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Anno 8
Numero 25
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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Salute e benessere
MEMORIA:
magazzino da allestire giorno per giorno
Almalinda
Giacummo
Capita
sempre più spesso di dimenticare qualcosa d'importante, dall’appuntamento di
lavoro alle chiavi di casa, dal pane che pure era compreso nella lista della
spesa, a dove abbiamo parcheggiato la macchina il giorno prima. Insomma, in
certi momenti “vivere” è un’autentica impresa. Una delle sensazioni
peggiori, che può procurare panico, è
sapere che si deve fare qualcosa, ma non si riesce proprio a ricordare che cosa!
Vogliamo capire che cosa succede nel cervello quando si ricorda qualcosa,
meglio, quando
si deve ricordare qualcosa? Ogni azione che il cervello compie, si traduce in
una serie di impulsi generati dai neutroni, collegati fra loro dalle sinapsi.
Una volta che queste ricevono l’impulso, liberano sostanze chimiche chiamate
neurotrasmettitori che, letteralmente, trasmettono i messaggi da una cellula
all’altra. Si tratta della serotonina, motore del benessere, della
noradrenalina, rilasciata quando si vivono situazioni intense e che aiuta a
mantenere vivi i ricordi, la dopamina, che controlla i movimenti, l’umore e le
difese immunitarie, e l’acetilcolina, responsabile vera e propria della
memoria.
La memoria è quindi composta da una serie di circuiti, a loro volta compresi in
diversi sistemi di memoria, tutti indipendenti ma comunque collegati fra loro.
Quindi, una volta creato il ricordo, questo può essere archiviato in modo
diverso: c’è la memoria iconica, con
un bel serbatoio di immagini, e quella ecoica,
per i suoni; quella a breve termine,
cui si associa quella di lavoro, cioè
una piccola quantità di informazioni accessibili rapidamente (un numero di
telefono, di cap…), per una durata che va da pochi secondi a qualche minuto, e
quella a lungo termine, da pochi
minuti a molti anni; una verbale per
parole e concetti, ed una spaziale,
per il proprio corpo ed uno spazio lontano; una volontaria ed una incidentale;
una procedurale, che consente di
imparare automatismi diversi come andare in bicicletta o camminare, ed una dichiarativa,
divisa a sua volta in episodica, la
prima delle memorie che consente di avere una memoria personale
(l’amnesia è la mancanza di questa memoria), e semantica, o culturale,
che permette di apprendere il significato delle parole e di memorizzarlo e di
ricordare ad esempio le date storiche o la geografia; la memoria autobiografica,
cioè i ricordi della propria vita passata, l’infanzia, l’amore, il
matrimonio e si attiva quando rievochiamo sentimenti, letture, luoghi e
spettacoli del passato; quella on-going,
cioè dei fatti quotidiani; quella prospettica,
delle cose da fare, e quella strategica,
quindi i piani per organizzare la memoria; per finire la metamemoria, quella cioè che valuta personalmente se stessa. Non
ultima, la memoria implicita, o inconscia,
quella cioè che permette di guidare la macchina, camminare e andare in
bicicletta.
L’organizzazione definitiva del sistema nervoso avviene intorno ai
vent’anni, mentre il calo può essere diviso in tre date principali: 30, 50 e 70 anni.
La causa cerebrale dell'indebolimento, starebbe nel peggioramento del
metabolismo delle
cellule e la diminuzione dei neurotrasmettitori. Inoltre, invecchiando, il
cervello perde neutroni: una consolazione sta nel fatto che se con il passare
degli anni la memoria diminuisce, aumentano le capacità organizzative. Ma che
tipo di effetti ha la perdita di memoria? Intendiamoci, non è che
all’improvviso non ci si ricordi più nulla, perché la memoria di
riconoscimento («La capitale della Francia è Parigi o Madrid?») funziona
tranquillamente, ma diventa più difficile imparare cose nuove, a meno che non
siano strettamente necessarie o correlabili ad altre già ben note: un bambino
ed un anziano hanno paradossalmente gli stessi problemi di memoria, il primo
perché non ancora ben formato da questo punto di vista, il secondo perché
nella fase di “declino”.
Non è il caso, comunque, di piangersi addosso poiché la memoria può essere
allenata e persona “matura” non è per forza sinonimo di “smemorato
inaffidabile”.
