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Anno 8
Numero 23
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Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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S p o r t
OMAR SIVORI quando il calcio si giocava con i
piedi e il cabezon
Antonia Bonomi
Omar Sivori fa parte del
bagaglio della mia prima adolescenza. Le partite si seguivano ancora alla radio,
curiosamente la tifosa di casa era mia madre, accanita del Torino, “vedova”
di Valentino Mazzola, e che tutte le settimane non mancava di giocare la
schedina, la vecchia Sisal. Di lui ho un ricordo confuso come giocatore, più
vicino come commentatore sportivo alla Rai e poi come leggenda di “quando il
calcio era il calcio e i giocatori giocavano”.
Enrique Omar Sivori è argentino con nonni paterni liguri, gioca nel River Plate,
una delle
principali squadre del suo paese natale e per la quale aveva vinto tre scudetti,
ha ventidue anni quando la Juventus lo acquista sborsando 160 milioni, siamo nel
1957 è una cifra enorme, con lui arrivano anche Angelillo e Maschio. I tre
erano chiamati “los angeles con la cara sucia”, gli angeli con la faccia
sporca, per la loro abilità e leggerezza nel gioco e perché spesso avevano il
volto insudiciato dal fango dei campi e… dalle lotte stinco a stinco con gli
avversari.
Con la Juventus gioca fino al 1965 vincendo gli scudetti del ’58, ’60
e ’61, tre Coppe Italia, poi passa al Napoli, dal ’65 al ’69,
per divergenze d’opinioni con l’allenatore Heriberto Herrera il quale
pone un ultimatum ai vertici della squadra: “o lui o io”, e il giocatore
riceve il benservito. Salvo rifarsi quando con il Napoli gioca contro la Juve e
la batte: Sivori va quatto quatto nella porta della squadra avversaria, prende
il pallone e, sempre con calma, raggiunge il centro del campo e, zac, ecco la
palla lanciata felinamente e dolcemente verso la panchina juventina, addosso ad
Heriberto. Per chi non lo sapesse, era un grande giocatore ma portatore di un
carattere terribile.
Questi i suoi numeri:
prima di sbarcare in Italia ha
giocato nel Teatro Municipal e nel River Plate
Con la seleccion argentina gioca 18 partite e nel 1957 vince il campionato
sudamericano
con la Juventus gioca 215 partite e segna 135 gol
con il Napoli gioca 63 partite e segna 12 gol, in città si storpia il verso
“vide ‘o mare quant’è bello” della famosa canzone Torna a Surriento in
“vide Omàr quant’è bello”
con la Nazionale italiana ha giocato 9 partite e realizzato 8 gol
nel 1961 France Football gli riconosce il Pallone d’Oro
nel 1969 lascia l’Italia a causa di una pesante squalifica
ha collezionato 33 giornate di squalifica in dodici campionati.
Enrique Omar Sivori si era ritirato nella terra natale, dove aveva una azienda
agricola a 200 chilometri da Buenos Aires, la vita non lo ha risparmiato con un
grande dolore, la morte di un figlio amatissimo, è morto per pancreatite acuta
il 17 febbraio 2005.
I
giornali hanno ricordato le sue prodezze, il suo vezzo di giocare con i
calzettoni arrotolati alla caviglia, le gambe viola per le botte ricevute
durante le partite, alle quali rispondeva colpo su colpo… con gli interessi,
anche craniate sul naso come ad un certo Pachin che, nel corso di una partita
contro il Real, lo sfotteva ripetendogli che gli mancava la piuma in testa per
essere un indio. Chiacchierone, indisciplinato cronico, infatti si allenava mal
volentieri, faceva le ore piccole giocando a poker, bevendo whisky e fumando, di
lui si racconta che quando giunse in Italia chiamato dagli Agnelli,
accogliendolo all’aeroporto Umberto abbia esclamato: “La aspettavo da due
anni” e lui di rimando “Se è per questo, io sognavo di essere juventino da
cinque!”.
I compagni di gioco lo hanno ricordato con affetto, virtù di giocatore e
difetti di uomo, Giampiero Boniperti racconta della volta che John Charles, per
calmarlo, schiaffeggiò Sivori in campo, e come fu sempre Sivori a consigliargli
di comperare Maradona per la Juventus, ma la trattativa non andò in porto.
Perché era chiamato Cabezon? Per la folta capigliatura nero inchiostro che con
l’età era diventata una nuvola bianca.
Com’era Omar Sivori Dietro Lo Specchio Dell’Astrologia?
Il segno di nascita, la Bilancia, serviva da… targa dell’automobile, ma il
Sole era in eccellente aspetto con Marte nel Sagittario, segno delle gambe e in
particolare cosce, Saturno era nei Pesci, segno dei piedi, in eccellente aspetto
con Mercurio, l’intelligenza, nello Scorpione, segno dell’intuito e
dell’abilità strategica. Anche la Luna e Giove erano nello Scorpione, perciò
aveva il fiuto di un segugio, essendo in eccellente aspetto con Plutone nel
Cancro queste qualità avevano punte geniali ed erano al servizio
dell’ambizione, era un istrione, opportunista (parlo sempre di gioco!), non
era un tenero ma un combattente, era polemico, anche noiosamente cavilloso,
diffidente, qualche volta ingenuo, idealista e carogna, irritabile, vendicativo,
con qualche punta di mania di persecuzione, un impulsivo che reagiva al meglio
nel momento del pericolo, della lotta. Era un
miscuglio di qualità e difetti, si tirava la zappa sui piedi perché era
nato bastian contrario, perché non poteva fare a meno di essere primadonna.
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