aveva una passionalità senza fine!
Che cosè il peccato? E tutto e niente. Io sono
considerato un peccatore, ma non è facile definire questo concetto, cambia da persona a
persona.
Come giudichi la tua vita? Sono contento di me e molto meno
degli altri, quindi la considero in positivo.
Nelle tue canzoni cè molta infelicità, ma lamore
che posto ha avuto nella tua esistenza? Lamore e lamicizia sono due
sentimenti per cui vale la pena di vivere, ma nellamore non credo più.
Da quando non ci credi? Da quando ho capito che il rapporto
si esaurisce con la passione.
Quanto cè di vissuto e d'inventato nelle tue canzoni? Di
inventato niente, perché tutto quello che scrivo è frutto del mio sguardo sul mondo,
anche se a volte lispirazione può nascere da unutopia, specialmente nelle mie
canzoni damore.
Quanto dura un amore? Al massimo un anno, poi diventa un
legame ipocrita.
Cosè che ti affascina in una donna? Non cè una
regola, devo sentire degli stimoli particolari. Non amo le belle alla Monica
Bellucci!
Quante volte ti sei sposato? Una sola volta, a diciannove
anni e dopo pochi mesi mi sono separato. Da questo matrimonio è nata una figlia.
Sei generoso? Sono un uomo che nella sua esistenza ha fatto
molta beneficenza.
E difficile essere Franco Califano? Per me no, perché
sono sempre me stesso.
Come vivi oggi le tue storie? In maniera indipendente, non
dormo insieme alla mia compagna del momento, ma in camere separate.
Un elisir per far durare il rapporto? Vivere in due case
separate e vedersi quando si ha voglia.
Un cuore e una capanna è un detto sempre valido? Assolutamente
no, senza un minimo d'agiatezza non si può concepire un matrimonio.
Quando è nato il titolo di "Califfo"? Da ragazzo,
un titolo affibbiato dagli amici del bar, perché ero considerato un capo del gruppo,
dicevo e facevo sempre il contrario degli altri e poi avevo successo con le donne!
A chi va la tua simpatia nel mondo della musica? A Francesco
De Gregori, Vasco Rossi, Pino Daniele e Paolo Conte.
Qual è il ricordo più bello? Laffermazione come
autore.
A quante Edizioni di Sanremo hai partecipato? Due: una nel
1988 e sono arrivato ottavo con "Unestate di quartiere" e poi quella volta
in cui portai un motivo che fu bocciato da Pippo Baudo che decise del mio ultimo posto,
quando i sondaggi telefonici mi davano primo.
Il motivo più bello? "Tutto il resto è noia" che
è diventato il pezzo simbolo di questo fine secolo, tanto che la Pegeout si è
impossessata del mio slogan per la pubblicità del modello 206. Chiederò i danni!
La persona più disonesta? Pippo Baudo che non si cura della
promozione dellartista.
Quando trovi lispirazione? Quando sono alla guida
della mia macchina è in quel momento che comincio a comporre, almeno mentalmente!
Che cosè la noia? La noia è una nemica terribile e
ti prende quando sei in mezzo alla folla!
In questo momento della tua vita con chi stai bene? Con i
giovani perché rappresentano la genuinità e loro apprendono il mio vissuto.
Il tuo ultimo CD? "Tu nellintimità" che
contiene dodici canzoni, di cui sei nuovi e sei vecchi sotto legida della
Sony.
Che rapporto hai con la televisione? Lo stesso che ho con la
Stampa, pessimo!
Qual è lostacolo più grosso che hai incontrato alla tua
ascesa? La disavventura giudiziaria.
Quale stagione stai passando? Bellissima, sono stato il
fiore allocchiello dellEstate Romana, ho fatto concerti a Caracalla, a
Testaccio Village, alla Voglia Matta e mi appresto per questinverno ad approdare
allOlympia di Parigi, un bel traguardo per un cantautore che sta per conquistare la
terza generazione, non vi pare!"
Qual è il più bel complimento che hai mai ricevuto? Il fax
di ammirazione di un assistente universitario della filosofia del linguaggio moderno da
Cuneo che leggendo le mie cose si è avventurato in un pozzo di saggezza e di poesia.
Per un poeta come te quanto cè di poetico nella vita? La
vita dovrebbe essere una passeggiata serena e felice, purtroppo è una poesia svilita dai
tempi.
Di chi è la colpa? Del computer che ha creato un
inaridimento dei sentimenti, insomma una società senza valori, ci si vergogna di provare
delle sensazioni.
Che voto daresti alla tua vita? Un bel sette.
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