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Anno 8
Numero 23
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Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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S p o r t
JACK LA MOTTA il toro scatenato della boxe
Antonia Bonomi
Ha settantanove anni, si
concede qualche bicchiere, che gli ammiratori gli pagano volentieri, e
ridacchiando sussurra: "Sono ancora una leggenda". È
arzillo Jack… già, come si scrive il suo nome? Ho trovato Jack, che dovrebbe
essere la forma corretta, poi Jake, Jakie che dovrebbe essere il vezzeggiativo e
fa un po' ridere un vezzeggiativo per
uno che tirava e prendeva cazzotti come lui, che aveva il soprannome di
"toro scatenato". Ci hanno fatto pure un film, Raging Bull, con Robert
De Niro ad interpretarlo. A proposito di questo film, diretto da Martin Scorsese
e giudicato dai critici americano il miglior film degli anni Ottanta, ebbe otto
nomination all'Oscar, ne prese due, uno dei quali a De Niro come migliore
interprete e non solo per essere ingrassato di trenta chili per impersonare La
Motta anziano. Trenta chili!, un bel po', non c'è che dire. Già, quello del
peso fu uno degli incubi del pugile. Tra un incontro e l'altro ingrassava
terribilmente, intorno ai quindici chili, che doveva perdere per rientrare nei
settantadue e mezzo richiesti della categoria dei medi. È molto ironico, quando
gli chiedono perché, visti i suoi problemi di peso, non è passato nella
categoria dei massimi, risponde che anche lì riusciva a sforare di dieci chili
il peso (ottanta quelli regolamentari, novanta i suoi), ma la statura restava la
stessa: troppo bassa, quelli erano giganti!
Figlio di italiani, Jake nasce a New York il 10 luglio del 1921, comincia la
carriera nel 1941. Il 16 giugno 1949, a Detroit sconfigge Marcel Cerdan e
diventa campione del mondo dei medi. Conserva il titolo quando il 12 luglio del
1950 si batte con Tiberio Mitri, lo perde il 14 febbraio del 1951, quando è
steso da Ray Sugar Robinson. Non era il primo incontro che disputavano i due,
per l'esattezza era il sesto e nei precedenti cinque La Motta era anche riuscito
a mandare l'avversario al tappeto. Perché non ce la fece quel fatidico San
Valentino? Perché era stremato dal tentativo di rientrare nel peso, secondo le
sue stesse ammissioni viveva nella sauna, mangiava poco o nulla e non beveva
niente. Per dieci riprese sembrava stesse anche vincendo, poi crollò. Ma, dice,
se l'arbitro non avesse fermato l'incontro alla tredicesima ripresa, forse
avrebbe anche vinto, perché pure Robinson stava scoppiando. Poiché non è con
i se e con i ma che si fa la storia, le prese e nel 1954 concluse la carriera.
Aveva disputato 106 incontri, vinto 83 volte, pareggiato 19 e perso 4.
Non ha peli sulla lingua, alla sua età se ne frega, e dice tranquillamente di
aver truccato anche
qualche incontro. Per poter partecipare al mondiale del 1949, ad esempio, su
ordine della mafia fu costretto a perdere quello con Billy Fox. Allora, gli
chiedono, anche qualcuno di quelli vinti da lei potrebbe essere stato truccato,
ma lui fa spallucce: ero il più forte, il campione, chi saliva sul ring con me
voleva battermi per soppiantarmi.
La vita privata? Molto movimentata viste le sei mogli, le uniche, secondo lui,
che sono riuscite veramente a metterlo al tappeto. Racconta anche una
barzelletta: la sua prima moglie è morta per avere mangiato funghi
avvelenati, la seconda è morta per avere mangiato funghi avvelenati, la terza
è morta con la testa fracassata per non aver voluto mangiare i funghi
avvelenati… e spera di poter sposare l'attuale compagna.
Com'è Jake La Motta dietro lo Specchio dell'Astrologia?
Un bell'insieme d'intuito e razionalità, senso del ritmo, intelligenza,
organizzazione e fantasia, relativi scrupoli e spirito pratico. Ambizione sì,
ma finalizzata, non per il gusto di essere qualcuno. Discretamente fortunato, ma
non quella fortuna sfacciata che fa tutto da sola e che, magari, non sei in
grado di cogliere, ma quel tipo di fortuna che accompagna chi si dà da fare in
prima persona. Ironico senza dubbio con quel Giove nella Vergine. A proposito di
peso, nel suo quadro è ben indicata la tendenza all'obesità.
Cosa c'era in cielo per lui la notte in cui perse il titolo mondiale? Non ho i
dati di Ray Sugar Robinson, perciò non so quante possibilità avesse lui di
vincere, però Jack non ha tutti i torti, stando al suo quadro, quando dice che
se non fosse stato troncato l'incontro, forse avrebbe potuto anche farcela.
Forse o, forse, grazie a quel risultato si è sistemato in eterno.
A questo punto, controllo anche gli aspetti del giorno in cui incontrò
il nostro Mitri e, vi dico la verità, se Mitri perse fu proprio una questione
di "donne", vale a dire era deconcentrato per via della moglie a
Hollywood, ma… la mano sul fuoco per la trasparenza dell'incontro, in ogni
caso non la metterei. Proprio no.
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