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Numero 13
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Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
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JOSEPH E ROSE KENNEDY: due contro tutto
Antonia Bonomi
Della loro vita si sa tutto o quasi. Entrambi figli di
emigranti irlandesi, originari dello stesso paese, che si erano dati alla
politica, il padre di lui partito come bottaio e arrivato trentaduenne ad essere
membro della Camera dei rappresentanti del Massachuetts mentre il padre di lei,
capofamiglia per la morte prematura del padre, iniziò come impiegato presso la
dogana di Boston, passò alle assicurazioni, acquistò un giornale, The Republic,
e fu sindaco di Boston.
Si conoscevano sin da ragazzini. Fu Rose a mettere gli occhi su Joseph detto Joe.
Nelle sue memorie, scrisse che da sempre si era sentita "aspirante
fidanzata" del rosso ragazzo che incontrava al mare, alle feste di consegna
dei diplomi, in casa di amici comuni o in biblioteca. Il padre di lei, John
Francis Fitzgerald, non era d'accordo: riteneva i Kennedy almeno un paio di
gradini più in basso nella scala sociale. Ma dovette cedere al ventiduesimo
compleanno della figlia.
Un
po' perché Rose era "dura come una roccia", un po' perché il
giovanotto, siamo nel 1913, aveva messo a segno una brillantissima mossa
finanziaria riuscendo a mettere le mani su una piccola banca. "Almeno, mia
figlia non morirà di fame", fu il suo commento nel dare l'assenso al
matrimonio. Si sposarono nell'ottobre del 1914.
Fu una cerimonia intima, parenti e pochi amici, "perché non volevamo che
un fatto privato si trasformasse in un evento mondano", dirà Rose. In
realtà, nella Boston che contava quel matrimonio non era importante: Fitzgerald
e Kennedy erano considerati nuovi ricchi e nei salotti bene nessuno li invitava.
Figuriamoci: emigranti freschi e per di più papisti!
A partire dal 1915 fino al 1932, quando dirà basta, Rose metterà al mondo nove
figli: quattro maschi e cinque femmine. Poi, ormai sicura di essere ricchissima,
dirà di avere appreso dai giornali che la fortuna del marito era valutata in
cento milioni di dollari e di avere ricevuto assicurazione dallo stesso che in
realtà il patrimonio era un po' più sostanzioso, si darà alle opere pie,
crescerà i figli e sorveglierà il marito. Molto discretamente, facendo persino
finta di accettare la rivale, come quella volta che si recò con Gloria Swanson
a Parigi e per giorni e giorni si diedero a spese folli pagate da Joe, e facendo
intervenire terze persone, come il cardinale di Boston, quando Joe il donnaiolo
e il seminatore, voleva che Gloria Swanson entrasse a fare parte della loro
famiglia con una veste ufficiale. Già, perché nei tre anni della relazione con
Joseph Kennedy l'attrice aveva avuto un figliolo di cui parlò poco, ma si
mormorò molto, e la cui paternità divenne ufficiale dopo la morte di Gloria:
era un Kennedy. Secondo quanto disse Rose al cardinale, non si poteva rovinare
una famiglia "così cattolica".
Joseph detto Joe, la macchina per fabbricare soldi, mentre lavorava e teneva
fede al suo motto, quello che inculcherà nei figli: "Sposatevi, fate figli
e andate a letto con tutte le bellezze che incontrate", si dava da fare per
soddisfare le proprie ambizioni. Sosterrà Roosevelt, pagandogli la campagna
elettorale alla presidenza degli Stati Uniti, e ne riceverà in cambio, nel
1938, d'essere nominato ambasciatore americano a Londra. Si distinse per la sua
incapacità diplomatica che fece nascere storielle e battute ma, intanto, era
ricevuto dalla regina, nei nobili salotti londinesi che erao qualcosa di più
degli snob salotti bostoniani.
Lo stesso Rosveelt, si dice avesse un pessimo concetto di Joe: "Quando lo
vedo, vedo arrivare la cattiveria e l'arroganza", già, ma i quattrini
dell'arrogante carogna non gli avevano fatto schifo al momento del bisogno.
Rose Fitzgerald e Joseph Kennedy, com'erano osservati attraverso l'astrologia?
Due grandi personalità, fatti l'uno per l'altra. Se non ci fosse stata una
donna come Rose, la famiglia Kennedy non sarebbe arrivata dove è arrivata.
Cancro per un soffio, con la Luna nella Vergine, era quanto di più formalista e
borghese si possa immaginare. La facciata innanzi tutto e il resto non se ne
parla, perciò non esiste. Dura, diffidente, determinata, graniticamente
attaccata alle proprie posizioni e alle proprie idee, che in un certo senso
considerava "dignità", aveva la tempra di un militare,
l'organizzazione mentale del militare compreso il rispetto delle gerarchie.
Faceva il proprio dovere, quello che ci si aspettava da lei, ma doveva avere la
sua parte. Pianificava tutto in vista di un fine, tutto doveva seguire una
regola. I sentimenti erano bazzecole da donnette, anche verso i figli. La
famiglia era un'azienda e come tale doveva filare e rendere, essere in attivo. A
capo dell'azienda famiglia c'era lei e il marito lo sapeva e la considerava un
punto fermo, una colonna. Rose aveva fiuto per gli affari.
Joseph Kennedy lo si
potrebbe definire "l'uomo che non sapeva amare". Vergine con pianeti
Leone e Bilancia, era un narcisista al quadrato e le conquiste femminili
gratificavano solo il suo gallismo, era un borghese formalista e la famiglia era
importante come facciata. In un certo senso, è stato lui più tenero, se
vogliamo affettuoso nei confronti dei figli, anche se qualche sospetto che lo
abbia fatto per autoglorificazione c'è. Per Rose erano il dovere, il prezzo da
pagare per raggiungere lo scopo, come lo erano le corna per mantenere la
posizione, per lui la possibilità di guadagnare altra gloria per interposta
persona. Joseph e Rose erano accomunati dal grande fiuto per gli affari e si
sono uniti e hanno vissuto cinquantacinque anni insieme in nome della ditta.
Poiché "come botti non potevano dare altro", si presume che siano
stati anche felici: hanno avuto quello che volevano: soldi e potere. |