Come fare? Esistono tutta una serie di tecniche che usiamo normalmente quali la visualizzazione,
cioè l’associare le file dei banchi ai nomi dei vecchi compagni di classe,
oppure la concentrazione, cioè il
costringersi a badare a quello che si sta facendo, evitando quindi il
meccanicismo. Anche usare i cinque sensi è un buon sistema: bisogna ricordare
che la memoria resta molto colpita dalle sensazioni strane, dalle situazioni
bizzarre, da suoni particolari, da colori ed odori. Quindi, riporre un libro
osservandone bene la copertina e l’insieme che crea con le cose vicine,
mettere le chiavi in un cassetto facendole tintinnare per bene e via dicendo. Si
tratta di chinestetica.
Per lo studio valgono i soliti consigli: sottolineare i passaggi più
importanti, e non tutto come fanno molti, scrivere notazioni di approfondimento
e di riassunto ai margini, usare colori diversi a seconda delle situazioni,
dell’importanza e dell’argomento, leggere prima bene tutto e poi passare
allo studio effettivo e non trascurare le ultime pagine, di solito decisive.
Ultimo: imparare a prendere appunti chiari e concisi, senza troppe abbreviazioni
in seguito indecifrabili. Accorgimenti simili possono essere usati per ricordare
i nomi delle persone o i numeri di telefono.
Imparare a ricordare è quindi una cosa che “si impara da piccoli”: ma come?
A volte i bambini vengono considerati svogliati, pigri e forse un po' tonti, ma
non sempre è colpa loro. Infatti, anche la concentrazione che pongono sulle
diverse materie scolastiche, il tempo
che impiegano per imparare qualcosa, dipendono non poco dagli stimoli che
ricevono. Imparare a ricordare, per loro significa imparare ad associare per
primi se stessi ad un ricordo di cui sono protagonisti o cooprotagonisti, magari
una bella gita o la recita scolastica, e sempre utili sono canzoncine
e filastrocche. Imparare, specie da piccoli, deve essere un divertimento, non un
obbligo sotto minaccia. Persino i neonati hanno una memoria precisa e ricca di
dettagli: il problema è che la memoria è legata al linguaggio ed al pensiero.
Una buona memoria dipende, quindi, anche dal grado di sviluppo di queste altre
“funzioni”, altrimenti il bambino non riesce a trattenere i concetti nella
memoria a breve termine e non riesce conseguentemente a collegarli l’uno
all’altro.
La “buona memoria” è anche uno stile di vita: invecchiare può presentare
qualche difficoltà, ma un buon allenamento, con una vita vissuta sempre alla
ricerca di nuovi stimoli, aiuta molto. Non è sufficiente leggere il giornale o
dei libri, sono cose automatiche, che non richiedono
uno sforzo volontario vero e proprio, bisogna avere degli hobby e non
cambiare il proprio stile di vita, mantenendo impegni e responsabilità, anche
per deprimersi meno... Ma a tutte le età la maggiore necessità è quella di
limitare lo stress: sotto tensione il corpo produce cortisolo, un ormone che in
certe quantità aiuta a superare le difficoltà, ma che in elevati quantitativi
può danneggiare le cellule del cervello. Un sicuro aiuto è l’esercizio
fisico: si scarica lo stress accumulato e si previene quello futuro. Alcuni
piccoli esercizi possono essere fatti anche a casa, appena svegli, come
respirare profondamente e respirare molto velocemente abbassando il diaframma
invece che alzandolo. Occhio a sistemi empirici quali il nodo al fazzoletto, il
sassolino in tasca o l’orologio su un latro polso: il rischio è quello di non
ricordarsi cosa dobbiamo ricordare. E’ più utile, invece, associare il
fazzoletto sempre alla stessa cosa, come la banca, il sassolino sempre alla
lavanderia ecc...
Anche urlare e piangere sono sistemi buoni per scaricare lo stress, così come
il prendersela con la causa oggettiva dello stress (solo se sono oggetti, non
persone!), insultando magari la gomma bucata o il libro incomprensibile. Meglio
evitare di insultare il computer: secondo me sono sensibili e dopo sembrano
funzionare peggio di prima! Anche spostare l’attenzione su un problema di
dimensioni inferiori aiuta a stare meglio, almeno per un po'.
Aiuto non trascurabile può essere un certo senso della fatalità: siamo tutti
esseri umani e sbagliare fa parte della vita di ognuno, sia nostra sia del
nostro capo. Dopo lo sfogo, ci vuole un momento per rilassarsi, per far scorrere
i pensieri piano piano fin quasi a sparire, calmando i neurotrasmettitori: basta
un posto tranquillo in cui poter stare almeno una decina di minuti in santa
pace, senza essere disturbati, cercando di eliminare i pensieri, ripetendo una
parola (il cosiddetto mantra) dal significato per noi speciale, con il respiro
lento. Un vero toccasana!
