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Anno 8
Numero 23
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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Turismo
COSTA RICA Una
terra da sempre ricca di promesse (1 parte)
Roberta
Gallina
Il
giorno 8 settembre 1502 Cristoforo Colombo, nel corso del suo quarto viaggio,
sbarcò nell’isola di Uvita, di fronte all’odierna Puerto Limòn. Rimase
colpito sia dalla ricchezza dei monili d’oro che dal carattere socievole degli
Indiani venuti ad accoglierli; anche la
terra che li ospitava si manifestava rigogliosa di fauna, di frutta commestibile
e di vegetazione lussureggiante. Inoltre, fatto importantissimo, i numerosi
ornamenti indossati dagli indigeni sembravano promettere ricchissime miniere
aurifere non lontane. L’Ammiraglio genovese aveva trovato finalmente la fonte
della sua fortuna, battezzò la nuova terra “Costa Rica de Veragua”, ma non
riuscì mai a godere i frutti della sua scoperta: le sue pessime condizioni di
salute e la morte della sua protettrice, la regina Isabella di Castiglia, misero
fine alle sue ambizioni.
Addomesticare
il nuovo territorio era un compito tutt’altro che facile: il clima sfibrante,
la furia dell’oceano, le lotte fra i coloni non erano ostacoli da poco.
L’ostilità interna tra gli europei era causata dall’oro: quando i primi
conquistadores chiesero agli indigeni notizie sulle miniere, ricevettero solo la
vaga risposta “Più a sud”, scatenando così una vera e propria “febbre
dell’oro”. Ancora oggi il sito delle copiose miniere è rimasto una
leggenda. Altro mistero rimasto insoluto è la provenienza dei meravigliosi
oggetti di giada indossati dagli Indiani: forse arrivavano dal Messico o dal
Guatemala, poiché non è stata rinvenuta alcuna cava di questo materiale. I
novelli conquistatori scoprirono solo modestissimi filoni auriferi di poco conto
e rivolsero la loro delusione contro gli indigeni, rubando l’oro che non erano
riusciti a trovare, con il risultato di attirarsi l’ostilità dei derubati.
Nel 1522 il capitano Gil Gonzales guidò la seconda spedizione in Costa Rica: il
viaggio si svolse a piedi, lungo la costa del Pacifico, per 800 chilometri,
durante i quali Gonzales convertì 30.000 indiani e radunò una strabiliante
quantità di monili d’oro. Purtroppo la spedizione portò nella nuova terra
conseguenze tragiche: il vaiolo, l’influenza e la peste condannarono a morte
migliaia di indiani, coloro che scamparono le malattie furono spietatamente
ridotti in schiavitù. La stessa
politica spagnola di “Requerimiento” (1510) autorizzava espressamente ad
uccidere tutti gli indiani che si opponevano al battesimo (un modo come un altro
per levarseli
di torno, appropriandosi anche delle loro ricchezze). Inoltre l’Encomienda,
concessione reale della Corona spagnola, concedeva ai coloni il diritto di far
lavorare, senza retribuzione, gli indiani che, obbligati a risiedere sul luogo
di lavoro, diventavano proprietà dei bianchi. L’Encomienda fu abolita nel
1542.
