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Anno 8
Numero 23
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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Turismo
GENOVA
bella e superba, ricca di storia
Almalinda
Giacummo
A luglio ancora un grande
cantiere, fin quando arriveranno gli 8 grandi della terra, poi via di nuovo con
i lavori fino al 2004, quando sarà la capitale europea della cultura: insomma,
un periodo stressante per i genovesi, ma i cui risultati sono facilmente
immaginabili e quasi già visibili. Genova è una città dalle origini molto
antiche, già in epoca romana fu alleata dell’Urbe contro Cartagine, da cui fu
distrutta nel 205 a.C. In seguito ricostruita dai romani, non conserva oggi
alcun monumento di questo periodo: l’età medievale è meglio documentata, con
molte chiese, palazzo S. Giorgio, piazza S. Matteo con i palazzi Doria e la
chiesa, nei cui prospetti si alternano liste di pietra bianca e nera, con logge
e decorazioni. Nel XVI secolo l’Alessi aprì la Strada Nuova, oggi via
Garibaldi, lungo la quale sorsero i palazzi delle famiglie nobili e che fu il
primo vero intervento di assetto urbanistico, mentre nel XVII fu aperta la
strada dei Balbi, sotto la direzione del Bianco. Fu poi la volta
dell’architetto comunale Barabino, che nel 1825 fornì la città di uno dei
primi piani regolatori in Italia, concepito con la visione delle necessità
future del capoluogo ligure. Ma nella memoria di tutti, Genova è e resterà per
sempre una grande repubblica marinara, una città votata al mare, bella, superba
ed attenta alla ricchezza.
Ma andiamo per secoli. Fra le chiese sicuramente più antiche di Genova sono S.
Siro e S. Stefano: rimaneggiate in epoca successiva, conservano l’una opere
del Gentileschi, l’altra il Martirio di S. Stefano di Giulio Romano. Anche S.
Maria di Castello: fu ricostruita nel XII secolo e rimaneggiata nel XV,
l’interno ha colonne di granito, in parte riutilizzo di epoca romana, e opere
del Castello, del Sacchi e del Casella, mentre nei due chiostri si trova una
piccola ma ricca pinacoteca, e vi sono conservate le bandiere prese alla flotta
ottomana nella battaglia di Lepanto. Ugual sorte ebbe anche S. Matteo, con
facciata di XIII
secolo, interno di XVI e cripta con la tomba di Andrea Doria: a lato della
chiesa si trova un chiostro dell’inizio del XIV secolo. Al XII appartengono il
chiostro di S. Andrea, con colonnine e bei capitelli figurati, la chiesa di S.
Donato, ampliata nel XIII sec. e decorata all’interno con colonne a rocchi
bianchi e neri e colonne romane, comprese di capitelli, di riutilizzo; da notare
il trittico di J. Van Cleve “Adorazione dei Magi” (inizi XVI). La chiesa
romanico-gotica di S. Giovanni di Prè, rimaneggiata ma dal notevole campanile,
allo stesso periodo vanno fatte risalire le origini della chiesa di S. Maria
della Vigna, il cui interno è stato rimaneggiato nel XVII secolo, mentre la
facciata è del XIX, e della chiesa di S. Maria del Prato, ricostituita dopo
molti rimaneggiamenti nelle sue forme romanico gotiche con tre navate, cripta e
presbiterio sopraelevato. Interessante il campanile ottagonale della chiesa
romanica dei Santi Cosma e Damiano.