Un sistema che molti, pigramente, adottano sono le pillole: a base di fosforo o
selenio non hanno alcun effetto a livello cerebrale. I farmaci antidemenza (i
cerebroattivi), vengono per lo più prescritti ad anziani oltre i 70 anni
affetti da malattie degenerative: sono divisi in tre categorie, quelli che
migliorano la neurotrasmissione, quelli che attivano la circolazione ed il
metabolismo cerebrale e quelli che proteggono i neuroni da nuove aggressioni.
Infine, dalla tavola arrivano molti aiuti: innanzitutto non sono certo i dolci
ad aiutare la memoria e la concentrazione, anche se in questi stadi si bruciano
molti zuccheri. L’alimentazione deve essere equilibrata, con cibi che
forniscano ferro: carni rosse, legumi, frutta secca, cacao e uova. La mancanza
di ferro, infatti, riduce l’attività di alcune aree cerebrali. Utili anche
gli acidi grassi dei pesci, del latte e dei formaggi: favoriscono lo sviluppo
delle membrane cellulari e la fabbricazione della mielina (guaina che riveste i
nervi che trasmettono gli impulsi da una cellula all’altra). Quasi inutile da
questo punto di vista pare ormai essere il fosforo. Attenzione ai grassi, che
rallentano la circolazione sanguigna, affaticando il cuore e quindi il cervello,
ma neanche esagerare con la dieta: se c’è poco zucchero nel sangue, le
funzioni del cervello si impoveriscono e quando è molto bassa i neuroni
muoiono. Attenzione ai
conservanti e via libera ad acido folico, magnesio vitamine C e B12, buoni anche
i carboidrati e la soia: quest’ultima contiene pochi grassi e molti
amminoacidi, così come yogurt, formaggio di latte fermentato, mandorle,
lenticchie e ceci. L’alcol non aiuta di certo: due o tre aperitivi, quattro o
cinque volte alla settimana, abbassano notevolmente il livello della memoria.
Forti quantità di caffè e tè rendono solo più irritabili e distanti dalla
concentrazione necessaria, quindi meglio non esagerare.
Via libera quindi a fragole, mirtilli e spinaci, vegetali a foglie verdi,
cereali fortificati e kiwi, olio d’oliva.
Per la cronaca: ad inventare l’arte di ricordare fu il greco Simonide
che, per accadimenti naturali, dimostrò la sua ottima memoria ricordando tutti
i nomi dei commensali presenti all’interno di una casa crollata durante un
banchetto. Secondo la leggenda, fu un misto di tecnica e di emozioni: il padrone
di casa gli aveva richiesto un’ode che esaltasse il suo personale personaggio,
il suo ego smisurato, ma Simonide all’interno della sua opera osò inserire
anche Castore e Polluce, i due gemelli divini. Il “datore di lavoro” allora
gli pagò solo metà del compenso, perché il saldo avrebbe dovuto chiederlo ai
gemelli. Dopo qualche minuto, i servi chiamarono Simonide fuori dalla casa perché
richiesto da due giovani, ed in quel momento la casa crollò. Sarà stata
l’emozione di essere stato salvato dalle due divinità o l’aver portato a
casa la pelle, comunque Simonide ricordò tutti i nomi con grande stupore dei
soccorritori.
Lo scrittore Ray Loriga ha detto una cosa interessante: "La memoria è il
cane più stupido che esista, le lanci un bastoncino e ti riporta indietro
tutto". In effetti è vero, a volte basta un nulla e tutta una storia, una
situazione, un’emozione tornano più vive che mai.
Però, qualche volta dimenticare è necessario, fa letteralmente bene
alla salute degli individui, della società: in molti casi, anche la psicanalisi
ammette che è bene ricordare un evento traumatico quel tanto che è necessario
per superare il problema, senza troppi particolari, poi superarlo per sempre.
Certo, dimenticare certe emozioni è impossibile, però si possono accantonare
in un angolo remoto, dove aiutano a vivere ed avere una dimensione più leggera
dell’esistenza. A volte l’essere umano lo fa automaticamente: ci
“dimentichiamo” di fare qualcosa anche per staccare la spina, perché c’è
domani ed allora ci penseremo, ce lo ricorderemo.
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