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Anno
8
Numero
25

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.

 

 

 

 

Salute e benessere

 

EPATITE C Conosciamola per evitarla!

Roberta Gallina 

Le epatiti virali si dividono in due gruppi: quelle alimentari e quelle parenterali; le prime si trasmettono attraverso il cibo, la A e la E, per esempio, mangiando frutti di mare o frutta e verdura lavate con acque contaminate. Le seconde, la B, la C e la D, entrano nell’organismo per vie diverse, come una trasfusione di sangue, e scatenano una malattia epatica molto grave che, con il tempo, potrebbe diventare cronica e degenerare.
L’epatite C, spesso è asintomatica, cioè non si manifesta con sintomi evidenti: in America la chiamano il killer silenzioso; generalmente i disturbi sono molto generici, difficilmente riconducibili al fegato, si può presentare una grande stanchezza, febbretta leggera, mal di testa, nausea e calo dell’appetito. Il virus di questa malattia si contrae solo attraverso un contatto con il sangue di una persona infetta: trasfusioni, scambi di siringhe, lamette, rasoi e, caso rarissimo (ma ci sono alcuni studi che smentiscono decisamente), anche attraverso rapporti sessuali.
Cosa succede nel corpo umano quando è stato contagiato dal virus? L’HCV entra, attraverso il sangue, nel fegato e si riproduce. Nell’organismo scatta l’autodifesa ed inizia a produrre anticorpi per contrastare gli “intrusi”. Tuttavia, ancora gli studi non sono riusciti a darne un perché, gli anticorpi non riescono nel loro compito e l’infezione non viene eliminata. A questo punto il virus ha campo libero: distrugge le cellule del fegato che reagisce producendone altre. Le nuove cellule non sono però uguali alle precedenti: sono più “rigide” e la loro rigidità fa si che il fegato non abbia più il potere di assorbire e di filtrare il sangue (è questo lo stato che, in termini medici, è definito “cirrosi epatica”), conseguentemente, anche la funzione della pelle, della tiroide e dei reni è alterata; la coagulazione del sangue risulta compromessa e possono verificarsi emorragie gastriche. Itterizia e perdita, progressiva, della memoria. Alcune persone, invece, pur contagiate dall’HCV, per anni vivono tranquillamente, senza che il fegato abbia il minimo problema ma, a loro volta, sono da considerarsi infette ed in grado di trasmettere il virus, magari a loro insaputa.
C’è un modo per scoprire se si è stati contagiati dal virus? Si, attraverso un semplice esame del sangue il medico, un gastroenterologo, può capire se l’organismo ha cominciato a produrre gli anticorpi, chiamati anti – HCV. Questo tipo di esame ci dice se c’è stato un contatto con il virus,  però non rivela se il virus è ancora presente nel corpo, dato che al sistema immunitario dell’essere umano occorrono più di due mesi per produrre gli anticorpi. Un altro esame più specifico circa il fegato sono la lettura delle transaminasi, che permettono di controllare i livelli di alcuni enzimi (gamma GT, ALT, AST) che hanno la particolarità di essere presenti nel sangue in quantità  massicce quando il fegato risulta danneggiato. Le transaminasi sono quindi il primo segnale che dovrebbe mettere in allarme il medico, anche se non è detto che si tratti sempre di un’epatite. Una volta accertata la presenza dell’HCV si può ricorrere alla biopsia per vedere lo stadio della malattia, esame che i malati di epatite C debbono ripetere periodicamente. L’esame consiste nel prelevare, attraverso una sonda ecografia munita di un ago, una infinitesimale parte di tessuto epatico che verrà esaminato al microscopio.
Una cura definitiva e certa, al cento per cento, dell’epatite, allo stato attuale degli studi non esiste ancora,  ci sono farmaci in grado di  recare miglioramenti temporanei, o anche duraturi; il virus non sparisce mai del tutto, ma viene reso innocuo ed il fegato può considerarsi salvo. Uno dei farmaci più usato è l’alfa -  interferone, una proteina che viene prodotta spontaneamente dall’organismo, per la difesa dalle infezioni, ma che può anche essere riprodotta in laboratorio. Questa proteina, associata ad un’altra sostanza, la ribavirina, riescono a rendere inattivo il virus anche per un lunghissimo periodo, necessario al fegato per riprodursi. Purtroppo non tutti i pazienti possono assumere l’interferone (sempre sotto un severo controllo medico) prima di tutto le donne in gravidanza, poi i malati di epatite allo stadio più grave, i diabetici, i cardiopatici, chi fa uso di droghe e chi ha problemi alla tiroide ed ai reni.
Le persone che hanno contratto l’epatite C devono abolire tassativamente le bevande alcoliche, in quanto farebbero degenerare la malattia ancora più in fretta in cirrosi epatica, stesso discorso vale per i fumatori, in quanto, più degli altri, hanno la probabilità di ammalarsi di tumore al fegato. Sarebbe opportuno, inoltre, adottare un’alimentazione equilibrata, con molta frutta e verdura, povera di fritti, di sale, di frutti di mare e di grassi animali.
Dato che l’epatite C si trasmette solo attraverso il sangue le persone colpite dal virus debbono adottare alcune precauzioni con le persone a loro vicine (e viceversa): riservare ad uso personale oggetti appuntiti come le forbicine per le unghie, rasoi, lamette, non scambiarsi siringhe, non toccare spilli o aghi toccati da un malato. Prestino attenzione anche coloro che vogliono farsi fare un piercing o un tatuaggio: gli attrezzi devono essere monouso, sterilizzati ed in confezioni sigillate. Anche un semplice pettine o spazzola per i capelli potrebbe essere un veicolo d’infezione: un piccolo taglio o escoriazione sulla cute può diventare infetto. Altro rischio sono state, almeno fino al 1990 anno in cui è stato scoperto l’HCV, le trasfusioni di sangue, da allora però, il sangue dei donatori è stato sempre controllato rigorosamente.