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Anno
8
Numero
23

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.

 

 

 

 

 

Turismo

 

L’ABBAZIA DI CASAMARI Dall’antica Cereate al monastero benedettino 

Roberta Gallina 

Casamari è una frazione del comune di Veroli, sorge al centro di una verde valletta a circa 300 m di altitudine, e si trova lungo la strada che collega Sora a Frosinone, non lontano dal torrente Amaseno che, in epoche antiche, marcava il confine tra gli Ernici ed i Volsci.
Il nome originario del luogo era Cereatae, forse perché il villaggio era dedicato alla dea Cerere, protettrice delle messi. Qui, secondo le testimonianze lasciateci da storici quali Plinio e Frontino, trovò i natali il console romano Caio Mario, alcuni studiosi, a noi cronologicamente più vicini, come il Mommsen, confermano questa tesi, aggiungendo che l’abbazia sorgerebbe proprio sopra i resti del pagus romano. Ciò portò ad un cambiamento del nome del villaggio, che, da Cereatae divenne “Casa Marii”, poi “Casamarii” ossia casa di Mario, con l’intenzione di lasciare ai posteri il ricordo del privilegio di aver dato i natali al famoso personaggio storico romano. Anche i resti archeologici confermato l’importanza dell’ex Cereatae: un acquedotto fornito di grandi arcate, un tratto di strada lastricata a basoli e vario materiale, come statue, anfore conservate nel museo dell’abbazia.
L’inizio della vita monastica di Casamari risale al 1035-6, quando un gruppo di benedettini, ricevuto l’ordine e la regola dall’abate Giovanni di Sora, elessero come superiore un tale Benedetto che, poco dopo, si dimise lasciando il posto al nobile Giovanni, nativo della vicina Veroli, vero fondatore della nuova comunità. A lui successe l’abate Orso, che però fu deposto nel 1088, durante un convegno di vescovi. Al successore, Agostino di Capua, si deve la riorganizzazione ed il riordino della comunità. Nel 1152 passò ai monaci cistercensi che iniziarono a costruire l'attuale monastero secondi i dettami della loro regola, demolendo in parte il fabbricato benedettino. Con il passare degli anni prima, dei secoli poi, l’abbazia continuò a prosperare, sotto la protezione di Federico II, Casamari riuscì a controllare diciotto abbazie, costituendo per circa due secoli un centro di potere politico e religioso di grande importanza. Il monumentale complesso fu anche sfondo di fatti sanguinosi: nel 1417, per resistere all'attacco di Muzio Attendolo Sforza che era al comando delle truppe di Giovanna II regina di Napoli, vi si asserragliò Jacopo Caldora, partigiano di Braccio da Montone al servizio del papa. Il monastero fu gravemente danneggiato. Trasformata in Commenda da Martino V nel 1430, l'abbazia divenne appannaggio dei cardinali, che ne dilapidarono la maggioranza dei beni. Nel 1717 fu introdotta la riforma dei Cistercensi di Stretta osservanza, i Trappisti. Il 13 maggio 1799, i soldati francesi che stavano tornando da Napoli saccheggiarono l’edificio, nonostante l’ospitalità offerta loro dal priore Simon Cardon, arrivando perfino a profanare l’Eucaristia. Essendosi alcuni monaci opposti, furono trucidati insieme al priore. Nel 1873 fu spogliata dei suoi beni in seguito alle leggi di soppressione e l'anno seguente fu dichiarata monumento nazionale.
L’abbazia odierna, in stile gotico-borgognone,  ci accoglie con un grandioso portale con un arco a tutto sesto, sovrastato da una costruzione originariamente adibita a foresteria, secondo la regola di S. Benedetto, secondo cui gli ospiti venivano accolti con larghissima ospitalità. Una loggia composta da quattro bifore gemelle a tutto sesto illuminano l’edificio. L’esterno della basilica è composto da un atrio a tre archi (due a tutto sesto, uno, quello centrale a sesto acuto), sotto il quale si apre un ornatissimo portale con profonde strombature. Il portale è composto da quattro formelle bronzee con la raffigurazione dei simboli dei quattro Evangelisti. La pianta della chiesa è a tre navate con un transetto, gli archi, a sesto acuto, dividono lo spazio in sette campate regolari e sormontano pilastri dalle linee molto slanciate che, con la luce che penetra dai rosoni e dalle finestre comunicano nell’osservatore un’impressione di slancio verticale. L’altare maggiore è sormontato da un baldacchino barocco, donato dal papa Clemente XI, che era, precedentemente, stato Abate Commendatario di Casamari. Dall'imponente  coro si può osservare la splendida, nella sua semplicità, parete dell’abside: cinque finestre ed un rosone lasciano entrare la luce che, filtrata attraverso l’alabastro, illumina dolcemente l’interno. Dalla navata destra si esce nel chiostro che merita una breve sosta per ammirare le colonnine a tortiglione del lato meridionale. Monumentale l'organo, con ben 1525 canne.
La pinacoteca ed il museo sono collocati in sale duecentesche: tutto il materiale archeologico è stato rinvenuto nei dintorni dell’abbazia, comprende epigrafi (importantissima quella che menziona la pavimentazione di una via pubblica), resti di pavimenti musivi, cippi marmorei, monete, resti di statue. Per quanto riguarda la pinacoteca essa raccoglie, in massima parte, le tele, per lo più cinquecentesche, che furono donate all’abbazia dai vari Abati Commendatari; si possono ammirare anche affreschi staccati, antichi codici miniati, manoscritti, incunaboli assai ben conservati.
Un altro luogo interessante è il grande refettorio, lungo 38 metri e largo 11, è diviso in due navate da otto grosse colonne cilindriche, dai cui capitelli partono gli archi a sesto acuto, che vanno a scaricare su pilastri appoggiati alle pareti opposte.
Per chi vuole fare acquisti, presso l'abbazia si trovano libri, liquori di tutti i tipi, cioccolato, profumi e acque antidolorifiche, prodotti per l'igiene e la bellezza.