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Anno
8
Numero
23

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

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Turismo

 
 
FRASASSI una gita tra natura, storia e leggenda

Roberta Gallina 

Circa a 20 km a nord di Fabriano (AN) sorge il paese di S. Vittore, un piccolo gruppo di case sopra il fiume Sentino, meta di numerosi turisti affascinati dal paesaggio rupestre e dalle grotte della vicina Frasassi.
La zona intorno a S. Vittore vanta origini antichissime: probabilmente era un abitato romano, non molto distante dal municipium di Tufico e c’era anche un tempio molto importante, dedicato a Iuppiter Victor (Giove Vincitore) a ricordo della famosa battaglia di Sentino (295 a.C.), in cui l’esercito di Roma trionfò sulla minaccia dei Galli. Ancora oggi, guarda caso, esiste una località detta “Colle della battaglia” e, testimone dell’epoca romana, è il ponte sul Sentino.
L’Abbazia risale alla fine del X secolo ed era chiamata “S. Benedetto in Fundo Victoriano”. Verso il 1011 un certo Gozzo di Raccombona, forse un vassallo, concesse la chiesa e la proprietà assoluta del monastero all’ordine Benedettino. Nei secoli seguenti la potenza dell’abbazia si ampliò tanto che, nel XIII secolo, aveva la giurisdizione temporale su più di quaranta chiese e castelli. Ancora oggi la chiesa conserva la sua struttura d’origine: pianta quasi quadrata suddivisa in tre navate da quattro colonne; a fianco sorgono i resti dell’antico convento, in stile gotico, poi trasformato in casa colonica. Appena usciti dall’abbazia si attraversa il ponte romano, sormontato da una torre, attraverso cui si accedeva, dopo un controllo, al convento protetto un tempo da mura.
Poco lontano dall’abbazia, circa 1 km, sorge un centro termale di acque solforose, già esistenti all’epoca dei romani, come testimonia il ritrovamento del tratto di una condotta e di alcune vasche.
A quattro km. di distanza si possono ammirare i resti del castelli di Pierosara. Una tradizione lo vuole costruito dagli abitanti  di Tufico e di Sentino, in fuga dalle loro città, incalzati dai barbari nel principio del X secolo. Anticamente era chiamato Castrum Petrosum,  divenne poi Castello  Petroso, per finire, non si sa quando, col nome di Pierosara. Il castello era composto da una massiccia torre, da una cittadella e dal borgo; odiernamente restano solo la torre ed alcuni tratti delle mura e due porte.
Risalendo verso le pareti rocciose della gola di Frasassi non può mancare una lunga sosta con visita alle grotte. La Grotta Grande del Vento  è un complesso carsico, che si formò dall’incontro di acqua mineralizzata risalita dagli strati più profondi, con quella bicarbonata delle falde del Sentino. Gli studiosi datano l’origine di questo fenomeno al Pliocene superiore, qualcosa come 1 milione e 400 mila anni fa!
Le grotte furono scoperte da alcuni speleologi nel 1971 e si estendono per ben 13 km. Lo spettacolo sotterraneo è di una bellezza da togliere il fiato: il “Lago cristallizzato” sembra cosparso di ghiaccio, solcato da splendidi giochi di luce con il Castello della Fatina sullo sfondo, la grotta delle Candeline si presenta soffusa di luci azzurrine e le stalagmiti di varie dimensioni sono seminate su pozze d’acqua, come ceri abbandonati dopo una festa, la Cascata del Niagara e le Canne d’Organo sono splendide e polimorfe stalattiti. Le grotte sono molto grandi, in una potrebbe essere contenuto comodamente il Duomo di Milano.
Proseguendo il viaggio, verso la metà della Gola e a fianco del monte Ginguno s’incontra un grosso androne nella roccia dove, nei tempi di paura delle invasioni barbariche, si rifugiavano gli esuli prima, poi gli eremiti ed i penitenti. In seguito la grotta ospitò anche i Fraticelli che si opponevano alla chiesa dei papi, per sfuggire al rogo che li aspettava. Ora c’è il santuario della Madonna di Frasassi, un tempo noto come “Ecclesia Sanctae Mariae inter Saxa”. E’ un edificio semplicissimo, addossato alla parete rocciosa , che ospita la statua lignea di una Madonnina, detta “Vergine dei Monti”. Una leggenda racconta che, nel 1726, il parroco portò la statuina da un restauratore, ma, mentre l’artigiano stava per iniziare il lavoro, s’accorse che la Madonnina piangeva. Pensando a qualche coincidenza rimandò il lavoro al giorno dopo, ma la storia si ripeté varie volte. Ma, caso strano, nei tempi successivi il fenomeno non si rinnovò, neanche quando alcuni vandali, rimasti ignoti, rubarono la statua e la gettarono giù nel burrone.
Numerose sono le leggende che riguardano questi luoghi, come quella del Bovesecco e quella del castello di Pierosara. Sulla strada che da Genga porta a Fabriano esiste un ponte detto del Bovesecco: si dice che, in epoche lontane, vivessero da queste parti due suore molto pie, da molti ritenute due sante. Un giorno tornando verso il convento furono sorprese da un violentissimo temporale che, in poco tempo, fece ingrossare il fiume, tanto che il piccolo ponticello fu divelto. I dintorni erano malsicuri a causa di alcuni banditi e gente malvagia e le due suore avevano molto da temere. All’improvviso videro un bue, gigantesco e magrissimo, che correva infuriato, sradicando, con le corna, gli alberi che crescevano sulle rive del fiume. I tronchi cadevano nell’acqua, sempre più numerosi formando, via via, una sorta di ponte e le due donne poterono così passare. Il magrissimo bue scomparve all’improvviso, ma, da allora, la credenza popolare vuole che, durante  violenti temporali, sulle rive del fiume si aggiri ancora un bove con un alone di luce...
Più romantica è la leggenda del castello. Nella notte dei tempi vivevano due innamorati, Pietro e Sara, che progettavano di sposarsi. Un giorno il conte di Rovellone vide la giovane e se ne incapricciò,  riuscì a rapirla, ma il fedele Pietro, a capo dei castellani, attaccò la banda del conte. Vista la malaparata il rapitore uccise Sara a sangue freddo e si dette alla fuga, inseguito da Pietro che riuscì a raggiungerlo, ma cadde colpito a tradimento. A stento si trascinò vicino al corpo della sua fidanzata e, poco dopo, morì. Da allora il castello si chiamò Pietrosara a perenne ricordo dei due sfortunati innamorati.