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Anno
8
Numero
23

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.

 

 

 

 

 

S p o r t

BUNGEE JUMPING
nato come estremo mezzo di fuga, diventato rito iniziatico,
assurto al rango di sport 

Maria Maddalena Regno 

Pentecost, ma alla non si chiamava così, arcipelago  di Vanuatu nell'Oceano Pacifico del Sud, 1500 anni or sono: Tamalie è un uomo aggressivo, la moglie non ne può più e si dà alla fuga per la foresta. Lui la insegue, la poveretta non ha altra via di scampo che arrampicarsi in cima ad un albero, ma lui non demorde e la insegue. Lei decide di lanciarsi, ma dopo essersi legata una liana alla caviglia. Il marito, imbufalito, la segue ma… non si è legato la liana alla caviglia perciò finisce l'inseguimento spiaccicandosi a terra. Questo racconta la leggenda e da quel lontano giorno tutti i maschi del posto hanno l'obbligo di onorare la memoria di Tamalie ripetendo il lancio, anche per dimostrare di non essere meno coraggiosi di una donna, e della donna prendono l'astuzia che le salvò la vita. N'gol si chiama la cerimonia che verso i dieci anni sancisce l'entrata nell'età virile dei ragazzini del luogo. Tra aprile e maggio, quando il clima è più umido e assicura maggiore elasticità alle liane, ecco che padri e figli si ritirano nella foresta, scelgono le liane giuste, costruiscono una torre di rami, alta anche 35 metri, e il giorno dell'iniziazione prima si lanciano gli iniziandi, poi tutti gli uomini. Se hanno calcolato bene la lunghezza delle liane e la loro elasticità, si fermano a pochi centimetri dal suolo. Tutto ciò è rimasto circoscritto per secoli, finché nel 1954 una spedizione del National Geograpich scoprì e fotografò questo straordinario rito iniziatico. Nel 1970 fu la volta del giornalista Kal Muller che, recatosi nell'arcipelago, convinse gli anziani a fargli tentare il salto. Riuscito nella sua impresa la raccontò e un gruppo di giovanotti inglesi, membri di un club dedito agli sport pericolosi, lo emulò saltando da un ponte alto 80 metri. Inebriati dal successo, fecero proseliti in America e in Australia.
A dare al bungee jumping dignità di sport, fu comunque il neozelandese A.J. Hackett che studiò seriamente la consistenza e l'elasticità delle funi, elaborando parametri di sicurezza che sono tuttora validi. Per pubblicizzare le sue scoperte, nel 1987 si lanciò dalla torre Eiffel: salto riuscito, ma fu arrestato. Da quel momento è diventata una moda saltare e c'è chi è saltato da una mongolfiera, chi da un elicottero, chi da un grattacielo. Si calcola che nel mondo ci siano più di 800 organizzazioni che si occupano di questo sport e che più di un milione di persone abbiano provato l'ebbrezza del lancio. Anche l'Italia vanta i suoi lanciatori, l'antesignano è stato Alberto Pradella, fondatore di una società che produce materiale tecnico per i lanci e gestisce postazioni fisse e itineranti per chi volesse provare l'emozione. Si dice che non sia eccessivamente pericoloso come sport, nel paese d'origine l'ultimo incidente risale al 1974, quando uno dei saltatori mise fine ai propri giorni schiantandosi davanti alla regina Elisabetta in visita.
La moda dei tours organizzati ha portato frotte di visitatori nell'arcipelago sperduto nell'Oceano Pacifico, i lanci sono ripetuti ad uso e consumo dei turisti, ma se non avvengono nella stagione giusta, la durezza della liana può causare anche la rottura degli arti inferiori dei saltatori.