Al XIII secolo appartengono invece la chiesa di S. Agostino, esemplare di arte
gotica con chiostro triangolare, e S. Giuliano d’Albaro. Sono da attribuire al
XVI secolo la chiesa di S. Caterina Fieschi, SS. Annunziata di Portoria,
praticamente la prima chiesa si trova inserita nel lato sinistro dell’edificio
centrale con la sepoltura di questa santa genovese molto venerata, la chiesa di
S. Maria Assunta di Carignano (1552), iniziata dall’Alessi e completata dagli
allievi della sua scuola. L’interno si presenta assai luminoso a croce greca,
volta e cupola a cassettoni e ricorda il progetto del Bramante per la Basilica
di S. Pietro a Roma, e la chiesa della SS. Annunziata del Vastato, con la
facciata del XIX secolo opera del Barbino: l’interno barocco è assai fastoso,
ricco di marmi, ori, affreschi, stucchi e tele dei maggiori artisti genovesi del
XVII secolo. La cattedrale è intitolata a S. Lorenzo: si tratta di una
costruzione romanico-gotica con forti influenze francesi, con la lunetta
dell’ingresso principale che presenta Cristo benedicente entro una mandorla e
sotto il martirio di S. Lorenzo, l’interno è a pianta basilicale mentre la
cupola fu costruita nel XVI secolo su progetto dell’Alessi. La cappella di S.
Giovanni Battista è un trionfo di marmi gotici di Gagini (1450), così come
splendidi sono i reperti, quali il Sacro Catino di vetro verde (I sec. d.C.), la
Croce degli Zaccaria e l’Arca del Barbarossa, conservati nell’annesso
Tesoro. Praticamente una città di chiese.
Ma
non solo: Genova è nota anche per i suoi splendidi palazzi, a cominciare da
quelli spettacolari che fiancheggiano via Garibaldi. Si può cominciare da
Palazzo Spinola che, costruito nel
XVI secolo, fu ristrutturato nel XVIII. Affreschi e stucchi sono completati da
ceramiche, mobili e bronzi: oggi è sede della Galleria Nazionale omonima e
conserva opere di Antonello da Messina (“Ecce Homo”), Van Dyck, Reni e
Grechetto. Poi Palazzo Rosso: opera del Corradi fra il 1671 ed il 1677
per la famiglia dei Brignole-Sale, fu donato al Comune di Genova con la
sua collezione di opere d’arte dalla famiglia De Ferrari-Galliera nel 1874. Il
nome deriva dal colore della severa facciata: oggi vi è ospitata
un’importante quadreria che comprende capolavori del calibro dell’Ecce Homo
di Caravaggio e della Giuditta, una raccolta numismatica e di medaglie, disegni,
ceramiche liguri, stampe dal XVI al XX secolo e pesi e misure genovesi. Della
seconda metà del XVI secolo è Palazzo Bianco, dal colore della facciata così
modificato all’inizio del XVIII secolo in stile barocco. Anche qui è presente
un’importantissima raccolta di quadri, che Maria Brignole Sale, duchessa di
Galliera, donò insieme al palazzo alla città di Genova. Ne fanno parte opere
quali il S. Matteo e l’Angelo di Rubens e la Pietà dello Strozzi. Sempre nel
centro storico si trova Palazzo Doria Pamphili, modificato ed ampliato alla fine
del XV secolo, ha belle logge laterali prospettanti sul giardino e sul mare: fu
acquistato da Andrea Doria nel 1521; la sistemazione fu affidata a Perin Del
Vaga, che ha lasciato inoltre numerose opere ad affresco. Costruito nel XIV
secolo, Palazzo Ducale presenta oggi una facciata in stile neoclassico, opera
del Cantoni: da vedere le cappelle e le sale con decorazioni, stucchi ed
affreschi. Palazzo Reale, del XVII secolo, divenne residenza reale nel 1824:
modificato nel XVIII secolo da C. Fontana, è mirabile per gli arredi di alcune
sale, tra cui spicca la Galleria degli Specchi, con la sua volta affrescata da
D. Parodi. Ospita anch’esso un’importante quadreria, con la presenza del
Tintoretto e di Van Dick. In Palazzo Doria Tursi, ora sede del Municipio, sono
conservati numerosi cimeli di Cristoforo Colombo ed il violino di Paganini.