Quattro anni dopo, Luis Colombo, nipote di Cristoforo, guidò una spedizione
composta da 130 uomini per impossessarsi delle terre scoperte dal suo famoso
nonno: fu costretto a ritirarsi dopo essere stato attaccato e sconfitto dagli
indiani. Nel 1559, su espresso ordine del re di Spagna Filippo II, partì
l'ennesima spedizione, questa volta guidata da Don Juan de Cavallon. L'esito fu
positivo grazie alla perfetta organizzazione, all'abbondante quantità di viveri
di scorta e all'accortezza, del comandante, di servirsi di guide indiane. A
Cavallon si deve la fondazione della prima colonia costaricana: fu battezzata
Garcimuñoz, come il suo paese di nascita. Il vero fondatore del Costa Rica è
considerato Juan Vasquez de Coronado, che conquistò il paese (1563) e fondò la
città che, fino al 1823, sarebbe stata il capoluogo: Cartago. La novella
colonia crebbe assai lentamente, gli immigrati, che provenivano dalle regioni
spagnole, trovavano condizioni di vita molto dure. Non c'era alcuna fonte di
ricchezza, la maggior parte delle comunità viveva in fattorie, lavorando la
terra con sistemi antiquati, riuscendo a stento a produrre di che vivere; non
esisteva vita sociale, le messe domenicali erano disertate perché, molto
spesso, i coloni non avevano abiti presentabili da indossare: per ironia della
sorte la terra chiamata Costa Ricca era un paese povero. L'allevamento del
bestiame, la coltivazione di verdure, canna da zucchero, frumento era l'economia
di base dei suoi abitanti. Il primo "prodotto" commerciale che fu
esportato furono i muli, in un secondo tempo, per mezzo degli stessi,
incominciarono ad essere esportati il cacao ed il tabacco. Ma il commercio
stentava a decollare anche a causa delle incursioni dei pirati comandati da
Drake, da Owens e da Morgan. Nella metà del XVII secolo una nave negriera
naufragò presso le coste nicaraguensi, gli schiavi negri riuscirono a fuggire e
raggiunsero le terre costaricane, ove venero accolti, in maniera amichevole,
dagli indiani. Dall'unione di queste due razze perseguitate nacquero i Miskitos
che, ben presto, si allearono ai pirati favorendo le loro incursioni e
distruggendo le grandi piantagioni di cacao e caffè: il governatore della
colonia non riusciva a fronteggiarli poiché era quasi privo di fondi. Solo nel
1841 il presidente B. Carrillo cessò di pagare i tributi e pose fine alle loro
scorribande, con la minaccia di scatenare una vera e propria guerra. Fin dai
primi anni del 1700 incominciarono a sorgere le città: Heredia, Villa Nueva de
la Boca del Monte (1737) (attuale San José), nel 1781 Villa Hermosa (odierna
Alajuela), Cartago venne interamente ricostruita, dopo l'eruzione del vulcano
Irazù che, nel 1723, la rase al suolo.
Il giorno 29 ottobre 1821 il Costa Rica proclamò la propria Indipendenza dalla
Spagna: ispirandosi alla Costituzione spagnola redatta nel 1812, i dirigenti di
San José, di Cartago, di Heredia e di Alajuela scrissero la prima costituzione
del paese e la pubblicarono nel mese di dicembre 1821. Ma i primi contrasti
emersero quasi subito: i dirigenti di Alajuela e di San José optavano per
l'indipendenza, quelli di Heredia volevano l'unione con l'impero messicano,
altri sostenevano la necessaria alleanza con la Colombia capeggiata da Simón
Bolívar. Da questi contrasti nacque una guerra, che culminò nella battaglia
decisiva del 5 aprile 1823: lo scontro avvenne tra Cartago e San José. Vinsero
gli indipendentisti guidati da Gregorio José Ramirez: il Costa Rica entrò
nella Repubblica Federale del Centro America. Il primo Presidente fu Juan Mora
Fernández, che compì un'opera grandiosa nel campo sociale, economico,
culturale e legislativo; infatti, a lui si deve la "Ley de Ambulancia"
secondo cui, a rotazione di quattro anni, ogni città avrebbe avuto il ruolo di
capitale. Nel 1838 il Parlamento costaricano proclamò la sua separazione dalla
Federazione centro - americana: ne conseguì una guerra che causò forti
ripercussioni interne, insurrezioni e lotte civili. Solo con l'elezione del
presidente José M. Alfaro, nel 1842, i contrasti ebbero fine. La fine del XIX
secolo segnò il periodo d'oro per l'economia costaricana e per la stabilità
politica, gli affari erano gestiti da plutocrati "molto disinvolti e
fatalisti"; certamente ci furono anche periodi di crisi come, ad esempio,
durante la Prima Guerra Mondiale. Mancando gli sbocchi sul mercato europeo,
l'allora presidente costaricano Flores istituì una tassa sul caffè. La
ribellione dei grandi coltivatori non si fece attendere: tolsero di mezzo lo
scomodo presidente con la complicità del capo
dell'esercito Federico Tinoco, che venne eletto a sua volta. La corruzione e la
durezza del nuovo governo portò malcontento e gravi disordini politici: la
dittatura di Tinoco fu stroncata dalla rivolta di un gruppo di studenti e dei
loro insegnanti, che marciarono contro l'esercito nel mese di luglio 1919. Non
erano tempi tranquilli, due anni dopo la questione dei confini con il Panamá
assunse toni talmente tesi da portare i due Paesi sull'orlo di un conflitto.
