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Anno 9
Numero 39
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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Salute e
benessere
SPERIMENTAZIONE
FARMACOLOGICA vi racconto la mia esperienza
Almalinda
Giacummo
Attraverso
alcune amiche, che a loro volta avevano già partecipato ad altri studi, ho
saputo che il CRC (Centro Ricerche Cliniche) di Verona, consociazione fra
l’ospedale di Borgo Roma e la Glaxo industria farmaceutica, cercava volontari
per la sperimentazione di alcuni farmaci. Dopo aver ricevuto dei fogli
informativi chiari e sintetici, ho chiesto al mio medico curante che cosa ne
pensasse: mi ha risposto che si tratta di prassi abbastanza frequenti,
praticamente prive di rischi e ben controllate, oltre al fatto che spesso
prevedono l’assunzione di placebo da parte di alcun volontari inconsapevoli ai
fini della valutazione psicologica della sperimentazione. Allora ho preso
appuntamento con il responsabile della ricerca, questi ha risposto ad alcune mie
domande pratiche sui medicinali che eventualmente avrei dovuto assumere, sulle
possibili controindicazioni e sui possibili problemi pratici in cui sarei potuta
incorrere, ad esempio impossibilità a guidare o prestare attenzione
continuativamente. Abbastanza rassicurata dalle risposte, in base alle quali la
sperimentazione non avrebbe praticamente influito sulla mia vita normale se non
con una possibile sonnolenza, peraltro quasi mai verificatasi e che comunque non
mi ha impedito di lavorare, ho effettuato presso la stessa struttura del CRC
tutte le analisi di controllo, dall’ECG (elettrocardiogramma), alle analisi
del sangue e delle urine, delle feci, test virali e quant’altro, compresi i
test per stabilire lo stato psicologico.
Dopo alcuni giorni è arrivata la risposta: la mia salute risultava essere
perfetta e quindi ero idonea alla sperimentazione degli effetti di due diversi
medicinali, già in commercio, addirittura uno dei due usato in sala operatoria
per l’anestesia totale, ma in questo caso sperimentato per la cura di stati di
insonnia. I dosaggi previsti erano molto bassi: nel caso del medicinale da sala
operatoria la somministrazione è avvenuta sempre sotto diretto controllo
medico, somministrazione da parte di una farmacista, doppio controllo con medico
ed infermiera, monitoraggio continuo di ECG, pressione, prelievi di sangue e
osservazione diretta. In effetti, la degenza di alcuni giorni presso la
struttura si è rivelata obbligatoria, fortunatamente non necessaria per nessuno
dei soggetti in esame, quindi anche un po’ esagerata, soprattutto
nell’assoluta proibizione di assentarsi dal CRC, anzi dal corridoio riservato,
di uscire sui poggioli presenti in ogni camera, di aprire le finestre, salvo in
caso di smaccata ”aria pesante”, facendolo presente alle infermiere che,
recuperata in giro una maniglia, provvedevano ad aprire le finestre per alcuni
minuti. La degenza prevista per il farmaco la cui azione era maggiore, con stati
di sonnolenza o, in alcuni casi, vere e proprie sonore dormite, è stata sempre
di due giorni completi, con ingresso la sera prima del primo giorno, controllo
diurno e notturno con medico di guardia, ed uscita la mattina dopo il secondo
giorno, previo ennesimo prelievo di sangue e test Romberg. Il farmaco più
blando è stato invece spesso assunto anche a casa, o comunque al di fuori della
struttura ospedaliera, con l’unica prescrizione dello stomaco vuoto e
dell’assunzione della colazione trenta minuti dopo: il controllo veniva
effettuato in alcuni giorni stabiliti con un prelievo di sangue mattutino presso
il CRC, test Romberg ed uscita verso le quotidiane occupazioni.
Comprendendo che la permanenza nella struttura si sarebbe potuta rivelare
pesante e noiosa nei momenti in cui la sperimentazione era in fase di stasi,
l’organizzazione ha previsto una piccola sala ricreativa, con televisione e
impianto sky, piccola biblioteca, sia medica sia letteraria, alcuni giochi di
società. Era inoltre permesso portare lettori cd portatili, musicassette, film
in dvd, computer: altro neo però l’obbligo di chiudere tutto in un armadietto
con due chiavi, una per il degente, l’altra per le infermiere: per prendere
calzini o altro era sempre necessario chiedere la seconda chiave.
Personale sempre cordiale, più distaccati i medici, ben più affabili le
infermiere.
La sperimentazione si è quindi conclusa senza alcuna controindicazione: ad
alcuni giorni di distanza viene quindi effettuata una nuova analisi di
controllo, a ulteriore verifica del completo smaltimento dei medicinali assunti.
Tirando le somme, nonostante in parecchi abbiano obbiettato che ho fatto la
cavia, ho loro risposto che io non sono un topino o un cagnetto inconsapevole,
privo di potere e torchiato fino
allo stremo: sono perfettamente consapevole, ho deciso con la mia testa e, in
fin dei conti, ho pensato di rendere utile anche agli altri la mia buona salute.
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