Mentre nella casa di Mazzini ha sede il museo del Risorgimento e l’Istituto
Mazziniano: armi, bandiere, uniformi, 200.000 documenti fra cui manoscritti di
protagonisti del Risorgimento quali Mazzini, Garibaldi e Mameli. Sempre in parte
dedicato al Risorgimento è il cimitero di Staglieno, costruito tra il 1844 ed
il 1851: vi è sepolto Mazzini e vi sono nuclei appartenenti al cimitero ebraico
ed a quello protestante, mentre sicuramente curiosa è la statua di Caterina
Campodonico, una venditrice di noccioline del secolo scorso, che con i suoi
risparmi si fece costruire il proprio
monumento funebre.
Altri sono i luoghi caratteristici: Porta Soprana, o di S. Andrea,
costruita nel 1155 nella cinta muraria contro il Barbarossa; nelle immediate
vicinanze si trova la casa di Colombo, una ricostruzione settecentesca della
casa in cui il viaggiatore trascorse la giovinezza, andata distrutta in un
bombardamento nel 1684. La punta più avanzata del sistema di difesa della città
era Forte Diamante, staccato dalle mura sul crinale dell’altura che controlla
le valli del Polcevera e del Bisagno. Isolato, ha intorno bastioni ad angolo
acuto, da cui il nome: fu costruito nel 1756-1758 dal De Cotte secondo un
progetto generale di difesa del maresciallo francese De Sicre, frutto di una
fase di transizione dalle forme francesi del Settecento alle esigenze
dell’esercito sardo degli inizi dell’Ottocento, quando fu rimodernato dal
Genio Militare Savoia.
Il Porto è il punto nodale della storia di Genova: da ogni lato è visibile la
Lanterna, faro costruito nel 1544, alto 127 m, simbolo della città.
Quanto scritto appare come un lungo elenco di monumenti, ma forse il monumento
migliore è la città vissuta, quella fatta dei caruggi, strade strettissime
che, come via di Prè, sono piene di negozi ben forniti di giorno e di malavita
la notte. Qui vicino è anche piazza S. Elena, dove è il mercatino più
conveniente della città.
Non lontano da Genova si trova Boccadasse, un piccolo borgo di pescatori che
conserva intatto il fascino di un luogo senza tempo, con piccole case dalle
tinte pastello sulla cui spiaggia sono ben posizionati i gozzi, le tipiche
barche liguri. Poi una ripida scalinata porta al capo di S. Chiara, a picco sul
mare con una folta e rigogliosa vegetazione, da cui si domina la spiaggia di
Vernazzola. Un altro dei luoghi panoramici della città è la collina di Righi,
su cui si trovano ancora i resti dei forti e delle torrette che dovevano
difendere la città dagli attacchi provenienti dall’entroterra: in cima si
arriva con una comoda funicolare ed il panorama che se ne gode è veramente
splendido, da Portofino, la Riviera di Levante, il promontorio della Riviera di
Ponente ed il Savonese, poi i monti dell’Appennino fino al mare.
Cosa mangiare a Genova? C’è solo l’imbarazzo della scelta! Si può
cominciare con il minestrone al pesto, o con i pansoti au preboggion, ravioli
alle erbe conditi con salsa di noci, le trofie e le diverse zuppe di pesce. Per
secondo, olte al pesce “in tutte le salse”, la cima, ovvero pancetta di
vitello farcita con carne, funghi secchi, piselli, pinoli, uova; coniglio alla
ligure, in casseruola con rosmarino, aglio, olive e pomodoro, e la fricassea di
pollo, piselli, pinoli, uova e succo di limone. Come dolce il panettone
genovese, i biscotti del Lagaccio ai semi di finocchio ed il latte fritto,
praticamente farina cotta e lavorata con latte, zucchero e scorza di limone. Il
tutto bagnato dai bianchi di Coronata e Polcevera. Da non dimenticare la sempre
ottima farinata di ceci, le focacce variamente farcite, la torta di zucca e la
torta pasqualina, con i suoi diciotto strati di pasta, imbottita con ricotta,
erbe o carciofi, e uova crude versate intere entro fossette.
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