All'accordo s'arrivò parecchi anni più tardi, nel 1938, ma non fu approvato
dal Parlamento: ne conseguirono ulteriori contrasti anche con gli U.S.A. e con
il Nicaragua. Nel frattempo, la Grande Depressione, e la conseguente caduta dei
rezzi, aveva aggravato le condizioni di povertà del paese. Solo nel 1940, con
l'elezione di Rafael Angel Calderón Muñoz alla presidenza, riportarono alla
normalità i rapporti con gli Stati Uniti. Il neo presidente riuscì anche ad
intensificare la produzione agricola, emanò un Codice del Lavoro ed un Codice
Sanitario. Calderón si alleò con il capo del partito Comunista Manuel Mora e
con l'arcivescovo della Chiesa Cattolica Victor Sanabria. Unendo i loro sforzi i
tre riuscirono ad arginare ed a indebolire i potenti "baroni
del caffè", che fino ad allora avevano spadroneggiato nell'economia del
Paese, la burocrazia fu affidata al Partito Comunista, mentre Mora fu nominato
capo dell'esercito. Durante le elezioni presidenziali del 1948, come avversario
di Calderón, si presentò Otilio Ulate, ma il Tribunale Elettorale, visti i
vari disordini, si rifiutò di emettere il verdetto finale ed il Congresso
dichiarò nulle le elezioni. Ulate fu arrestato mentre il clima iniziava a
scaldarsi. Fedele sostenitore di Ulate era Pepe (José) Figueras, che aveva
combattuto a fianco dei Repubblicani nella guerra civile spagnola. Uscendo dal
suo nascondiglio sulle montagne, l'11 marzo 1948 Figueras dette inizio alla
Guerra di Liberazione Nazionale, valendosi dell'aiuto dei guerriglieri venuti
dalla Repubblica Domenicana e dall'Honduras. Don Pepe vinse la guerra civile
nonostante gli attacchi del dittatore nicaraguense A. Somosa. La seguente
presidenza di Figueras (durata fino al 1958) seguì una linea democratico -
progressista: regolò i rapporti con la United Fruit aumentando le entrate dello
Stato, migliorò le condizioni dei lavoratori, promosse la creazione
dell'Istituto di Studi Politici e Sociali, estese il diritto di voto alle donne,
nazionalizzò le banche costaricane ed impose una tassa del 10% sulle ricchezze.
Altro presidente che vale la pena di ricordare è stato Oscar Arias, che nel
1987 fu insignito del Premio Nobel per l'opera di Pace condotta nell'America
centrale. Durante la cerimonia di premiazione, avvenuta ad Oslo, improvvisamente
i presenti videro Arias slanciarsi verso un signore anziano seduto in disparte
che piangeva di commozione: lo prese sottobraccio e si confusero insieme nella
folla. Fu un momento storico: il "Nonno del Costa Rica" Don Pepe
Figueras insieme al giovane Presidente, due persone - simbolo i cui sforzi
avevano assicurato al loro Paese la democraticità ed il Premio Nobel.
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